Commemoriamo oggi un Uomo anche nella nostra città: iniziativa del ‘Comitato Cittadino “100 Messinesi per Messina 2MILA8”

di S.I.

Il Comitato Cittadino “100 Messinesi per Messina 2MILA8”, sin dal suo insediamento (28 gennaio 2008) ha intrapreso numerose iniziative finalizzate alla riscoperta della “messinesità perduta” (di cui si sente fortemente bisogno) ed a promuovere, soprattutto tra i giovani, i valori della solidarietà e della legalità. In quest’ambito, il Comitato – considerato che oggi, 21 luglio 2009 ricorre il trentesimo anniversario della morte di Giorgio Boris Giuliano, messinese di adozione, Vice Questore e Capo della Squadra Mobile di Palermo, ucciso nel 1979 dal mafioso Leoluca Bagarella, con sette colpi di pistola alle spalle – ha deciso di ricordare questo eroe civile, che ha seguito il percorso di formazione a Messina, con una commemorazione pubblica in onore di questo valoroso funzionario di Polizia, che, con la Sua personalità ed il Suo esempio, ha illuminato la Sicilia e l’Italia, meritando giustamente di essere considerato anche patrimonio di Messina.

Giuliano, infatti, ha vissuto nella nostra città gli anni della formazione scolastica, frequentandovi le scuole di ogni ordine e grado fino alla prestigiosa laurea in Giurisprudenza, conseguita presso il nostro Ateneo. Per questo Messina ne è la memoria storica perché qui vivono i suoi compagni di scuola, di università, di attività sportiva (pallacanestro, calcio, ginnastica artistica) che testimoniano il grande spessore morale e civile, di cui era dotato questo valoroso funzionario di polizia.

L’ iniziativa della Commemorazione pubblica (articolata in diversi momenti), oltre a mettere in rilievo gli ideali ed i valori cristiani del funzionario di polizia Giorgio Boris Giuliano, vuole risvegliare la coscienza civile della nostra comunità, che, a nostro avviso, non sempre ha saputo dare – come avrebbe dovuto – il giusto riconoscimento a chi ha donato la propria vita per la collettività.

Questo evento, tra l’altro, è stato progettato d’intesa con l’Amministrazione Comunale di Messina per la riqualificazione di Largo Risorgimento (meglio Conosciuto come Piazza Don Fano) oggi adibito a parcheggio, e che a partire dal 21 luglio 2009 sarà destinato a isola pedonale con nome di “Piazza delle Memorie”, centro d’incontri socio culturali e di animazione del tempo libero, finalizzati ad una maggiore partecipazione alla vita cittadina, all’affermazione dei valori prioritari, al rispetto della legalità, a rimuovere gli ostacoli che, di fatto, impediscono lo sviluppo armonico di una civile convivenza.

Per la sua dimensione etica, socio-politica e culturale, la manifestazione verrà segnalata, in tempo debito, alle competenti autorità nazionali perché Messina venga candidata ad essere selezionata quale capitale della Cultura nell’anno 2019, come già stabilito dagli organi decisionali dell’UE.

Commemorazione Pubblica in Memoria di Giorgio Boris Giuliano

Dale ore 8 e 1o, nello stesso orario in cui fu ucciso Giorgio Boris Giuliano, sarà tenuto un momento di silenzio, nel rispetto del cerimoniale istituzionale previsto per circostanze del genere, nelle Questure di Messina, Palermo e Venezia (dove oggi è Capo della Polizia di Stato il figliuolo Alessandro) e nelle Caserme della Pubblica Sicurezza di queste tre città e in quella di Piazza Armerina (città natale di Giorgio Boris Giuliano). Nei sopra elencati edifici, ove fosse possibile, si proporrà di tenere la bandiere a mezz’asta fino alla mezzanotte.

Dalle ore 10 e 30, convocazione in  “seduta aperta” del Consiglio Comunale di Messina, per ricordare Giorgio Boris Giuliano, Funzionario di Polizia, Messinese di adozione, ucciso dalla mafia per le sue iniziative investigative acute e rigorose. Sono previsti interventi di rappresentanti delle Istituzioni.

Tra le ore 16 e le ore 17 e 30, sarà attuata l'iniziativa “Un Canestro per Boris”, in ricordo delle gesta sportive di Giorgio Boris Giuliano, grande campione di Basket.

Dalle ore 17 e 45, cerimonia organizzata nel cortile dell’is. 92 di Via G. Natoli, ove Giorgio Boris Giuliano è vissuto in un periodo della sua permanenza a Messina e ove ancora è vivo e toccante il suo ricordo. Verrà deposta una corona di fiori, piantumato un alberello d’ulivo e scoperta una lapide alla memoria.

