Invincibile torsione?

di Giuseppe Restifo

Se solo si fossero rivolti agli storici modernisti dell’Università, sicuramente i giovani della “Compagnia dell’Invincibile Armata” avrebbero scelto un altro nome per la loro lodevole iniziativa. L’Armata – quella conosciuta da tutti sui libri di storia, quella degli spagnoli, armata nel 1587 e finita nel 1588 - non fu affatto invincibile e con Messina non c’entrò proprio niente. Così appare abbastanza “eccentrico” far aprire a una Compagnia con quel nome la processione della Vara.

Nel 1587 Filippo II, cattolicissimo re, predisponeva a Lisbona una flotta per andare alla conquista dell’anglicana Inghilterra di Elisabetta I. Il sovrano di Spagna (e anche di Sicilia) avrebbe voluto mettere in mare 500 navi, ma alla fine dal suo più importante porto atlantico ne partirono 130, che sono sempre un gran numero, ma condotte in malo modo e “sfortunate”. La partenza, ad esempio, era stata ritardata dalla morte del primo ammiraglio designato a comandare la flotta. Dirigendo verso l’Inghilterra, un fortunale costrinse la Invincibile Armata a riparare nel porto galiziano di La Coruña, da dove riprese il cammino verso la Manica. A comandarla era un gran nobile di Spagna, assolutamente inadatto al ruolo e inesperto di cose di mare.

La flotta si muove con lentezza e, si direbbe, con sussiego, ma soprattutto con movenze da esercito di terra; altra cosa rispetto all’armata navale cristiana, composita ma ben guidata da don Giovanni d’Austria, che partita da Messina nel 1571, aveva riportato la vittoria sulla flotta ottomana nelle acque di Lepanto. La vicenda nell’Atlantico ebbe tutt’altra sorte: l’Armata spagnola fu sconfitta dalla flotta inglese, grazie soprattutto all’abilità e all’esperienza nautica dei suoi comandanti, fra cui spiccava sir Francis Drake. I resti di quella che fu l’Invincibile Armata ritornarono in patria circumnavigando l’Irlanda, continuando a perdere pezzi per via di violentissime tempeste. “Dio non era con loro”: si potrebbe dire e forse se ne convinsero persino gli spagnoli.

Allora perché insistere a Messina con questa storia, che peraltro di mediterraneo e di messinese non ha proprio niente? Se proprio si voleva fare riferimento a qualcosa di militare, nella storia della città non mancano i riferimenti. Ad esempio: l’Ordine dei Cavalieri della Stella, fondato nel 1542, è sicuramente presente nella vicenda cittadina e avrebbe potuto essere ripreso nella “figurazione” dei giovani messinesi odierni. Se proprio si volevano ribadire “vetusti” concetti di cristianità e di difesa della sua tradizione, proprio quest’Ordine cavalleresco si presta a un “uso” del genere. Quindi sembra proprio un peccato aver scelto l’Invincibile Armata come denominazione della Compagnia, rischiando così di fuorviare le masse da una corretta interpretazione della storia municipale, proprio nel giorno in cui c’è l’Assunzione.

Non me ne vogliano i giovani della Compagnia, ma dopo la discutibile battaglia di Lepanto davanti alla Fiera di qualche giorno fa e altre incaute iniziative, la torsione che si sta imponendo alla storia di Messina, ne fa dolorare le giunture.