La drammatica situazione della scuola messinese tra l’indifferenza del Governo, le incertezze dei Sindacati e le ambiguità e ingiustizie del Decreto “Salva Precari”

Il Ministro taglia cattedre

Il Ministro taglia cattedre

Nel corso di questi ultimi due anni, caratterizzati da un continuo susseguirsi di sit – in, cortei, manifestazioni di protesta, che hanno visto scendere in piazza un numero sempre crescente di insegnanti della scuola pubblica, sia di ruolo che precari, di genitori e di “semplici” cittadini e con la straordinaria riuscita di uno dei più eclatanti scioperi generali del comparto scuola organizzato dalle maggiori organizzazioni sindacali e svoltosi in tutte le città d’Italia il 30 ottobre scorso, il futuro della Scuola Pubblica in Italia, soprattutto in questa torrida estate 2009, è diventato sempre più nero a causa dei pesantissimi e dissennati tagli all’Istruzione e alla Ricerca messi in atto dai Ministri Tremonti e Gelmini.

               La Scuola Primaria  è stata di fatto rivoltata come un calzino dall’applicazione del famigerato Decreto n. 137/2008. L’introduzione dell’insegnante unico nella prima classe della Scuola Primaria; il proliferare della figura del docente prevalente; la drastica eliminazione delle ore di contemporaneità, che consentivano la messa in atto di utilissimi ed efficaci interventi di recupero e/o potenziamento, svolti in maniera individualizzata nel rispetto delle effettive potenzialità e necessità di ogni singolo alunno; la messa al bando dei moduli, che tanto bene avevano operato nella stragrande maggioranza dei casi, facendo raggiungere alla Scuola Primaria italiana posizioni di assoluto prestigio a livello internazionale in termini di qualità, di efficacia e di efficienza; la proposizione di un tempo scuola ridotto, che prevede il ritorno alle 24 ore settimanali d’insegnamento impartite agli allievi, invece delle tradizionali 30; la diminuzione del numero degli insegnanti di sostegno nelle classi e nei team docenti, sono le cause della drammatica situazione in cui versa oggi la Scuola Primaria in Italia e che hanno determinato in tutta la Sicilia un enorme numero di docenti in soprannumero, molti dei quali, a poche settimane dall’inizio del prossimo anno scolastico, non conoscono ancora la Scuola in cui presteranno servizio ed attendono con ansia la pubblicazione delle assegnazioni provvisorie e delle utilizzazioni per avere lumi sul loro futuro professionale. In questo contesto, è superfluo sottolineare come nessuna delle tanto reclamizzate, ma purtroppo irrisorie, 8.000 assunzioni in ruolo di nuovo personale docente , riguarderà la Scuola Primaria in Sicilia e in molte altre regioni d’Italia.

                Nella sola provincia di Messina, sempre a livello di Scuola primaria, i posti in organico di diritto hanno subito una contrazione di ben 209 unità, passando dai 2.846 dell’anno scolastico 2008/09 ai 2.637 dell’anno scolastico 2009/10, determinando la costituzione di 201 insegnanti in soprannumero la maggior parte dei quali, ben 165, su posto comune. Solo 99 di questi docenti in soprannumero hanno avuto assegnata una cattedra, mentre i restanti andranno ad occupare sedi normalmente destinate ai precari. Inoltre, le legittime istanze delle famiglie che hanno richiesto un deciso ampliamento del tempo pieno per oltre 150 classi sono state, ancora una volta, disattese.

                Ma se la Scuola Primaria piange lacrime di sangue, i colleghi della Scuola Secondaria di primo grado di certo non ridono. I docenti in soprannumero in questo ordine di scuola sono 183 e, anche in questi caso, si tratta di colleghi con diversi anni di insegnamento di ruolo sulle spalle. La mannaia dei tagli si è abbattuta pesantemente sugli insegnanti di lettere e sui loro colleghi di tecnica, di educazione fisica, di educazione musicale e di lingua straniera francese a causa delle pesanti contrazioni del monte orario settimanale di queste discipline, perdendo così, dopo tanti anni, la titolarità nella loro scuola all’interno del Comune e ridiventando, dopo tanti anni di carriera, di nuovo “pendolari”, costretti a raggiungere sedi distanti decine e decine di chilometri.

