Di Traverso!

di Francesco Indovina

L'avvocato Maria Stella Gelmini
Ben fatto; la graduatoria delle università è stata fatta, certo con dati di sei anni fa, non è proprio una meccanismo che si presenta come efficiente. Ma c'è di più la sua efficacia può essere messa in discussione.
I criteri di valutazione sono impropri, come dire che il sistema sanitario è migliore se nella popolazione della sua circoscrizione ci fossero più centenari. Continuando sempre con la similitudine sanitaria sarebbe bene che l'industria farmaceutica abbandonasse la ricerca sulle malattie più rare e si concentrasse su quelle più redditizie (come di fatto fa ed è per questo molto criticata).
L'idea che i problemi dell'università, che ci sono e sono gravi, potessero essere risolti tagliando i fondi ad alcuni e premiando altri è proprio un'idea stupida. Ecco la bandiere della meritocrazia alzata e male usata. Il ministro si rifiuta di fare un esame serio dello stato dell'università, anche perchè il suo modello è la privatizzazione e quindi più ne penalizza, più facile può realizzare il suo disegno.
L'Italia, come è noto ha un bassissimo numero di laureati, ma anche la strumentazione meno adeguata per sostenere gli studenti, il diritto allo studio è un'affermazione letteraria ma non una politica. I più cari libri di testo, spesso con biblioteche sfasciate, con pochi testi e con pessima organizzazione. La più disarticolata organizzazione didattica, colpa delle università stesse, ma l'indicazione del ministro di tagliare i corsi di laurea con “pochi iscritti” rischia di essere peggiore del male, chi ha detto che in generale i pochi iscritti sono sinonimo di inutilità? Il ministro, forse, ama i corsi super affollati come quello frequentato da lei stessa?
Un progetto per l'università va fatto, ha bisogno di risorse e non di tagli, di equilibrata gestione, e di attenzione, non di una “valutazione” ma piuttosto di una seria ricerca sullo stato dell'università. Ma tutto questo è faticoso, una severità da bottegaio sembra al ministro la soluzione più facile.