Dopo l’8 agosto

di Santina Fuschi

Archiviata la bella e pacifica manifestazione NO PONTE dell’8 agosto, che ha riunito sigle ambientaliste, sindacali, politiche, liberi cittadini, turisti, lavoratori in pericolo, extra comunitari licenziati, siciliani, calabresi, gente della NOTAV, resta il momento delle riflessioni, quelle che si fanno a mente fredda e libera da ogni preoccupazione.
Quando si organizza qualcosa di grande si ha paura dei “facinorosi”, delle teste calde, soprattutto in un momento di grandi crisi, nonostante l’ottimismo sia diventato  un must, forse, l’undicesimo comandamento che Mosè ricevette sul monte Sinai, è normale che la prima preoccupazione sia di arrivare i fondo senza alcuno disordine e il secondo è la felicità di aver un grosso seguito nonostante una campagna  che stupra i territori, deturpa le bellezze naturali, violenta la natura a favore di scheletri d’acciaio, di cemento impoverito come quel famoso uranio di cui si moriva nelle missioni di  pace. Contraddizioni d’Italia, fatta di storia, bellezza e cultura che sta diventando paese di  storielle, senso dell’effimero e lamento di chi non riesce a campare. Ma l’oggetto della mia riflessione va oltre la realizzazione di questa fantomatica inutile opera, in un posto che potrebbe essere patrimonio dell’UNESCO e non fiore all’occhiello di chi vuole lasciare segno di
se. Anche perché di ricordi ne avremo a bizzeffe e non solo noi italiani….! Voglio parlare dell’assurda situazione del traghettamento e del pendolarismo e di questa pseudo continuità territoriale per cui la regione Sicilia non ha alcun regolamento ad eccezione delle città di Trapani, Palermo verso Pantelleria e Lampedusa. Ho studiato tanto in questi giorni, mi sono documentata sulla situazione delle altre isole. Ho studiato soprattutto la Sardegna e dell’impegno profuso dai suoi politici, che in nome dell’art. 4 della Costituzione e  alle norme Europee circa i collegamenti via mare e via aereo tra isole e continente appartenenti alla stessa nazione sono riusciti a far  applicare le tariffe ridotte per i nati e i residenti sardi. Mi chiedo: perché i nostri amministratori non hanno mai preso seriamente in considerazione questo problema?  Forse perchè  una volta eletti, grazie alle promesse elettorali,  vivono di privilegi? La Calabria ha, sicuramente meno interesse della
Sicilia, perche’ da dicembre non verrà privata dai treni, ma comunque anche là i lavoratori sono stati licenziati e le Grandi officine messe fuori rete, Anche in Calabria il disservizio delle navi veloci e il costo del vettore privato provoca problemi. Prendiamo ad esempio l’ultima oscenità a cui ho assistito al rientro della mia settimana lavorativa, venerdi 7 agosto.  Oggetto: accordo con il ministro Bianchi dell’abbassamento delle tabelle di armamento da 10 a 7 con diminuzione della sicurezza a bordo e relativa diminuzione di passeggeri a bordo. Regola applicata secondo una personale interpretazione in quanto l’accordo, a detta di sindacati della Navigazione prevedeva l’aumento della tabella al presentarsi di un numero superiore a 40 di passeggeri e non il loro respingimento (pratica modaiola). Ore 19:20 arrivo a Messina con auto, vedo oltre un centinaio di pendolari a piedi in attesa di imbarco dietro un percorso obbligato da transenne e chiuso da catena e da
metronotte a braccia e gambe divaricate. Un attimo di distrazione e un signore distinto, non un giovane rivoluzionario, riesce a scappare dalle braccia del vigilante, che con mossa felina lo riacchiappa e lo rimette in gabbia. Un’immagine pietosa, incivile, indegna, illiberale. Mi spiace non aver potuto scattare foto. Per assonanza ho rivisto l’immagine forte, che evocava altri tempi, altri mezzi di trasporto, altre destinazioni meno felici. Pensiero azzardato ma la rievocazione nella mia mente, in un periodo democraticamente e civilmente avanzato come il nostro, è stata automatica. Mi chiedo è possibile mai essere arrivati a questa situazione estrema? I due vettori, lo stato, i politici stanno giocando con la dignità  di noi lavoratori,  studenti, forze dell’ordine, ammalati che giorno dopo giorno paghiamo per raggiungere casa e lavoro? Poi in coda per uscire dal serpentone ho iniziato a calcolare il tempo di smaltimento di quei poveri pendolari a piedi, dividendo
approssimativamente più di un centinaio di persone per 39 a volte. Ho calcolato che qualcuno si sarebbe imbarcato per le 10 di sera!!!Comodo!!!Magari era fuori casa già da 14 ore!!! Il popolo sardo, evidentemente, è un popolo fortunato o forse più intelligente, perché ha saputo votare persone che hanno a cuore la dignità dei propri elettori, nonché lo sviluppo sostenibile dei trasporti, dell’economia della propria isola. Sono amare conclusioni che spero qualcuno riesca smentire intestandosi seriamente questa battaglia di dignità.