Via D’Amelio, la strage tutta da riscrivere. 17 anni dopo

di S.I.

Alla procura della Repubblica di Palermo e di Caltanissetta si lavora con tanta alacrità, come se la strage in cui fu ucciso Paolo Borsellino fosse stata compiuta nei mesi scorsi. Sono passati invece 17 anni (per via D'Amelio l'anniversario cadrà domenica prossima) e nulla sembra come prima, la strage sembra tutta da riscrivere e qualche decina fra piemme, giudici e investigatori smentita. In più alcuni ergastolani condannati soltanto per la strage e considerati boss di primo piano di Cosa nostra potrebbero riottenere la libertà e le scuse (con relativo milionario rimborso per ingiusta detenzione) dello Stato. A tutto ciò si aggiunge che Salvatore Borsellino, fratello del magistrato, insiste nel sostenere che il vice presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, ministro da pochi giorni all'epoca della strage di Via D'Amelio, era a conoscenza della trattativa e del relativo " papello" (il presunto documento in cui sarebbero state contenute le condizioni dettate da Salvatore Riina al governo per sospendere le attività stragiste). In più le "rivelazioni" del "dichiarante" Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che da giorni sui quotidiani fa intendere di aver parlato proprio del ruolo del vicepresidente del Csm con i magistrati di Caltanissetta e promette , addirittura, di consegnare l'originale del "papello", danno un quadro della situazione quantomeno esplosivo.

I magistrati di Caltanissetta sono alle prese con il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, il killer di don Puglisi, da oltre un anno. L'ex vice capo del mandamento di Brancaccio, infatti, sta riempiendo pagine e pagine di verbali raccontando la sua vita criminale e quella di alcune famiglie di Cosa Nostra protagoniste delle "stragi" che nei primi anni novanta insanguinarono l'Italia. Spatuzza, fra l'altro sostiene, ed è ciò che fa saltare la "verità" finora raccolta negli atti giudiziari, che fu lui a rubare la 126 Fiat che imbottita di tritolo fu utilizzata per l'attentato del 19 luglio 1992 in via D'Amelio e di avere ricevuto l'incarico dai fratelli Filippo e Giuseppe Graviano. Ha indicato ai magistrati di Caltanissetta il luogo esatto dove l'auto fu rubata. Una ricostruzione accertata oggi come vera ed originale dai magistrati di Caltanissetta guidati da Sergio Lari. Ma che sconfessa Vincenzo Scarantino. L'ex pentito che sta scontando 18 anni - e che si autoaccusò del furto, salvo, successivamente, ritrattare tutto - , raccontò (e la sua verità è stata fatta propria anche dalle sentenze della Cassazione), invece, di avere incaricato del furto dell'auto due balordi, su input del boss Salvatore Profeta: un tossicodipendente a cui vendeva la droga, Salvatore Candura (che oggi collabora con la giustizia e che ha confermato le nuove rivelazioni di Spatuzza), e Luciano Valenti.

Scarantino successivamente ritrattò tutto e accusò magistrati e investigatori di averlo "addestrato". Alcuni magistrati all'indomani di queste accuse furono inquisiti dalla procura di Catania, ma la vicenda si chiuse con una archiviazione perché Scarantino puntualizzò che non si riferiva ai magistrati di Caltanissetta. Ma le "verità" processuali non cambiarono. Anche Giovanni Brusca, uno dei pentiti più accreditati da diverse procure, ha sollevato più di un dubbio e in due occasioni. La prima nel corso di un processo a Catania sulle "stragi", qualche anno fa dichiarò: "Ci sono innocenti in carcere per l´eccidio di via D´Amelio". La seconda quando riferì di aver chiesto a Totò Riina se "quelli si sono fatti sentire" (cioè se Aglieri e il vicecapo del mandamento Carlo Greco avessero o meno partecipato alla strage) e di aver avuto per risposta: "non li ho chiamati e non si sono fatti sentire". Ad aggiungere "dubbi" e riserve le dichiarazioni rese a "La Stampa" dall'ex piemme, "in applicazione", di Caltanissetta Ilda Boccassini. Il magistrato ha sostenuto che le dichiarazioni di Scarantino non l'hanno mai convinta, tanto è vero che prima di lasciare, per scadenza dell'incarico, la procura nissena, nel '94 in dieci pagine di verbale espresse tutte le sue riserve.

