L’Ariete di Bronzo: un capolavoro in mostra

Museo Archeologico di Naxos dal 21 agosto- 30 settembre 2009

(0re 9.00-19.00)

Capolavoro della bronzistica della Sicilia greca di età ellenistica, l’ariete di bronzo è pervenuto integro a noi attraverso i secoli. Gode di grande notorietà dal XV secolo, meta di viaggiatori nel corso del XVIII secolo, quali J.-P Houel e lo stesso L.W.Goethe. Non altrettanto famoso ai giorni nostri, rimane pressoché sconosciuto al pubblico dei non specialisti. Per caratteri stilistici è generalmente datato nel III secolo a.C. , al regno di Agatocle (317-289 a.C. ) (Bonacasa 1985), o in alternativa a quello di Ierone II (270-215 a.C.) (Coarelli 1979), quando Siracusa diventa uno dei maggiori centri culturali ed artistici del Mediterraneo. In ultimo, e sempre sulla base di elementi stilistici, si è proposta una datazione più bassa, al tardo I secolo a.C. (Wilson 1990). Nonostante l’accentuato naturalismo, evidente soprattutto nella trattazione del lungo e soffice vello, la statua è retta da un impianto solido e grandioso, attenuato dal rapido volgersi della testa verso lo spettatore e dal piegarsi della zampa sinistra, che suggerisce ed anticipa il movimento dell’animale colto sul punto di scattare in piedi. Tale qualità del movimento, che precorre un rapido mutamento di azione, si è messa in rapporto con l’opera di Lisippo, famoso per il realismo delle statue dei suoi animali, con attribuzione della statua alla scuola del grande scultore, attiva nella prima metà del III secolo a.C. Il soggetto corrisponde bene alle tendenze del periodo, nel quale una raffinata arte urbana si volge a temi bucolici: il richiamo alla poesia di Teocrito è sorto spontaneo. Alla sorprendente conservazione della statua non è estraneo il soggetto raffigurato: l’ariete oltrepassa l’Antichità senza perdere né la sua connotazione religiosa né quella astrologica. Da lungo tempo conservata nel Museo Archeologico “A. Salinas” di Palermo, la statua proviene da Siracusa, dove rimase per secoli (affiancata da un esemplare gemello e speculare, andato distrutto a Palermo nel corso dei moti insurrezionali del 1848) nel Castello Maniace. Qui le due statue erano collocate su due mensole ai lati del portale d’ingresso della fortezza. Tale ubicazione ha lasciato supporre che l’originario contesto di appartenenza delle due bronzi fosse il palazzo dei tiranni di Siracusa, che i più localizzano nel sito del Castello.L’esposizione suggerita e promossa dall’Assessore Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali On. Nicola Leanza ed allestita in collaborazione con il Museo Archeologico Regionale A. Salinas di Palermo, si propone di far conoscere a fasce di pubblico sempre più ampie il patrimonio artistico conservato nei Musei Siciliani, nel frattempo attivando una più intensa e proficua collaborazione tra gli stessi, tra “Musei di Collezione”, come nel caso del Museo Archeologico di Palermo, il più antico dell’isola, e “Musei di Scavo” di più recente istituzione e strettamente legati alla ricerca archeologica di un territorio, come è appunto ARIETEil Museo Archeologico di Naxos.

Maria Costanza Lentini