I detenuti protestano

di Anna Gentile - il Tempo

Le carceri scoppiano e, complice il caldo, la situazione negli istituti di pena di tutta Italia rischia di diventare esplosiva. Ieri un agente di polizia penitenziaria in servizio nel carcere di Rossano, in provincia di Cosenza, è stato aggredito da un detenuto che ha tentato di infilzarlo utilizzando un manico di scopa spezzato e reso tagliente e appuntito. Solo la prontezza di riflessi dell'aggredito e di alcuni suoi colleghi che sono intervenuti disarmando ed immobilizzando il detenuto ha evitato il peggio e l'agente se l'è cavata con qualche contusione e sette giorni di prognosi. A Milano, invece, stoviglie sbattute contro le inferriate delle celle o contro le porte blindate. La prostesta si è estesa dal primo reparto detenuti comuni anche al secondo reparto del carcere di Opera, dove si trovano i detenuti in «alta sicurezza», vale a dire i condannati per reati di terrorismo o associazione mafiosa per i quali non ci sono (o non esistono più) i requisiti per il regime penitenziario in assoluto più duro, quello del 41 bis. La situazione nelle carceri è costantemente monitorata da un nucleo «ad hoc» istituto dal capo del Dap, Franco Ionta. Ad ieri sono state registrate proteste nelle carceri di Messina, Bari, Lecce, Foggia, Lucera e Monza. Ma rispetto alla settimana scorsa, quando a Firenze Sollicciano, Perugia, Pisa e Como alcuni detenuti (per lo più extracomunitari) hanno dato fuoco a materassi e a cuscini, le proteste sembrano limitate alla battitura delle inferriate o allo sciopero della fame. E dopo le ultime aggressioni ai danni di agenti di polizia penitenziaria nelle carceri di Rossano, Rebibbia e Saluzzo, il Sindacato Autonomo di Polizia Penitenziaria (Sappe) ieri ha rinnovato l'appello a intervenire al premier Berlusconi, al ministro della Giustizia Alfano e ai presidenti di Camera e Senato Fini e Schifani. Il segretario Donato Capece chiede «impegni concreti per aumentare l'organico del Corpo di Polizia Penitenziaria e per una riforma sostanziale del sistema carcerario nazionale. La sempre più critica e drammatica situazione e la conseguente mancanza di concreti provvedimenti non ricada pericolosamente ed esclusivamente sulle donne e gli uomini della Polizia penitenziaria, che il carcere ed i suoi disagi lo vivono tutti i giorni sulla propria pelle». Una misura «tampone» per controllare «l'escalation di aggressioni» nelle carceri italiane, in attesa di integrare l'organico di Polizia penitenziaria, dovrebbe essere l'impiego dei militari nella vigilanza esterna degli istituti penitenziari. La proposta è di Ugl Polizia Penitenziaria. Il ministro Alfano, dal canto suo, dopo all'appello all'Europa ad intervenire ieri sembrava più ottimista: «Leggo positivamente la risposta immediata di uno dei portavoce della Commissione europea perché precisa due concetti - ha spiegato il ministro - uno che la gestione ordinaria delle carceri appartiene agli stati nazionali; secondo che il governo dell'Europa è pronto ad ascoltare il governo italiano relativamente alle modalità di intervento».