Verbale del quale avrebbe ancora copia ma del quale non c'è più traccia a Caltanissetta. A far dubitare dell'attendibilità di Scarantino già nel '94, secondo la Boccassini, furono le dichiarazioni del "pentito" su presunti mandanti le "stragi": Fininvest, Marcello Dell'utri ecc... Tesi, invece, alle quali diedero spazio alcuni suoi colleghi che si occupavano delle indagini su via D'Amelio: i piemme Nino Di Matteo e Anna Maria Palma (oggi consulente della commissione parlamentare Antimafia). La dichiarazioni di Spatuzza ridanno vigore alla tesi degli avvocati di alcuni dei condannati all'ergastolo per la strage. "Stavamo preparando tutti i documenti per chiedere la revisione del processo Borsellino bis. Lo avevamo deciso da tempo. Ora ci si è fermati in attesa di leggere le dichiarazioni dei nuovi pentiti ed in particolare di Spatuzza". Ha detto al VELINO Rosalba Di Gregorio, legale di Pietro Aglieri, ex capo del mandamento Santa Maria di Gesù- Guadagna, accusato con altri dell’attentato in cui furono uccisi Paolo Borsellino e gli uomini della scorta. De Gregorio spera di riaprire il processo, quella parte almeno che per le "rivelazioni" di Scarantino, portò alla condanna all'ergastolo di Aglieri e di altre cinque persone (Gaetano Murana, Cosimo Vernengo omonimo del presunto boss, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino e Giuseppe Urso detto “Franco”), queste ultime considerate vicino al capo mandamento e condannate definitivamente, soltanto per la strage di Via D'Amelio, all'ergastolo e che, secondo le nuove rivelazioni di Spatuzza, non c'entrerebbero nulla.

Quanto al presunto incontro fra Borsellino e Mancino al Viminale, il 1 luglio del '92, e cioè lo stesso giorno in cui quest'ultimo si insediava al ministero, il vicepresidente del Csm si è sempre difeso: "Non ho precisa memoria di tale circostanza, anche se non posso escluderla. Era il giorno del mio insediamento, mi vennero presentati numerosi funzionari e direttori generali. Non escludo che tra le persone che possono essermi state presentate ci fosse anche il dottor Borsellino. Con lui però non ho avuto alcuno specifico colloquio e perciò non posso ricordare in modo sicuro la circostanza". Smentendo così il fratello del magistrato che continua a indicare in quell'incontro l'occasione in cui i due parlarono del "papello" o comunque della trattativa fra Cosa Nostra e lo Stato. I magistrati di Palermo per saperne di più su questa vicenda recentemente hanno ascoltato l'ex ministro dell'Interno Vincenzo Scotti, predecessore di Mancino, e il presidente del Consiglio dell'epoca Giuliano Amato. Quanto poi a Massimo Ciancimino e a cosa abbia rivelato di nuovo su questo presunto incontro non si sa, nulla è stato fatto trapelare, nè tanto meno il padre avrebbe lasciato tracce scritte. Non risulta, infatti, nessun documento su questa vicenda. Fra le carte che riempiono 20 scatoloni sequestrati nel corso di una perquisizione in un magazzino di Ciancimino, in Via Margherito Brindisi, il 17 febbraio del 2005, nessuna conterrebbe riferimenti all'incontro Borsellino Mancino.

Fra i documenti sequestrati nel corso della perquisizione effettuata dalla Guardia di Finanza e dai carabinieri nei locali del magazzino e della casa di Ciancimino a Palermo, invece, molti estratti di conto corrente, documenti societari, e le memorie dell'ex sindaco. In più il Libro "Le Mafie" che comunque era già stato consegnato da Vito Ciancimino ai magistrati fin dal '93, l'appunto "I Carabinieri" di 13 pagine anch'esso consegnato ai magistrati, un saggio sulla " Rinascita della Sicilia", e una parte di foglio A4 contenente la minaccia a Silvio Berlusconi di mettere a disposizione una delle sue reti televisive. Nel verbale di perquisizione firmato dai finanzieri e dai carabinieri nessun accenno alla presenza di una cassaforte che , secondo Massimo Ciancimino non sarebbe stata aperta dalle forze di polizia e che avrebbe custodito il famoso "papello" che, poi, egli avrebbe nascosto in un luogo segreto. "Papello" che ha promesso consegnerà presto ai piemme di Palermo.

(Fonte: Il Velino.it)