Dalle ore 17 e 45, un Corteo per Largo Risorgimento (meglio conosciuto come Piazza Don Fano), si svilupperà attraverso il seguente itinerario: Via G. Natoli, via Trieste, Via E. Geraci, Via Risorgimento.

Alle ore 19 e 45, la Commemorazione Pubblica in memoria di Giorgio Boris Giuliano, con interventi secondo una scaletta da concordare con le altre Istituzioni che collaborano al progetto, nel rispetto del cerimoniale d’occasione. “Racconto corale” del profilo umano e professionale del poliziotto eroe attraverso il ricordo di chi lo ha avuto a fianco nell’impari lotta per la legalità e attraverso i sentimenti che esprime un pezzo di città che lo ha amato come uomo esemplare.

Dalle ore 21, sempre in Largo Risorgimento, la presentazione, in contemporanea con quanto avviene nel ricordo tributato a Boris Giuliano sia a Palermo che a Piazza Armerina, del filmato “Sopralluoghi per il docu-film su un poliziotto ucciso”, scritto e diretto da Roberto Greco e Valeria Siracusa, prodotto col patrocinio dell’ANM, della Questura di Palermo, del Comune di Piazza Armerina, della Fondazione “Progetto e legalità".

Per ulteriori informazioni: Comitato Cittadino '100 Messinesi per Messina 2MILA8'

Via Caltanissetta, 8/A – 98149 MESSINA - tel. fax 090 710625 / 340 9868569

Giorgio Boris Giuliano (Piazza Armerina, 22 ottobre 1930Palermo, 21 luglio 1979) è stato un poliziotto italiano, investigatore della Polizia di Stato e capo della Squadra Mobile di Palermo.

Diresse le indagini con metodi innovativi e determinazione, facendo parte di una cerchia nei fatti isolata di funzionari dello Stato che, a partire dalla fine degli anni settanta, iniziarono un'autentica lotta contro la mafia dopo che, nella deludente stagione degli anni sessanta, troppi processi erano falliti per mancanza di prove.

Venne ucciso dal mafioso Leoluca Bagarella, che gli sparò sette colpi di pistola alle spalle.

Brillante e determinato investigatore, Giuliano fu nominato capo della Squadra Mobile di Palermo al posto di Bruno Contrada, suo amico fraterno poi accusato di collusione con la mafia. Delle molte vicende delle quali si è occupato, quella intorno alla quale si imperniano tutti gli interrogativi sui motivi della sua uccisione è certamente la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro.

Improvvisamente, infatti, nel 1970 il De Mauro scomparve nel nulla, e del caso furono interessati gli alti comandi palermitani ed i migliori investigatori della Polizia (Boris Giuliano) e dei Carabinieri (Carlo Alberto Dalla Chiesa). Giuliano interpretò l'indagine con molta partecipazione, ben deciso a portarla sino in fondo, incontrando sul suo cammino molti e diversi percorsi, tanti articolati scenari e numerosi possibili moventi.

De Mauro aveva avuto un passato alquanto animato e viveva un presente non meno vispo: repubblichino in gioventù, aderì alla Xª Flottiglia MAS e restò in ottimi rapporti col suo comandante, Junio Valerio Borghese; dopo essere stato giornalista presso la testata dell'Eni, "Il Giorno", si interessò degli interventi di Enrico Mattei nella politica siciliana (con quella che è nota come "Operazione Milazzo") e, dopo essere stato assunto al quotidiano "L'Ora" (si è detto, per interessamento di Mattei) iniziò un'attività di cronista investigativo sulla mafia, quantunque slegata dalla linea editoriale e perciò per suo conto. Scomparve dopo aver promesso al regista Francesco Rosi, che stava realizzando un film sulla vita di Mattei, notizie importanti, tali da potergli far guadagnare, aveva detto alla figlia, una "laurea in giornalismo".

Interessandosi all'Operazione Milazzo, De Mauro aveva sottolineato che l'intervento di Mattei aveva insediato un governo regionale che, alla prima occasione, con una legge speciale favorì in modo smaccato i potentissimi esattori Nino ed Ignazio Salvo, considerati vicini alla mafia che, sempre più certamente, si occupò poi di eliminare lo stesso Mattei. Forse De Mauro aveva documenti su questo coinvolgimento, quando promise a Rosi. O forse aveva indagato in altre direzioni, ad esempio sui traffici di droga o sulle connessioni fra la mafia ed il potere. Dulcis in fundo, De Mauro era scomparso, con una singolare coincidenza temporale, nel momento in cui il suo vecchio Comandante Borghese, in onore del quale aveva chiamato una figlia Junia e col quale comunque era rimasto in contatto, andava allestendo il noto tentativo di colpo di stato, il famoso "golpe dei forestali".

