Trasporto passeggeri nello Stretto di Messina

di OrSA Sicilia

Il Gruppo Caronte&Tourist nei giorni scorsi ha avvertito la cittadinanza dello Stretto, e in particolare i pendolari che giornalmente si spostano fra le due sponde per motivi di studio e lavoro, di non poter garantire il trasporto dei pedoni su navi destinate a ospitare principalmente autovetture e camion.Le società private hanno sottolineato come il servizio, a loro dire, debba essere assicurato da Rete ferroviaria italiana, «a cui è demandato il compito di garantire la continuità territoriale».

La replica delle Ferrovie si limita a precisare che: «L'affermazione è priva di ogni fondamento, Rfi (Gruppo Fs) deve assicurare la continuità territoriale tra le due sponde dello Stretto ai carri merci e alle carrozze viaggiatori, non quella dei singoli pedoni».

L’indecoroso rimbalzo di responsabilità evidenzia, se ce ne fosse ancora bisogno, l’estremo stato di disagio a cui è costretta la comunità dal cinismo degli armatori che mirano al profitto senza pagare dazio alla città asservita alle loro esigenze.

Se i vettori di traghettamento pubblico e privato, declinano ogni responsabilità sul diritto alla mobilità dei cittadini che nel business dei trasporti vengono valutati alla stregua di merci improduttive, non si capisce il motivo per cui la città di Messina debba continuare a farsi massacrare le strade, intasare la viabilità e intossicare l’aria dai TIR che riempiono le casse di Caronte&Tourist e destinare pregiate porzioni di territorio alle esigenze di esercizio di F.S.

E’ utile ricordare che i due vettori di traghettamento sono stati alleati al tavolo ministeriale presieduto dall’ex Ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi dove hanno richiesto ed ottenuto (nonostante il parere negativo del fronte sindacale) la riduzione delle Tabelle d’Armamento e la conseguente diminuzione dei passeggeri trasportabili; pertanto, le ragioni di sicurezza citate in modo pretestuoso da Caronte&Touist nell’avviso ai pendolari, non dipendono dalla capienza delle navi che per tipologia e struttura potrebbero trasportare almeno il triplo dei passeggeri trasportabili con tabelle ridotte, più semplicemente si tratta di adeguare la sicurezza alla congruità degli equipaggi, dimezzati su esplicita richiesta di Caronte&Tourist  e RFI con l’autorizzazione delle Istituzioni competenti che in illo tempore ne condivisero i discutibili  principi, peraltro, contestati dal sindacato con ripetute azioni di sciopero.

L’ordinanza dell’ex Ministro Bianchi, nonostante tutto, prevede una sorta di tutela per la mobilità dei cittadini, la deroga ministeriale concessa per diminuire il numero di marittimi componenti l’equipaggio è infatti applicabile solo nel caso in cui in fase d’imbarco siano presenti non più di 40 passeggeri (trasportabili con 7 uomini in tabella d’armamento); da 41 a 100 passeggeri sono necessari 8 uomini d’equipaggio per garantire i livelli minimi di sicurezza.

Se in fase d’imbarco sono presenti più di 100 passeggeri la deroga ministeriale non è più applicabile e i comandanti hanno il dovere di caricare la nave a pieno carico con “Tabella d’armamento completa”  che prevede almeno 10 uomini per le navi a ponte singolo ( il numero può aumentare in relazione al certificato di sicurezza di ogni singola unità).

Tanto vale per il vettore pubblico quanto per gli armatori privati che operano nello Stretto, per cui l’utenza andrebbe opportunamente informata: nessuno può permettersi di lasciare passeggeri a terra col fine di mantenere le tabelle ridotte e risparmiare sul costo del lavoro, se il numero di passeggeri presenti all’imbarco supera i limiti previsti nelle deroghe, tutti hanno diritto di usufruire del servizio e gli armatori hanno l’obbligo di lasciare la nave armata con “Tabella d’Armamento piena”.

Le regole appena esposte sono state richieste e sottoscritte da RFI quanto da Caronte&Tourist che hanno il dovere di applicarle anche nei capitoli a loro sconvenienti.

La continuità territoriale tirata in ballo in modo strumentale dai privati, non ha nulla a che vedere con la mobilità dei singoli viaggiatori, si tratta di due capitoli distinti e separati, la prima è riferita al traghettamento dei mezzi ferroviari, sovvenzionata dallo Stato e mal garantita da RFI; il traghettamento dei pedoni, purtroppo, non gode di alcuna sovvenzione.

Sorge il fondato sospetto che la disinformazione, i disservizi e  i rimbalzi di responsabilità, siano utilizzati ad arte per cavalcare il malcontento ed ottenere ulteriori deroghe alla sicurezza che permettano di caricare il massimo dei passeggeri con tabelle d’armamento ridotte ai minimi termini.

Nell’interesse dei cittadini e dei lavoratori rappresentati si chiede l’autorevole intervento delle SS.LL. in indirizzo per intimare il rispetto delle regole ai fornitori del servizio essenziale, sarebbe inoltre opportuno un sopralluogo tecnico del Ministero dei Trasporti che a nostro modesto avviso dovrebbe toccare con mano lo stato di anarchia in cui versano i trasporti nel nodo messinese.

La situazione è incandescente e rischia di esplodere da un momento all’altro, non è più possibile governarla da Roma con proclami e promesse mai mantenute.