Giornalisti, il sindacato attacca “Stipendi d’oro per due direttori”

L'editoria italiana soffre la crisi, molti giornali stanno adottando misure di austerità, e in questo contesto anche le "voci" sugli stipendi d'oro di due nuovi direttori creano allarme. Spiega così il suo inusuale intervento di oggi il sindacato dei giornalisti italiani che in una nota ha chiesto al ministero del Lavoro di compiere "verifiche" e diradare "dubbi" sui presunti "ingaggi d'oro" garantiti a Maurizio Belpietro (neonominato alla guida di Libero) e di Vittorio Feltri, che va a dirigere il Giornale. ''La Federazione Nazionale della Stampa - si legge nella nota - non è solita prendere in considerazione indiscrezioni, boatos e congetture, soprattutto in occasione dei cosiddetti 'giri di valzer' dei direttori. Ma 15 milioni cash di 'buonentrata' e uno stipendio di 3 milioni annui (questo si dice sia il compenso a Vittorio Feltri per tornare a dirigere il Giornale), oppure 5 milioni annui a Belpietro per Libero, se confermati, sono cifre esorbitanti, incredibili, illogiche". stipendi d'oroPesanti i toni usati dalla Fnsi: le cifre che circolano sono, "senza nulla togliere al valore professionale dei due colleghi, una scelta cinica e indecorosa. Sono cifre surreali nel momento in cui, in Italia, le imprese editoriali stanno aprendo decine di stati di crisi". E' il caso dello stesso Giornale, ricorda il sindacato, che solo l'anno scorso ha chiesto e ottenuto una ristrutturazione interna, con accesso ai prepensionamenti e attingendo alle casse dell'Inpgi. Un ingaggio milionario per un direttore, ragiona l'Fsni, costringerebbe l'azienda a "ritornare alla situazione occupazionale precedente, a reintegrare nel lavoro e nello stipendio i colleghi prepensionati, a restituire all'Inpgi i costi dei pensionamenti anticipati".  "C'è anche una vertenza sindacale a Libero - ricorda la nota - La Fnsi chiede ai diretti interessati, alle relative aziende e alla Fieg di fare chiarezza su stipendi che escono dalla legittima riservatezza per entrare di diritto nelle tematiche industriali e sindacali dell'editoria e della sua conclamata crisi''.