Ricominciamo da 3

di Francesco Indovina

La riunione seminariale del 3 luglio di Sinistra e Libertà è stata importante, viva, intensa e partecipata. Peccato che il suo finale non sia stato degno del suo svolgimento. Ci sono due elementi della chiusura che sono poco convincenti ma che, si spera, l’iniziativa di base e di vertice potranno correggere.
Il primo riguarda la resistenza che si è (ancora) manifestata nel darci un minimo di organizzazione. Da più parti si è sostenuto che dovevamo iniziare ad organizzare  la nuova forza politica, molti interventi l’hanno sostenuto, si sono letti o fatti circolare  documenti locali che proponevano di partire dall’adesioni personali. Sembrava, questo, un giusto sbocco della riunione. Ma la formulazione del documento finale è rimasta vaga, una esortazione,  (anche se poi nei diversi  conciliaboli finali tra i compagni in molti si è deciso di effettuare anche un tesseramento provvisorio, che si configurasse come adesione a SeL). Perché questa reticenza? Perché nell’affabulazione finale tra i responsabili (stavo scrivendo i “capi” ma mi pare scorretto) i socialisti e i verdi si erano opposti ad una formulazione puntuale, la motivazione stava nei loro congressi. È stato proposto che nel rispetto delle loro esigenze si poteva giungere ad  una formulazione che dicesse “adesioni personali anche con doppia tessera temporanea”.  Proposta non votata ma rigettata di fatto per rispetto diplomatico verso le due citate forze, tra le proteste di molti compagni.
In questo episodio, che travalica il contingente, emerge una questione di fondo sulla convivenza all’interno di SeL, che merita di essere svelata non come dato polemico ma come regola di convivenza. Le esigenze di ciascuno (persona, gruppo, organizzazione, ecc.) devono essere  tenute in conto, ma di tutti i “ciascuno”, non ci possono essere  dei ciascuno più pesanti di altri. Allora, se fosse vero è innegabile che la maggior parte degli interventi avanzavano la proposta di passare ad una minima forma di organizzazione, questa esigenza, espressa,  meritava lo stesso rispetto di quella dei verdi e dei socialisti (tra l’altro mai esplicitata pubblicamente). A me pare che aver avanzata l’ipotesi dell’adesione personale con eventuale doppia tessera temporanea risolvesse le esigenze di tutti. Perché è stata rifiutata? Perché i verdi e i socialisti non sono stati attenti a rispettare l’esigenza di altrettanti (forse più numerose espressione) dei compagni che chiedevano una cosa diversa? Perché è prevalso l’interesse di parte contro quello generale?
A parte la questione di etichetta della “convivenza” che mi pare importante, va chiarito pena il fallimento di SeL che questa si fonda non già per ordine di scuderia o di organizzazione, ma per convincimento e adesione personale. Paradossalmente, lo dico per farmi capire, se i congressi dei due partiti decidessero di “non” sciogliersi  spero e mi auguro che sulla base dell’esperienza di questi mesi e dell’esigenza espressa da molti sulla “necessità” di SeL, molti compagni di quei due partiti scelgano di venire in SeL. Per altro se i due partiti come spero decidessero di “confluire” in SeL tale decisione non apre una “trattativa” (con chi poi?) ma soltanto dovrebbe indicare  agli aderenti di ciascuna organizzazione di aderire singolarmente a SeL. Ovviamente questo vale anche per gli altri movimenti, che mi pare si possa assumere che una decisione di questo tipo è stata già presa, ma vale soprattutto per quanti, che in buona fede e con impegno chiedono una passo indietro alle organizzazioni dei partitini, proprio questi che si spera siano una parte non modesta della nuova forza politica, hanno la possibilità di aderire non a qualcosa di definito, ma a partecipare con la loro scienza ed esperienza alla costruzione di un’ipotesi politica nuova (compresi la formazione dei nuovi e non scontati gruppi dirigenti).
Se non fosse così allora SeL sarebbe un’ennesima esperienza destinata al fallimento, cosa che non vogliamo e molti di noi cercheranno di non permettere.
L’altro elemento di insoddisfazione riguarda l’assenza di ogni decisione di messa a  punto di un meccanismo che portasse nel più breve tempo possibile e con ampia partecipazione  alla definizione (sempre revisionabile) di una carta dei principi di SeL e di una proposta politica-programmatica (le due cose sono diverse, tanto per fare un esempio mentre credo che  la “sostenibilità” faccia parte dei “principi” la scelta su l’”economia verde”o quella su quale energia alternativa promuovere fa parte della piattaforma politica programmatica).
Dalla tribuna del 3 luglio non sono mancati pressanti inviti a lavorare per la costruzione di una nuova carta di principi, a quale debbano contribuire tutte le esperienze dei compagni non per sommarli, non per mediare ma per costruire un “discorso nuovo”.  È stato detto che trattasi di un lavoro necessario, complesso e impegnativo, al quale tutti hanno il diritto e dovere di partecipare. Non si tratta di selezione le “teste” che devono fare questo lavoro,  ma piuttosto per garantire la massima partecipazione e un risultato all’altezza della complessità della questione, si frende necessaria una “regia”, in grado di articolare, registrare, ordinare e rinviare alla discussione i singoli contributi..
È prevalso lo spontaneismo (non la spontaneità) che non ha portato mai molto lontano, ma che anzi è un  germe pericolosissimo di divisione. Non si tratta di far fiorire cento fiori, che poi c’è qualcuno che ne taglia 99, ma di organizzare un lavoro serio e gravoso, che soprattutto eviti la cristallizzazione mostrando la capacità di mettere tutto sempre in discussione, e di offrire a tutti la possibilità di contribuire, di discutere, di costruire insieme un pensiero comune. Se questo lavoro non lo si organizza ma lo si lascia allo spontaneismo, avremo nuclei anche interessanti di elaborazione ma anche impermeabili, e sarà impossibile di fare lavoro comune di “costruire insieme”, uno scontro ideologico piuttosto che una nuova elaborazione.
Più facile, perché in parte dettata dalla contingenza, è la formazione di una piattaforma politica programmatica, più facile non significa senza ordinamento.
Ci si è lasciati dandoci un appuntamento al 13 settembre (o giù di li), ma ci si vedrà chi? Chi vuole? Chi ha tempo? Non pare che la prossima assemblea possa ripetere la formula della riunione al teatro Ambra Jovanelli.di questo inverno. Ma non pare che nessuno ci abbia pensato, o almeno non è stato oggetto di una qualche comunicazione. Un arrivederci non basta.
Questa mia nota non è uno sfogo, ma esprime una preoccupazione e vuole essere un invito a chi,  con fatica e abnegazione, si è assunta  fino ad oggi la responsabilità di portare avanti SeL, di considerare che hanno (e abbiamo) in mano un oggetto molto delicato, fragile, dai m0oltio nemici, che deve essere “gestito” con delicatezza, accortezza, riconoscendo le esigenze di tutti, ma organizzato ad uno scopo alto. Il fallimento di SeL, e non escludiamo che ciò sia possibile, non è il fallimento di un “gruppo dirigente”, è qualcosa di molto più grave: chiude la possibilità di ricostruire (rifondare) una polarità di sinistra che nei suoi fondamenti culturali e di metodo faccia i conti con l’elaborazione del movimento operaio, con le nuove culture politiche, con le trasformazioni della società e dei suoi soggetti; sarebbe il fallimento di molte  donne, uomini e giovani che hanno creduto che era possibile e necessario ricominciare.