Ancora sull’intervento di Renato Accorinti

Quanto accaduto in seguito all’intervento di Renato Accorinti nel corso del
concerto di Roy Paci avrebbe dell’incredibile in una città  con un tessuto
politico, mediatico e culturale normale. Non vale la pena ritornare sulla
sequenza degli eventi, ormai straconosciuti a tutti coloro che abbiano avuto
voglia di conoscerli, come non vale la pena  di segnalare che ogni artista
dovrebbe avere il diritto di gestire il proprio palco nella massima libertà nel
corso del proprio spettacolo, tanto la cosa è ovvia. Da questo punto di vista
il comportamento del commissario Fabio D’Amore si commenta da solo e potrebbe
essere annoverato tra le tante manifestazioni di provincialismo politico cui
siamo costretti ad assistere quotidianamente. Una classe politica  perennemente
col cappello in mano e incapace della pur minima idea innovativa per il
rilancio di questo territorio questo produce.
Ciò che invece preoccupa è che l’episodio si inserisce in un contesto già
segnato da altri  avvenimenti inquietanti che sono accaduti di recente in
questa città.
L’attentato nei confronti del circolo anarchico Malastrada e la dura
repressione esercitata nei confronti del ragazzo, Davide Mangano, che intendeva
contestare, in Fiera, il ministro Alfano sono atti, naturalmente di natura
diversa, che mettono in discussione la libertà d’espressione dei movimenti e
dell’attivismo politico non convenzionale.
Già nell’intervento della Rete No Ponte letto alla fine del bellissimo corteo
dell’otto agosto veniva segnalato il rischio d’invelenimento del clima politico
nell’approssimarsi del conflitto sulla questione della costruzione della mega-
infrastruttura.
Per il futuro, sarà importante vigilare affinché il protagonismo sociale non
venga trattato come un problema di ordine pubblico.
A Roy Paci e a Renato rinnoviamo la nostra solidarietà.
Ai signori D’Amore di turno comunichiamo che i movimenti sono in grado di
prendersi i propri spazi quando lo ritengono necessario.

Luigi Sturniolo
Massimo Camarata