                Nella Scuola Secondaria di II grado, nonostante i ben 114 pensionamenti, si è avuta una riduzione in organico di 177 cattedre. Anche in questo caso, la situazione è drammatica ed avrà pesanti ripercussioni sui posti in deroga per i docenti precari.

In tutto questo contesto a dir poco surreale, si è assistito, anche in questo caso senza una decisa azione di resistenza da parte dei Sindacati, alla ferma e inarrestabile attuazione dei dimensionamenti delle Istituzioni Scolastiche, realizzata spesso senza una reale conoscenza del territorio e delle diversificate esigenze formative degli Istituti accorpati. L’ottica governativa è sempre la stessa: IL RISPARMIO! Ciò ha comportato la soppressione di sedi di organico per i Dirigenti Scolastici, i DSGA e il personale ATA.

                Come se tutto questo non fosse sufficiente, la scure dei tagli si sta rivelando addirittura definitiva e irrisolvibile per le migliaia di docenti precari, già drasticamente ridotti numericamente nel precedente anno scolastico – in particolar modo sul sostegno- ed arrivati ormai in fase terminale, senza più reali prospettive di un futuro lavorativo nella Scuola, dopo tanti anni di apprezzato e qualificato servizio svolto sempre con dedizione e professionalità e oramai rassegnati a dover di colpo e traumaticamente riuscire nell’impresa di cambiare mestiere e di trovare una nuova occupazione per continuare a vivere in modo onesto e dignitoso.

                Un altro aspetto grottesco e kafkiano che ha caratterizzato la bollente estate 2009 è relativo alla non ancora risolta questione delle famose “code” e “codine” delle Graduatorie ad Esaurimento (mai nome fu più appropriato!). Migliaia di docenti sono stati costretti ad adire le vie legali, vincendo tra l’altro tutti i ricorsi al TAR del Lazio, per vedersi legittimante riconosciuto il sacrosanto diritto all’inserimento a “pettine” nelle ulteriori tre provincie prescelte. Su questo aspetto, credo sia difficile nutrire speranze concrete in quanto il nostro Ministro in gonnella è già sul punto di bloccare sul nascere le aspettative e le illusioni dei colleghi di essere inseriti nelle graduatorie delle varie città richieste secondo il punteggio tanto faticosamente e duramente “sudato” e “maturato” sul campo.

L’unico raggio di luce, a dire il vero fioca e parziale, è arrivato il 7 agosto scorso in seguito alla firma di un accordo tra il Governo Regionale e il MIUR per i precari della scuola siciliana che da quest’anno in numero ancora maggiore resteranno disoccupati.

                L’accordo, secondo quanto appreso dalla stampa, prevederebbe l’assegnazione di una dotazione aggiuntiva di personale alle scuole, che sarà utilizzato in attività progettuali rivolte a sostenere l’innalzamento dell’offerta formativa attraverso un ulteriore supporto all’insegnamento della matematica, delle scienze, della tecnologia e della capacità di lettura. I docenti precari saranno altresì impegnati nella copertura di tutte le supplenze brevi e saltuarie che si determineranno nel corso del nuovo anno scolastico. In cambio di tutto questo lavoro verrà loro riconosciuto il punteggio e una retribuzione economica pari a circa il 60% del normale stipendio.

                Volendo ottimisticamente vedere il bicchiere mezzo pieno, si ringrazia la Provvidenza per il fatto di aver voluto concedere a questi “fortunati” colleghi di continuare ad avere ancora delle prospettive di lavoro nella scuola ma, non va trascurato il fatto che, in realtà, dopo una vita di studio, di aggiornamento professionale e di sacrifici i docenti diventano sempre più tappabuchi e si ritroveranno a vagare tra un plesso e l’altro per lo svolgimento ora di qualche supplenza ora di attività di recupero. Paradossalmente essi saranno chiamati a coprire le falle di un sistema scolastico che gli stessi tagli hanno ridotto sul punto dell’implosione totale. I precari svolgeranno così il duplice e contraddittorio ruolo di essere stati le prime vittime dei tagli e, al contempo, lo strumento per rimediare ad essi, senza far crescere ulteriormente il disagio dell’utenza e delle famiglie.

