RIGASSIFICATORE E IL RISCHIO SISMICO?

Siamo in un area ad altissimo rischio sismico ma chi ci governa nell’ imporci dall’alto certe scelte spesso, anzi sempre non ne tiene conto.

In particolare si riparla di ponte sullo stretto ma soprattutto di rigassificatore e forse presto anche di centrale nucleare.

Del resto il Governatore della Calabria Agazio Loiero, un anno fa durante una trasmissione televisiva (art. 21 su Telespazio) rispondendo ad una domanda sulla “desolazione e sul degrado” che sta interessando l’area circostante il Porto di Gioia Tauro ha risposto che (la desolazione e il degrado) non li vedeva come un fattore negativo perché tale situazione consentiva di potervi posizionare un impianto come il rigassificatore altrove difficilmente collocabile.

La Regione Calabria, con in testa il suo Presidente e il silenzio assordante della sua Giunta di centro sinistra, hanno infatti previsto di realizzare un rigassificatore da 12 miliardi di mc di gas, impianto considerato dalla Comunità Europea ad altissimo rischio di esplosione, tant’è che rientra nella Direttiva Seveso. Tutti noi abbiamo in mente le immagini dei disastri causati dalle esplosioni di bombole di gas da 18 litri, capaci di sventrare interi palazzi e per ultima la strage di Viareggio. E’ stato calcolato che una deflagrazione di una struttura simile a quella di Gioia Tauro devasterebbe un’area compresa in un raggio di 30/50 km.

Veniamo però tranquillizzati dai tecnici che ci parlano di strutture sicurissime e ad alta tecnologia, ma nessuno sembra considerare l’alto rischio sismico dell’area.

Infatti nessuno sembra avere più memoria degli storici sconvolgimenti tellurici della zona che imprevedibilmente si manifestano. Nel 5 febbraio del 1783 nella zona di Rosarno si formarono dal nulla 110 laghetti,le montagne e le valli cambiarono forma, si aprirono voragini e furono inghiottiti centri abitati, si formarono “laghi lunghi miglia” come ci riportano le numerose testimonianze . Ci riferisce il prof. geologo Dolomieiu , noto per aver legato il proprio nome alle Dolomiti, durante una sua visita in calabria nel 1784 per studiare il fenomeno :”la scossa terribile …durò 2 minuti; e questo breve spazio di tempo bastò per rovesciare tutto e distruggere tutto…Si sentirono nel tempo stesso delle concussioni, delle ondulazioni per tutti i  versi, dei bilanciamenti e delle specie di moti vorticosi veementissimi, onde niuno edificio potè resistere ..”Altra testimonianza del tempo dal prof.di liceo di Messina, Andrea Gallo:”aprironsi delle voragini e si inabissò in esse il terreno;e si disserrò in larghe fenditure il suolo e tramandò quelle sensibilissime fiamme e copia abbondante di fumo; si sgretolarono e caddero i monti;altri nei fiumi vicini e serrando a questi l’alveo del loro corso formarono dei torbidi laghi, e fangosi pantani, ed altri precipitarono nel mare, che chiudeva i seni…”Ci riferisce il dotto inglese reverendo Brian Hill: “nel distretto di Cosoleto un’ampia pianura chiamata Cineti affondò per 800 metri, formando una profonda valle, ed una casa fu spostata di 2 chilometri senza riportare alcun danno; in Santa Cristrina una vigna in cima ad una collina, ed un oliveto in pianura cambiarono di  posto, cosichè la vigna fu trasportata in pianura e l’oliveto in cima alla collina; Il 28 dicembre 1908, lunedì, alle ore 5,21 del mattino, nella piena oscurità e con gli abitanti in parte immersi nel sonno, un terremoto, che raggiunse il 10° grado della scala Mercalli, con epicentro nello stretto seminò morte e distruzione tra la popolazione calabrese e siciliana, Reggio e Messina furono rase al suolo e uguale sorte toccò a moltissimi altri paesi.La situazione si aggravò notevolmente per il sopraggiungere del maremoto, con onde alte 15 metri che penetrando dalle coste spazzarono tutto sul loro cammino. Molta gente perse la vita e chi sopravvisse perse tutto. Il  28 dicembre di quest’anno ricorrerà il triste centenario dell’evento disastroso. Il ricordo delle devastazioni di cui è capace la potenza incontrollata e incontrollabile della natura dovrebbe indurre alla riflessione sulla opportunità di andare ad installare impianti ad altissimo rischio di esplosione in tali  zone. Oggi tali scelte dissennate potrebbero essere ancora evitate. Scriveva H.Winburne Copeathon 1743- Colonia Della trinità 1803 ) un osservatore di fine 1700 in visita in Calabria nella piana di Gioia Tauro :”se il governo fosse più sollecito del bene comune che degli interessi particolari;se la giustizia fosse amministrata con maggiore onestà e imparzialità, queste fertili campagne potrebbero sollevarsi dall’attuale stato di desolazione”.

Invitiamo tutti i cittadini di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando a sottoscrivere la richiesta di Referendum popolare da presentare ai Commissari Prefettizi dei tre Comuni per ribadire che senza la gente non si decide niente. Referendum lanciato pubblicamente dal Comitato spontaneo già da metà giugno e per il quale comitati spontanei dei tra Comuni, sin da tale data, stanno lavorando con dedizione e coerenza. Si fa appello a tutta la popolazione della Piana ad essere presente alla conferenza conclusiva del 14 luglio 2009, ore 16,00, presso la sala consiliare del Comune di Gioia Tauro per dire si ad un modello diverso di sviluppo per la Piana.

Componenti del comitato

Giuseppe Rizzo, Renato Bellofiore, Jacopo Rizzo.