La psicoanalisi di fronte all’identità

di Sarantis  Thanopulos

Visto in una prospettiva psicoanalitica il senso dell'identità appare profondamente antinomico, diviso com'è tra il senso di appartenenza (il legame identitario con un luogo, con un'istituzione, con un gruppo), che affonda le sue radici nell'inconscio e nell'indifferenziazione, e il senso di cittadinanza, che definisce l'individuo come membro consapevolmente differenziato e responsabile della società civile. Quest'antinomia non riproduce la differenza tra personale (privato) e sociale (pubblico). La personalizzazione (che è sempre personalizzazione del desiderio) attraversa ugualmente appartenenza e cittadinanza, si costituisce come elemento di unificazione all'interno della loro congiunzione antinomica.
La cerniera della strutturazione antinomica del senso d'identità è l'identificazione isterica, il costituirsi contemporaneo dell'identità sia attraverso la differenza sia attraverso l'identificazione con l'altro. Le identità, soggettività, altre da sé con cui stabiliamo relazioni di desiderio definiscono la nostra particolarità nel punto del suo incontro con l'esperienza universale. L'altro è fatto della nostra materia, il segreto della nostra soggettività è a doppia mandata.
Lucio Russo nel suo ultimo libro Destini delle identità affronta il problema dell'identità da una prospettiva psicoanalitica insieme rigorosa ed elegante. Essere e divenire costituiscono l'asse privilegiato della fondazione del suo discorso. A partire dalla metafora hegeliana del boccio che si trasforma in fiore e poi in frutto, senza che questi diversi stati dell'essere perdano la distinzione dal loro divenire, egli definisce la costituzione del sentimento dell'identità come «accoppiamento generativo» di questi due elementi.
Impostando una visione binoculare delle vicissitudini delle identità, che colloca tra l'essere e il divenire, Russo interroga tre modelli psicoanalitici di funzionamento psichico: il primo individua due aree psichiche tra loro opposte ma collegate, l'area dell'identificazione primaria del bambino con la madre e l'area delle identificazioni più evolute, simboliche e del legame sociale. Il secondo si riferisce alla funzione della madre come specchio, nel suo doppio statuto di rispecchiamento dell'esistenza del figlio e di buco in cui l'esperienza di quest'ultimo rischia di dissolversi nel tempo e nello spazio dell'altro. Il terzo modello congiunge identificazione e meccanismo di condensazione (la riduzione di un insieme di rappresentazioni in una a partire da un elemento comune). Il soggetto prende in prestito tratti parziali di altre personalità, con le quali è in relazione affettiva, e li fa confluire in una immagine di sé riconoscibile socialmente.
Il legame originario sensoriale tra il bambino e la madre è la matrice del senso di identità, che trasforma i dati sensibili dell'esperienza del loro incontro in immagine (rispecchiata) di sé e immagine dell'altro. L'immagine diventa il materiale identitario per eccellenza, il connettivo tra il corpo e la parola che lega l'identità primaria derivante dall'esperienza sensoriale all'identità sociale mediata dal linguaggio. Strettamente connessa alla funzione del rispecchiamento, l'immagine ne resta, al tempo stesso, fuori, si costituisce come «ombra del riflesso», un livello complementare a quello dello specchio, che contribuisce fin dall'inizio in modo indipendente alla formazione del senso d'identità. Russo parla di «immagini viventi che invece di formarsi nei riflessi dello specchio, sono esse stesse veggenti; invisibili, esse guardano l'essere dell'uomo ed accompagnano nella ripetizione di gesti primordiali la strutturazione dell'identità».
Una parte del sentimento d'identità resta fuori dal tempo. Il processo identitario se da un lato procede, visibile, nel tempo cronologico e sociale, da un altro lato elude la successione temporale immerso nell'atemporalità dell'inconscio. Le nicchie identitarie che, indistruttibili, si annidano nel tempo infinito e continuo, assenti e invisibili nella vita sociale, sono anche il luogo della trasmissione di elementi identitari che provengono dalle generazioni precedenti. Sono elementi che ripetono inconsciamente forme antiche e superate di vita, «che sopravvivono al di fuori dei ricordi e della coscienza storica». Per descrivere l'identificazione isterica con l'altro (in cui il tempo discreto, lineare convive con il tempo continuo, circolare) Russo usa il paradosso dell' attore, facendo riferimento al libro di Diderot. Sulla scena teatrale l'attore si sdoppia: «rimane se stesso usando la forza dell'intelletto e, mentre annulla la propria sensibilità, accoglie quella dell'altro». Se l'identificazione isterica perde la sua elasticità e si irrigidisce, di modo che l'identificazione con l'altro prevale sulla relazione con lui, il soggetto tende a catturare l'altra identità, e l'attore diventa impostore.
L'impostura isterica mantiene il soggetto in un ambito in cui l'alterità è ancora riconosciuta. Il cedimento della cerniera isterica dell'identità, produce, invece, una rottura nell'articolazione tra il Sé personale (vero Sé: la dimensione spontanea, autentica dell'esperienza) e il Sé sociale (falso Sé: l'adattamento, a tratti compiacente, nei confronti dell'ambiente sociale). A un polo estremo della patologia, ossia nelle psicosi il sé sociale si confonde con la persona reale, alienandola e oscurando il nucleo più vero e autentico della sua esistenza.
Uno spazio centrale del libro è occupato dalla questione della bisessualità psichica, base unitaria dalla quale si sviluppano gli assi identitari del maschile e del femminile e si raggiunge il riconoscimento della differenza dei sessi. Due diversi dimensioni della bisessualità sono indicate. La prima, si organizza attorno al fantasma negativo di un genere neutro, né maschile né femminile, che compromette il raggiungimento di un'identità sessuata e supporta una comunione de-sessuata, narcisistica, con la madre; la seconda, poggia su un fantasma positivo, essenzialmente ermafroditico, sia maschile sia femminile, che apre la strada all'identificazione con l'altro sesso e al suo riconoscimento.

l manifesto