L’Incubo chiamato Sud

di Giannino Romaniello

I dati emersi, in occasione della presentazione del rapporto Svimez, confermano quanto da tempo la Sinistra va affermando circa la inadeguatezza delle politiche messe in atto sia dal governo precedente,  che da quello attuale in  favore del mezzogiorno.


Il peggioramento dei dati su investimenti, occupazione, tasso di attività e livello di accesso  alla formazione (sono 5 anni che in modo progressivo diminuiscono gli iscritti alle università), sono  riconducibili alla difficile fase di crisi generale dell’economia, ma prima di tutto alla politica nordista dell’attuale governo.
Purtroppo, si consolida nella opinione generale del paese l’idea di un Sud sprecone ed incapace di rendere produttive ed efficaci l’uso delle risorse, a partire da quelle rivenienti dai fondi europei. Una opinione dovuta anche a comportamenti e modalità di funzionamento della P.A. del sud e in primo luogo alla scarsa qualità di governo delle forze politiche che amministrano regioni ed enti locali del Sud. I dati più significati a tal riguardo,  sono quelli sul giudizio che le popolazioni danno sulla qualità di servizi quali la sanità, la scuola, i trasporti, per non parlare dei forti ritardi nell’applicazione di normative nazionali ed europee su energia e rifiuti.
Tutti indicatori che se confrontati con il resto del paese, confermano un incremento significativo del divario già esistente fra nord e sud che, invece, negli anni 1998-2002 erano di segno opposto. Inoltre, è emerso con nettezza che c’è stato sia un dirottamento di risorse già assegnate al Sud verso il Nord del paese ( i fondi FAS sono solo una parte)e sia il prosieguo di una strategia nordista di grandi enti e strutture pubbliche per quanto attiene agli investimenti (pochi in generale). Gli esempi più eclatanti riguardano strade e ferrovie.
In sintesi, possiamo affermare che non solo il mezzogiorno non c’è nell’agenda delle priorità del governo, ma anche che le stesse forze politiche di opposizione presenti in parlamento, non sono in grado di rifar diventare il tema dello sviluppo del sud questione nazionale, costringendo tutti (governo, imprese, sindacati, regioni) a misurarsi con quella che potrebbe diventare una nuova emergenza sociale che va oltre il tema del lavoro e delle povertà  che già attualmente, rendono drammatica la condizione di migliaia di famiglie. La sinistra, quella che nel paese e nel sud parla di nuovo centro sinistra, ha il dovere e quindi l’ambizione di far diventare, a partire dal sud, il tema della qualità dei governi, dell’uso trasparente delle risorse e delle opportunità, a partire da quelle di lavoro,  punti centrali di confronto politico fra le forze politiche e nel rapporto diretto con i cittadini. Il futuro del mezzogiorno dipende dalle scelte nazionali, ma anche da un nuovo protagonismo del mondo del lavoro, dell’impresa e delle classi dirigenti del sud.