Vertenza Stretto

La Vertenza Stretto vive di “fasi interlocutorie” da circa tre anni, da quando un gruppo di marittimi precari decise di occupare gli uffici amministrativi di RFI per attirare l’attenzione dell’allora Governo Prodi che non riuscì a fornire alcuna risposta, anzi…

Da allora le concertazioni, le promesse e gli accordi mai rispettati si sono susseguiti trascinando i trasporti nell’attuale tunnel che sembra non avere uscita.

Anche oggi, nonostante l’impegno del Sindaco Buzzanca, non si è cavato un ragno dal buco, RFI  ha mandato al tavolo rappresentanti locali, dimostrando, se c’e ne fosse ancora bisogno, totale disinteresse per l’area dello Stretto che già da tempo è stata cancellata dai programmi nazionali di ristrutturazione e potenziamento dei trasporti.

Che il ministro si chiami Alessandro Bianchi o Altero Mattioli, la musica non cambia, da anni si va avanti a suon di tavoli tecnici per non decidere; quando invece si è trattato di penalizzare lavoratori e cittadini messinesi con la riduzione delle tabelle d’armamento (Governo Prodi) e con il trasferimento dei fondi ex Fintecna, sottratti al sud per eliminare l’ici ai cittadini del nord (Governo Berlusconi), i decreti esecutivi sono apparsi da un giorno all’altro, senza tanti fronzoli e tavoli tecno/tattici.

Che senso ha parlare ancora di “ un approfondimento finalizzato al rafforzamento delle corse dei mezzi veloci” , “ quantizzare le risorse finanziarie necessarie per il trasporto a media e lunga percorrenza”, riesumare il “ferro bonus per favorire il trasporto merci su rotaia” “condividere un documento da inviare al Ministero dei Trasporti”….

Siamo ancora nella fase di studio?

Dopo tre anni di vertenze e di denuncie sulla pessima qualità del servizio, sulle ricadute occupazionali, sul rischio sicurezza; dopo la tragedia del Segesta… qualcuno ancora pensa di menar il can per l’aia con tavoli tecnici e riflessioni di approfondimento?

Non sono queste le risposte da dare ad una comunità che da anni denuncia il tentativo di isolamento dal resto del continente e non saranno i comodi proclami relativi al ponte a giustificare lo stato di inciviltà in cui versa il sistema dei trasporti siciliani. A questo punto le recenti dichiarazioni dei ministri Matteoli e Tremonti, sul presunto inizio dei lavori per  l’attraversamento stabile, suonano come una provocazione nei confronti dei cittadini messinesi e calabresi che attendono quattro ore per attraversare lo Stretto.

Fortunatamente dal versante sindacale appare tutto molto chiaro: per  risolvere la Vertenza Stretto è necessario che lo Stato destini da subito nuove risorse per affrontare le emergenze e sulla scorta del finanziamento pubblico costringa F.S. a trattare i cittadini Siciliani con la stessa dignità riservata al popolo continentale che gode dell’alta velocità pagata anche con le tasse dei meridionali.

E’ indispensabile un urgente impegno nazionale No-Stop che coinvolga le parti sociali, il governo e le ferrovie in una full immersion che riesca a partorire, una volta per tutte, la soluzione definitiva della Vertenza.

Incremento dei treni e della flotta navale, Trasporto delle merci su rotaia, biglietti ridotti per i residenti e stabilizzazione dei lavoratori precari, sono queste le priorità a cui il Governo deve dare risposte immediate anteponendo fatti e finanziamenti all’infinita discussione e costringendo F.S. ad investire risorse a rischio d’impresa anche nel “profondo sud”.

Tutto ciò che tende a rallentare il raggiungimento di questi obiettivi è da interpretare come ennesimo tentativo di addormentare le coscienze e questa volta non sarà utile ad evitare la mobilitazione dei lavoratori e (si spera) dei cittadini messinesi.