344 consulenti al Ministero dell’Ambiente

Sebastiano Caspanello

Tempo stretto Politica

09/10/2007

Politica & sprechi: 344 consulenti al Ministero dell'Ambiente. Carbone: «Sono stati ridotti, e comunque il nostro è un settore delicato»

Il presidente provinciale dei Verdi è delegato di Pecoraro Scanio all’emergenza rifiuti in Calabria: «La Regione ha deciso che in Sicilia l'emergenza è finita. Messina? Non si perda tempo inutile sulla discarica di Pace:

Gli sprechi della politica sono ormai quotidianamente nell'occhio del ciclone dell'opinione pubblica. Dalla “casta” di Stella e Rizzo al “V-day” di Grillo e la sua rete, la macchina politica che si muove ingombrante in tutta Italia è costantemente sotto accusa. L'ultima è quella del quotidiano La Repubblica, che punta l'indice sui 1253 tra esperti e consulenti attualmente a libro paga del governo Prodi. Tra questi, in particolare, stupisce la pletora di 344 consulenti che vanta il ministero dell'Ambiente presieduto da Alfonso Pecoraro Scanio. Un tipico esempio, secondo Repubblica, di spreco della politica. Tra i 344 c'è anche Andrea Carbone, presidente della Federazione messinese dei Verdi, il quale prova a “giustificare” un così folto numero di esperti.

«Il settore dell'ambiente è molto particolare – sostiene – ed è complesso l'insieme di ambiti in cui ci si muove: dai rifiuti all’impegno ecologico, dalla qualità della vita in senso lato alle politiche energetiche, giusto per fare qualche esempio. Vorrei chiarire, però, che il Ministero ha ridotto sensibilmente il numero dei consulenti rispetto al precedente Governo. Inoltre, avere tra questi esperti il premio nobel Carlo Rubbia, con il merito di averlo riportato in Italia dopo il suo “esilio spagnolo”, non credo si possa definire uno spreco, anche perché la sua consulenza è gratuita».

Dunque Carbone spiega quale sia il suo ruolo nello specifico. «Io mi occupo dell'emergenza rifiuti in Calabria, nonostante lì la situazione sia probabilmente migliore rispetto alla Sicilia». Due paradossi, dunque: il primo è quello citato proprio da Carbone, il secondo è che un messinese è consulente del Governo, ma si occupa della Calabria. Ecco perché. «La Regione Sicilia, su indicazione del governatore Cuffaro, ha deciso nel maggio 2006 che l'emergenza rifiuti era terminata, creando così l'Agenzia rifiuti. A quel punto la competenza ministeriale si è sensibilmente ridotta. Personalmente, in relazione alle tematiche locali, sono stati numerosi i miei interventi presso il Ministero, ma il fatto che in Sicilia non ci sia ufficialmente l'emergenza rifiuti riduce l'ambito d'azione».

Niente emergenza, dunque, almeno ufficialmente. Ma di fatto, a Messina, è così?

«Diciamo che Messina vive una situazione di forte sofferenza. Ho comunque apprezzato le politiche adottate sia dall'Ato che dall'assessore Squadrito. Si parla tanto di termovalorizzatori, ad esempio, ma i nostri amministratori si mostrano attenti a nuove tecnologie, meno inquinanti ma anche meno costose. Gradirei in particolare – aggiunge – che si smettesse di parlare della discarica di Pace, perché non è realizzabile. La soluzione Pace era consentita solo in casi emergenziali, e come detto l'emergenza non c'è più, dunque il regime legislativo è quello normale. Non si perda tempo, dunque, a discutere di un'ipotesi irrealizzabile come quella di Pace». Carbone dunque sintetizza quali sono i punti “deboli” della situazione ambientale messinese, quelli dove focalizzare l'attenzione: «Innanzitutto, la gestione delle Zps, poi il ciclo di smaltimento dei rifiuti, e ancora la gestione oculata del piano regolatore, per bloccare lo scempio edilizio. Dunque l'emergenza incendi, che abbiamo vissuto quest'estate, che richiede una maggiore attenzione alle colline e alla gestione dei parchi. Infine un occhio di riguardo al rischio di dissesto idrogeologico: sono bastate poche ore di pioggia perché in alcune strade si creassero situazioni problematiche».

Carbone dice qualcosa anche sul periodo politico particolarmente complicato che sta vivendo Messina, «un momento particolarmente difficile – dice – anche perché stavano per concretizzarsi alcune cose, come i poteri speciali o i fondi per l'area dello Stretto, che si attendevano da tempo. Un momento triste e per certi versi incomprensibile, ma che deve farci rimboccare le maniche per il futuro. Faccio appello alle forze sane di questa città affinché non si consenta più ai soliti affaristi di fare il bello e il cattivo tempo, e di impegnarsi attivamente in prima persona». Carbone non si sbilancia sui suoi movimenti in vista delle prossime elezioni. «Se ne parlerà con la federazione – afferma – sarà importante cercare di inserire una componente dei Verdi all'interno delle istituzioni».