                L’incarico (e qui sono le note dolenti) sarà attribuito UNICAMENTE al personale precario già destinatario di un contratto annuale da parte dei vari Uffici Scolastici Provinciali per l’anno scolastico 2008/09. I costi finanziari dell’intervento saranno di circa 10 milioni di € per le casse dello Stato, interamente coperti dai fondi Europei dei PON 2007/13 e di circa 40 milioni di € per il bilancio della Regione Sicilia, che utilizzerà a copertura i fondi dei POR.

                I criteri di individuazione dei docenti che beneficeranno del provvedimento hanno creato legittime e forti polemiche fra gli altri altrettanto “storici” precari della scuola che si vedranno, dopo anni di incarichi annuali, in particolar modo sul sostegno, ma che nel precedente anno scolastico, soprattutto a Messina, sono  rimasti fuori dalle nomine del CSA per pochi punti e che hanno ugualmente svolto i 180 giorni di servizio fino al termine delle attività didattiche, irrimediabilmente e per SEMPRE ingiustamente rovinati. Resteranno per DEFINITIVAMENTE fuori dalla SCUOLA. E che dire, dei tanti precari storici che per vari motivi hanno rinunziato, come era nel loro diritto, alla nomina annuale per lavorare con i Dirigenti, consapevoli che la loro posizione avrebbe di fatto garantito le nomine nelle Graduatorie d’Istituto, restando più vicino a casa, come nel caso delle docenti lavoratrici – madri.

                Non va altresì trascurato il fatto che molti precari rimasti fuori dal decreto occupano in Graduatoria ad Esaurimento posizioni di gran lunga migliori e con punteggi più elevati rispetto ai loro colleghi che hanno avuto, magari un incarico di appena 2 ore di lingua straniera inglese e che erano rimasti fuori dal sostegno.

                Per porre rimedio a queste palesi ingiustizie e discriminazioni fra “poveri”, si chiede con forza a tutte le Organizzazioni Sindacali di adoprarsi per attuare le necessarie modifiche al Decreto, prevedendo che i requisiti di accesso non siano limitati solo all’ottenimento dell’incarico nell’anno scolastico 2008/09, ma si tenga conto dei precari che hanno avuto la nomina dall’Ufficio Scolastico Provinciale anche negli anni scolastici 2006/07 e 2007/08 e che nell’anno scolastico 2008/09 abbiano prestato servizio con nomine dei Dirigenti Scolastici fino al termine delle attività didattiche, raggiungendo i 180 giorni di servizio.

                Va ricordato, infatti, che nell’anno scolastico 2008/09 a Messina oltre 166 docenti specializzati di sostegno in servizio dal 2000, si sono ritrovati disoccupati. I dati ufficiali parlano chiaro e sono inequivocabili. Nel corso dell’anno scolastico 2007/08 si era registrata una disponibilità sul sostegno, nella sola scuola primaria, di ben 168 cattedre vacanti, ricoperte da docenti precari con contratto a tempo determinato.

                Nella tormentata estate scorsa, invece, pur con il medesimo numero di alunni riconosciuti diversamente abili, sono stati conferiti appena 49 incarichi annuali. A Catania e a Palermo, di contro, la situazione è stata di gran lunga migliore. Nella città etnea, in particolare, tutti i docenti specializzati sul sostegno, iscritti nella graduatoria provinciale di prima fascia hanno avuto il loro agognato incarico e le ulteriori disponibilità hanno consentito che potessero essere conferiti contratti annuali anche a docenti senza titolo di specializzazione. Cosa sia accaduto a Messina, invece, è tuttora un mistero che si spera possa, un giorno, essere svelato.

                Gli insegnanti precari storici di questa città sempre più allo sbando nei più importanti settori della vita civile e sociale, in cui le categorie più deboli sono quelle destinate a pagare il prezzo più alto, chiedono con forza che le Organizzazioni Sindacali, di concerto con il MIUR e la Regione Sicilia riescano ad apportare le opportune e necessarie modifiche al Decreto “salva precari”, riconoscendo legittimamente anche a tutti gli altri colleghi che per anni hanno lavorato con incarichi del CSA di poter continuare a sperare di sentirsi parte integrante della Scuola Siciliana ed Italiana alla quale hanno sempre dato tutta la loro dedizione e professionalità.

Giacomo Gugliandolo