Neoliberismo: i guadagni ai Privati… le perdite alla Collettività

di Raffaele Langone

Cos’è veramente il neoliberismo?

Esso è l’insieme dei processi e delle politiche che consentono ad un gruppo, relativamente ristretto, di organizzazioni private di controllare la vita economica e sociale del pianeta, al fine di aumentare i propri profitti in un lasso di tempo sempre più breve. Esso è anche il “vangelo” economico – comportamentale non solo di uomini molto ricchi e di circa un migliaio di grandi imprese ma anche di molti partiti politici sia di destra che di sinistra. Nelle nazioni convertite al nuovo “vangelo” l’attuazione delle politiche neoliberiste inizia sempre con l’attenuazione della pressione fiscale per i ricchi per proseguire, poi, con lo smantellamento dello stato sociale, con l’abolizione delle norme più restrittive di tutela ambientale e soprattutto con il controllo di radio, televisioni e giornali. Il controllo dell’opinione pubblica, il suo “addomesticamento” è ritenuto strategico ai fini dell’attuazione del progetto neoliberista. I cittadini devono essere spettatori e non attori della propria storia, per cui la manipolazione del consenso è regola generale sia negli Stati con governi autoritari sia, ahimè, negli Stati a democrazia avanzata. A dirigere e governare le nazioni devono essere gli individui che la “possiedono”. Per questo nei governi che si ispirano al “vangelo” neoliberista, si attuano, in genere, politiche di tutela delle minoranze che posseggono rispetto alle maggioranze che non posseggono. In questi stati si contrappone il diritto di proprietà al diritto alla proprietà cioè si esalta il diritto degli individui che hanno la proprietà.

E ancora. L’omologazione delle masse è diventata una scienza. Massa significa numeri molto alti, quantità enorme di prodotti da vendere anche laddove la maggior parte delle persone sono povere. I poveri, non sono più considerati come le vittime passive dello sviluppo ma, grazie alla nuova visione neoliberista assumono anch’essi un ruolo attivo, quello di consumatori. Le multinazionali e le corporations vedono, nei 4 miliardi di poveri, un obiettivo reale di mercato.
L’ampiezza di questo mercato in termini monetari è enorme. In India 200 milioni d famiglie povere rappresentano un mercato di 500 miliardi di dollari. In Cina 500 milioni di famiglie povere hanno un potere di acquisto di 1.000 miliardi di dollari tutti da spendere nei cosiddetti “beni di consumo di massa ”. Complessivamente, oltre un miliardo di famiglie povere nei 20 paesi cosiddetti “emergenti” rappresentano un mercato più grande di quello della Francia, Italia e Germania messe insieme. Il potere d’acquisto del singolo cinese, indiano, brasiliano o egiziano sarà minimo ma, messo insieme, diventa significativo ed estremamente interessante per le corporations.
E allora si studiano nuovi prodotti e nuove tecniche di marketing e distribuzione per arrivare fin nei villaggi più sperduti dell’India, del Pakistan o della Mongolia in cerca di nuovi clienti. E ai poveri si dà il benvenuto nel mondo del consumo di massa!

Domanda: chi ha l’autorità per dire ai poveri del mondo di non comprarsi l’haipod?

Chi ha l’autorità per non far comprare loro le stesse automobili con le quali noi ci spostiamo?

Per contro, alle masse dei paesi occidentali vengono “suggeriti” tutti i comportamenti da adottare per vivere una “vita virtuosa”, dal cosa mangiare al come vestirsi, dal cosa leggere al chi “votare”. Tutto questo in ossequio ai principi di economicità dei beni da produrre e dei servizi da erogare ed ai conseguenti e ovvi massimi ricavi, da realizzare. E l’unicità rappresentata da ogni individuo? A farsi friggere, ovvio! Se si continua così il nome e cognome che si impone alla nascita e che finora ha rappresentato la continuità delle storie vissute dalle unicità che sono i nostri genitori, verrà, inevitabilmente, sostituito da sigle di lettere e numeri, al pari di ogni prodotto che esce dalle catene di montaggio delle fabbriche di mezzo mondo.

Tra non molto essere un “nessuno” ed essere un “uguale” sarà la regola più di quanto non lo sia già oggi. Dobbiamo prendere coscienza che con la globalizzazione gli Stati, le Nazioni, hanno abdicato al proprio ruolo di regolazione degli interessi generali a favore di una libertà, pressoché incondizionata, delle società multinazionali e delle corporations. Il profitto ad ogni costo, costi quel che costi.

Gia, oggi, le multinazionali condizionano pesantemente le decisioni di quelli che una volta “erano” gli Stati sovrani. Del resto, con la ricchezza e il potere di cui dispongono sono in grado di condizionare la politica e le scelte, non solo degli Stati – nazione, ma anche degli organismi internazionali. Posseggono e finanziano scuole, ospedali, università e laboratori di ricerca; hanno proprie flotte aeree, dispongono di propri eserciti di sicurezza, di servizi segreti, etc…Insomma, sono Stati negli Stati e sopra gli Stati. Il mondo è, di fatto, governato da chi è a capo di queste corporations.

Pochi uomini sono in grado di condizionare la vita o la morte di miliardi di essere umani. Il loro paese è il globo terrestre, il loro campo d’ azione è l’intero pianeta, il loro governo è sui popoli e le moltitudini del globo terrestre. E gli Stati - nazione? E la democrazia? Per come oggi è organizzata la società sono un bluff, un bluff autentico. E’ diventata solo un gioco innocente per masse e popoli ritenuti deficienti. Queste masse si accapigliano a favore di Veltroni o Berlusconi, per Aznar o Zapatero, per Obama invece che McCaine, per la Merckel invece che Schroder, pro o contro Blair o Sarkozy o Putin, non sapendo che questi decideranno solo il contingente, il giorno per giorno. Il futuro, il progetto di futuro per l’umanità è definito altrove, da poche menti, da chi è in grado di attivare “processi Maltusiani”.

E tutto ciò è successo solo perché si è voluto sostituire ed imporre ad un liberismo ragionato, ad un liberismo oserei dire “rinascimentale”, al liberismo della matematica di Nash, il Neoliberismo della scuola di Chicago. Gli effetti, i risultati delle politiche neoliberiste si stanno vedendo in questi mesi. Risultato: si privatizzano i profitti ma si socializzano le perdite. Fantastico vero?

http://rlangone4.blogspot.com/2009/08/neoliberismo-i-guadagni-ai-privatile.html