Incontro con il poeta dark Ivan Paolo Tona

Il 7 agosto a Bonpensiere (CL) il libro dell'originale poeta siciliano

di Maria Teresa Prestigiacomo

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A Bonpensiere, il medico poeta Ivan Paolo Tona, dal nome evocatore della Grande Storia, tra Ivan il Terribile e il serial televisivo dal titolo “Ivanoe”, il 7 agosto presenta la sua raccolta poetica in cinque libri, da lui definiti internettiani perché internet é il veicolo attraverso il quale vengono diffusi. Uno, tra questi, porta con se il titolo “Poesie internettiane” e, pertanto, esplica immediatamente, il senso, il messaggio sotteso.

Abbiamo incontrato il poeta, medico, coltissimo uomo, diremmo “d’altri tempi” per la sua cultura e per la sua signorilità, per la sua sensibilità di interrogarsi sul mondo e sui fatti della vita, per la sua voglia di esorcizzare la morte, entrando, verso per verso, in confidenza con la stessa.

Lei, a vent’anni, scrive poesie  gotiche, dark: quale fu la sua principale fonte d’ispirazione? ( Mi riferisco all’opera La vita come Mito….)

La Divina Commedia.

Oggi, che senso ha poetare in stile Dark, dialogando con la morte, sua compagna nei libri e nella sua vita di uomo-medico?

Io penso di essere luminoso ma mi rendo conto (sarà forse la professione?) della caducità dell’esistenza non solo personale ma di tutto l’universo e questo mi  fa apparire un po' oscuro anche nello stile della scrittura, sarà forse un istintuale esorcismo (solo pochi minuti fa scherzando con amici ho detto di credere di essere immortale e subito dopo tra me e me ne ho sorriso).

La sua poesia, oltre ad essere gotica è anche barocca: potrebbe definirsi per analogia allo stile architettonico, uno stile “ Gotico-fiorito”, quello delle case di Venezia, misteriose, nella loro anima medievale. Che ne pensa di questa definizione?

Non ho mai amato molto Venezia e debbo dire che su me ha poco fascino. Ho sempre preferito Milano (non la Milano d’ora ma quella di trent’anni fa). Certo però che, a volte, passeggiando solitario per le calli Veneziane, mi ci sono ritrovato in una Venezia oscura e sanguigna.

Che differenza fondamentale ritiene vi sia tra  la raccolta “ La vita come Mito e rappresentazione” e l’ultima sua raccolta? Cosa è cambiato da allora in Ivan Paolo, il poeta, l’uomo?

Quello che io scrivo è sempre un 'work in progress' come "La Vita  come Mito e Rappresentazione" (il tipografo non era molto esperto).  E' cambiato quello che cambia naturalmente nella vita di un uomo, cioè il crescere l’assunzione di responsabilità lavorative e civili. Per il resto credo di essere sempre me stesso, con la differenza che guardo con occhio più lontano certe idee del passato, come se assistessi imperterrito alla caducità dell’esistenza e alla sua naturale fine.

Quali sono i suoi “modelli poetici”, tra i valenti maestri della Letteratura del Novecento Italiano?

BorgesKavafis, ElliotPound, Ritsos e un pò tutti i poeti di questo secolo, anche i minori, in particolare Lucio Piccolo e i suoi “canti barocchi” ma all’inizio era tutta la mistura della letteratura greca e latina vagliata al suono dei poeti maledetti, in particolare Baudelaire, Verlaine e Mallarmé (che detto tra parentesi sono gli unici francesi che rispetto, considerandoli i costruttori della poesia moderna).

Un titolo salta all’occhio nella sua penultima raccolta “Poesie internettiane”: vi può, dunque, essere poesia nel mondo del social network, internet, facebook? O la tecnologia regola i nostri sentimenti, la voglia di riscattare la nostra solitudine, di incontrare la nostra anima gemella….?

Visto il crollo della moderna poesia, che non riesce più a  portarsi in mezzo al popolo, con altri amici abbiamo trovato la “corrente” letteraria dei “Poeti Internettiani” . Ci siamo ritrovati su internet poeti di tutto il globo terrestre e ci siamo scambiati poesie: abbiamo creato un nostro sito (www.ilgattopardo.altervista.org), abbiamo organizzato premi letterari, il tutto insieme ad altri amici che girano sul web con i loro siti per togliere la poesia dalle mani delle consorterie letterarie e renderla fruibile a chiunque volesse accostarvisi. Ci siamo resi conto che il prodotto “libro di poesie” é un prodotto che non si vende e che le case editrici non sono degli istituti di beneficenza, allora abbiamo provato con internet a diffondere i nostri versi. Io so che le mie poesie sono lette negli States, in Inghilterra, in Brasile, in Argentina, nelle Filippine, in Messico, in Germania,  in tutto il  mondo insomma dove esiste qualcuno che si colleghi ad un pc e scriva nel motore di ricerca la parola 'Poesia'  e inizi a navigare tra i siti poetici.

Se si dovesse definire, lei si definirebbe un poeta “underground”, fuori dagli schemi, dai canali privilegiati che siano le antologie destinate ai Licei classici scientifici, da far prendere in considerazione agli alunni delle scuole d’Istruzione Superiore?

E’ una domanda strana cui vorrei rispondere con un’altra domanda: 'qual’é la strada per finire nelle antologie dei licei?'

Sinceramente mi farebbe piacere, anche se so che la mia poesia é una poesia solo per pochi.

Cosa significa essere poeti, oggi? Per spiegarmi meglio, le ricordo che Salvatore Quasimodo nella poesia “Alle fronde dei salici” esprime il suo rammarico per aver dovuto appendere la cetra alle fronde dei salici, nel periodo bellico. Oggi, qual è il suo rapporto con la poesia e la poesia che rapporto ha col mondo?

Ricordo che era appesa per “voto” come un sacrificio che si dava agli dei di una cosa sublime in cambio della pace. Noi in Europa viviamo un’epoca lunghissima e inimmaginabile di pace; le guerre le viviamo come se si vedesse un film e tutto sommato non ci riguardano perché le bombe, i morti, i mutilati, la fame, la polvere, non li percepiamo. La guerra per gli europei é solo una soap opera. La poesia per me é la mia stessa essenza ed il mio modo di essere al mondo. Sono molto contento quando riesco a scrivere una poesia, perché per me scrivere é inumanamente difficile.

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