Adesso vogliono cementificare anche la collina verde adiacente al Forte San Jachiddu

messina11Tra i piani quadro, dovrebbe infatti  essere riproposto quello riguardante il colle di San Jachiddu: un insediamento edilizio previsto su una superficie di quattro ettari (40 mila metri quadrati, quasi quanto l’intera cittadella fieristica!), nelle zone verdi adiacenti al Forte ottocentesco, oggi Parco ecologico gestito dalla cooperativa Scirin. Il piano quadro di iniziativa privata aveva avuto nell’ottobre 2006 il parere sfavorevole della X commissione e l’11 novembre dello stesso anno era stato bocciato dal consiglio comunale. Ma i proponenti hanno fatto ricorso al Tribunale amministrativo contro le decisioni dell’assemblea civica. E oggi il progetto sta per essere riproposto, probabilmente con qualche modifica. Ma le indiscrezioni che filtrano dal Palazzo riguardano anche altre zone della città. Ricordate Villa Roberto di Ganzirri e la grande superficie alberata adiacente allo splendido Parco? La nostra splendida città soffre, ormai da tempo, del non rispetto di alcun criterio edilizio: il prestigioso Sacrario di Cristo Re che un tempo la dominava, insieme al Santuario di Montalto, è stato inglobato in quintali di cemento appartenente a decine di orrende palazzine che ricoprono in maniera sconsiderata le colline circostanti. I danni compiuti sono irreparabili (fate caso proprio alla chiesa di Grotte, a Pace: il profilo paesaggistico “da cartolina” è irrimediabilmente compromesso dal “casermone” che incombe sul campanile della chiesa parrocchiale), le questioni della viabilità di accesso ai nuovi complessi, della protezione civile e del rischio sismico dovrebbero indurre tutti a un serissimo momento di riflessione. Ma con i fatti, non più solo con le parole. Sul cosa si possa fare nell’immediato politici e tecnici non hanno risposte chiare e univoche. Se ne sta dibattendo ormai da mesi e negli ultimi giorni il tema è stato ripreso durante due importanti occasioni di confronto: la presentazione delle linee portanti del Piano strategico “Messina 2020″ e il convegno-seminario organizzato dall’Ordine degli architetti sui temi della “democrazia urbana” e delle politiche territoriali per “la città del futuro”. C’è chi – come ha ribadito il vicepresidente della Regione, il neoassessore Nino Beninati – ritiene indispensabile l’approvazione di un nuovo Piano regolatore entro il 2012, a dieci anni dalla Variante che tanti disastri ha prodotto. C’è chi ritiene che oggi si possa agire subito – è la proposta dell’ex assessore all’Urbanistica Antonio Catalioto –, senza ledere i diritti dei privati, con la riduzione degli indici di fabbricabilità, alla luce del progressivo decremento della popolazione residente a Messina. C’è chi – lo hanno fatto le associazioni ambientaliste, con un esposto-denuncia presentato alla Procura della Repubblica – invoca la sospensione del Piano regolatore, ritenendolo illegittimo perché l’intera Variante avrebbe dovuto essere sottoposta alle procedure di Valutazione di incidenza ambientale previste dalle direttive sulle Zone a protezione speciale e sui Siti di interesse comunitario. Qualcosa bisogna pur fare. E soprattutto vanno rimossi quei dirigenti, tecnici, funzionari e progettisti che hanno messo la loro firma sulle attuali vergogne di Messina. Senza ovviamente dimenticare le gravissime responsabilità di numerosi tra amministratori e consiglieri succedutisi in quest’ultimo decennio.

Fonte: Gazzetta del Sud

Autore: Lucio D'Amico