Mentre i Carabinieri si indirizzavano su piste legate al traffico di droga, sul quale De Mauro poteva effettivamente aver avuto, ma soprattutto "cercato" informazioni, Giuliano, insieme ai magistrati, approfondì la pista dell'attentato a Mattei e finì con l'indagare l'ambiguo avvocato Vito Guarrasi, uno strano individuo che aveva preso parte in un ruolo mai chiarito anche all'armistizio di Cassibile. Il Guarrasi, che in vita sua fu indiziato di molte cose, ma mai nulla più che indiziato, pur non volendolo, diede a Giuliano ulteriori spunti che l'accorto investigatore avrebbe approfondito in seguito per altre indagini.

Giuliano ebbe infatti ad occuparsi di droga, parallelamente a Dalla Chiesa, sebbene non in relazione al caso De Mauro, ed arrivò a scoprire il nascondiglio (vuoto) del latitante Leoluca Bagarella, in via Pecori Giraldi a Palermo, nel quale si trovava un ingente quantitativo di stupefacenti. Cercando di inseguirlo attraverso i flussi di denaro collegati al traffico, si imbatté in un libretto al portatore contenente qualche centinaio di milioni di lire, che apparteneva a Michele Sindona, il quale sotto falsa identità si trovava in quel periodo in Sicilia avendo inscenato un falso rapimento.

Dopo essersi incontrato con Giorgio Ambrosoli, che stava per liquidare la banca di Sindona (e che fu anch'egli poi ucciso, solo una decina di giorni prima di lui), pare che Giuliano abbia cercato di organizzare un'apposita indagine sul banchiere.

Nel 1979, Giuliano aveva dunque esperito indagini sulla mafia, sul traffico mafioso degli stupefacenti, sui rapporti fra mafia e politica, sul caso Mattei, sul caso De Mauro, su Sindona ed il suo falso rapimento, e forse ancora su altre vicende che a queste dovevano collegarsi.

Il 21 luglio, mentre pagava il caffè che aveva preso in un bar di via Notarbartolo, a Palermo, Leoluca Bagarella gli sparò, a distanza ravvicinata, sette colpi di pistola alle spalle, uccidendolo.

Probabilmente dalla maggioranza degli osservatori, è stato posto in relazione l'assassinio del capitano dei Carabinieri Emanuele Basile, ucciso a Monreale pochi mesi dopo, alle indagini che stava svolgendo in ordine all'attentato di cui era stato vittima Giuliano. Ciò, va detto, contrasta con alcune risultanze processuali, o perlomeno con talune asserzioni incidentalmente considerate attendibili in procedimenti di altra materia, per le quali si vorrebbe che entrambi siano stati uccisi per aver indagato su alcuni piccoli esponenti della mafia rurale. Secondo la versione giudizialmente accreditata - par di desumere - nonostante Giuliano si sia occupato di alcuni fra i misteri più intricati e gravi della storia repubblicana, sarebbe morto per il fastidio arrecato ai piccoli capizona di Altofonte, paesino dei dintorni di Monreale.

Secondo molti osservatori, con Giuliano si spense un grande talento investigativo, un onesto funzionario di polizia che nel suo ruolo fu una grande personalità delle istituzioni, il cui ricordo, come accade anche per altri suoi colleghi di analogo destino, non è adeguatamente onorato, ed anzi particolarmente lasciato all'oblio. Gli interrogativi sul reale movente del suo assassinio restano tuttora aperti, non considerandosi in genere altro che una coincidenza la sua perpetrazione ad opera di un mafioso da lui indagato. Né vi sono verità giudiziarie capaci di stabilirne senza alimentare dubbi.

Pare assai probabile che Giuliano stesse per scoprire qualcosa di importante, ed è forse in quella scoperta ormai perduta che cadde per servizio.

Successore di Boris Giuliano, come capo della squadra mobile, sarà Giuseppe Impallomeni (tessera P2 n. 2213), precedentemente allontanato dalla mobile di Firenze per un giro di tangenti, e inopinatamente, dal 309° posto della graduatoria dei vicequestori aggiunti, era passato al 13° posto, fatto che gli consente di prendere il comando della Mobile di Palermo. Questore del capoluogo palermitano diventa Giuseppe Nicolicchia, di cui verrà rinvenuta, tra le carte di Castiglion Fibocchi, la domanda di affiliazione alla Loggia di Gelli.

(Fonte Wikipedia)