Sinistra e Libertà. Quel che resta del giorno

primavera-sinistra(1)

di Maurizio Pietropaolo

Sinistra e Libertà. Proviamo a fare il punto della situazione.
Abbiamo alle spalle il risultato elettorale che con i suoi 950.000 voti e il suo 3,1%, non ha forse corrisposto alle speranze più ardite di alcuni, ma ha dato prova di vitalità, di una potenzialità nuova. E, cosa molto importante, ha generato nei tanti che si sono impegnati, un senso e una voglia di appartenenza, dando  forza alla speranza di poter costruire qualcosa, una sinistra nuova, una nuova comunità-partito.
In questo periodo dopo il voto sono fiorite dappertutto le istanze e le pressioni per accelerare i tempi per l’avvio di un percorso costituente del partito di Sinistra e Libertà. E’ cresciuto il timore di disperdere il patrimonio di fiducia (spesso condizionata) negli elettori e nei militanti; il timore di reimpantanarsi in una politica vecchia di mediazioni, calcoli, difesa dell’esistente, priva dello slancio e del coraggio , indispensabili ad un processo di qualità diversa.
Chi ha lavorato sul territorio, chi ha chiesto concretamente il sostegno degli elettori, si è reso conto più di altri della fragilità della situazione, di come il fattore tempo, ora più che mai, sia un elemento cardine delle scelte politiche che abbiamo di fronte.
Stiamo ora pagando, e questo si è ben evidenziato con le conclusioni del seminario nazionale del 3 luglio, le ambiguità, o comunque la diversità di intenti, tra le forze che hanno partecipato alla lista di SeL.
Da una parte coloro che hanno sempre coltivato la prospettiva del partito (la Sinistra), che si sono resi conto con il voto, delle potenzialità dell’esperienza di Sinistra e Libertà.
Dall’altra i socialisti e i verdi, gli unici organizzati in partiti, che hanno aderito in fondo solo all’ipotesi di cartello, vaghi sulla prospettiva ed attraversati poi, dai dubbi se provare a mettersi in gioco nella costruzione di una cosa nuova.
Di fatto ci troviamo una situazione in cui il PSI, con il suo segretario, ha reso pubblica la sua volontà di non andare oltre un rapporto di tipo federativo, mentre i vertici dei Verdi appaiono più divisi sul futuro.
Le basi di entrambi i partiti, per quello che esprimono sulla rete, nei siti e nei forum, sembrano in misura maggioritaria voler coltivare la difesa di simboli ed identità, negando quindi la possibilità del partito unico, lasciando aperta la porta a non più di una federazione di forze (o di debolezze).
Immaginiamoci la vita democratica, la partecipazione, le scelte, ma anche i rapporti politici ed umani, sia al centro che nei territori, in un soggetto diviso verticalmente in diverse organizzazioni, inevitabilmente portate a pesare il proprio spazio, i propri rappresentanti, le proprie appartenenze, la propria immagine.
Questo può rappresentare il nuovo per elettori di sinistra e centrosinistra sempre più critici e disillusi e stanchi? Ma stiamo scherzando?
Se non abbiamo fiducia nelle nostre possibilità di stare insieme, di costruire e progettare insieme, perché dovrebbero darcela, la fiducia , proprio gli elettori, i cittadini?
L’ipotesi federazione ha certo una sua logica, ma essa sta tutta dentro i vertici organizzati e gli apparati che li sostengono, e fa parte di una visione della politica, lontana dalla partecipazione, dall’impegno di massa diffuso, tra e per la gente. E’ fuori da un’idea di comunità, di appartenenza, di donne, uomini, compagni, liberi ed uguali.
Una testa un voto non può darsi se non in un partito vero.
In questi giorni stiamo confusamente vivendo il tentativo di mettere insieme tutto: il partito subito che viene reclamato dalla base; i circoli e i coordinamenti di SeL che nascono ovunque a vari livelli, prefigurando quasi organizzativamente un partito, spesso però nell’ambiguità di non prospettarlo apertamente; le resistenze di socialisti e verdi, che rinviano a dopo le regionali del 2010 le decisioni in merito, ma intanto lanciano il proprio tesseramento, dichiarando  più o meno ufficialmente i limiti di unificazione che non intendono superare; il tentativo di Sinistra Democratica di  sintesi unitaria in un percorso che rispetti i tempi congressuali degli altri, senza vanificare le prospettive di costruzione del partito.
Di fatto il tempo rischia di passare trovandoci di fronte Sel come cartello elettorale e con organi di coordinamento, portavoce, ecc, certo transitori, ma più in linea con una visione  del progetto di tipo federativo.
Il transitorio che diviene permanente. Siamo in Italia.
Non si riesce ad uscire da una zona d’ombra che rende meno chiari la forma e la sostanza delle cose. Il 19 settembre, all’Assemblea Nazionale di Sinistra e Libertà, a Napoli, apriremo il pacco con il rischio che ben pochi si entusiasmeranno per il suo contenuto.
Tocca ai dirigenti delle 5 forze, movimenti e partiti, che hanno costituito Sinistra e Libertà, assumersi ancora di più la responsabilità di scelte, certo difficili.
Essi  devono avere la consapevolezza che i loro tempi decisi a tavolino, devono coincidere con i tempi dettati dagli umori, dalle passioni, dalla stanchezza, dal senso comune dei cittadini elettori di riferimento.
Rileggiamo il primo documento del Consiglio Nazionale di Sinistra Democratica del 24 luglio.
Forse  troveremo lì lo spirito e le proposte per andare avanti insieme nella costruzione della nuova casa della sinistra italiana.  Ne abbiamo il coraggio?