I vescovi attaccano: «Feltri immorale per far piacere al padrone»

Boffo: «Le accuse? Una patacca, Maroni schifato». Il Copasir: servizi non coinvolti. Berlusconi: mai parlato con Feltri

Mons. Coletti (www.collegiogallio.it)

ARTICOLO TRATTO DA: IL MESSAGGERO.IT

La Cei, per bocca del presidente della Commissione per l'educazione e la scuola, monsignor Diego Coletti, attacca duramente il direttore del Giornale Vittorio Feltri. dopo il presunto «incidente sessuale» che avrebbe coinvolto il direttore dell'Avvenire Dino Boffo di cui ha riferito nei giorni scorsi il quotidiano milanese.

Mons. Coletti: Feltri immorale per far piacere al padrone. «Tra i tanti criteri» che guidano la scelta delle notizie «che vale la pena pubblicare e con quale rilievo», il «sospetto fondato» di monsignor Coletti, è che prevalga spesso «quello di far piacere all'editore di riferimento, (leggi padrone), e vendere più copie». In una lettera aperta al direttore del Giornale, il prelato attacca il direttore del Giornale. Per mons. Coletti sono «criteri non censurabili in se stessi, ma pericolosi e immorali quando sono gli unici a guidare la mano del direttore e dei suoi collaboratori». «Anche Gesù - prosegue nella lettera aperta - si trovò di fronte a moralisti improvvisati che accusavano un'adultera, e quando disse che poteva cominciare il massacro solo chi era senza peccato, se ne andarono tutti. Continua ad essere pericoloso erigersi a giudici dei peccati altrui». «Caro signor Feltri - aggiunge - io penso che se fossimo stati, lei ed io, in quella piazza di fronte a quella adultera, ce ne saremmo andati entrambi senza scagliare alcuna pietra».

Berlusconi: «In questi giorni non ho mai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de Il Giornale, né con altri suoi collaboratori». Ad affermarlo il premier Silvio Berlusconi smentendo alcune ricostruzioni giornalistiche che definisce, nel caso specifico, «falsità».

Il premier: mai parlato con Feltri. «Di fronte alla marea di voci, insinuazioni e presunte rivelazioni apparse stamane sui giornali è impossibile smentirle tutte - afferma il premier - ma su una falsità non posso tacere: in questi giorni non ho mai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de Il Giornale né con altri suoi collaboratori».

Dino Boffo, direttore dell'Avvenire definisce intanto «una emerita patacca» il documento che ha portato il Giornale ad attaccarlo. Quello che ha pubblicato il quotidiano diretto da Feltri non è «un'informativa» proveniente da un fascicolo giudiziario. Secondo Il Giornale Boffo sarebbe stato da tempo «già attenzionato dalla Polizia di Stato per le sue frequentazioni».

La telefonata di Maroni. In una lunga risposta alle lettere dei lettori dell'Avvenire, Boffo spiega di aver ricevuto «una inattesa telefonata da Roberto Maroni» che gli ha manifestato «la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette» ma «teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un'immediata verifica nell'apparato di pubblica sicurezza centrale e periferico che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla, era emerso».

«Le accuse? Una patacca». Come avrà fatto, si chiede Boffo, «il Mourinho dei direttori», il «primo degli astuti» a «non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un'informativa che proviene da un fascicolo giudiziario oppure è una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale?». Definisce Il Giornale non più «il foglio corsaro ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio». E annuncia la querela che partirà lunedì.

Il Giornale pubblica oggi il presunto documento del casellario giudiziario che ha innescato il caso Boffo e titola: «Adesso i moralisti odiano il gossip».

Feltri: «Non ho mai parlato di schedature o informative giudiziarie e il Viminale non c'entra in nessun modo. Abbiamo un documento che prova un fatto, se il fatto non è vero Boffo lo smentisca offrendo i suoi documenti ai giornali», ha replicato Feltri, parlando con l'agenzia Ansa. Poi aggiunge: «Mai stato negli ultimi quattro mesi a Roma, nè a Palazzo Chigi né a Palazzo Grazioli e non ho sentito il premier Silvio Berlusconi al telefono. L'unico a telefonarmi, la sera di venerdì prima che l'articolo su Boffo uscisse, è stato il sottosegretario Gianni Letta che aveva saputo della cosa. Ma erano le 23,30 e il giornale era già chiuso».

Quindi Feltri non arretra. «Abbiamo un documento, che tra l'altro domani ripubblichiamo, in cui si prova che il direttore dell'Avvenire ha patteggiato per molestie personali e che la cosa è stata trasformata in una pena pecuniaria. Sui motivi del patteggiamento vai a capire, comunque noi abbiamo un documento che prova un fatto. Dovrebbe essere lui a questo punto ad offrire la sua documentazione ai giornali, il resto non conta».

Il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica (Copasir), ha intanto precisato che a proposito della vicenda che riguarda il direttore di Avvenire, «non ha ricevuto finora alcuna segnalazione su coinvolgimenti diretti o indiretti di persone legate ai servizi di informazione». Lo ha detto il presidente del Comitato, Francesco Rutelli, precisando che il Copasir «vigilerà perché non si registrino deviazioni, in qualunque direzione, dai compiti istituzionali in un momento molto delicato per la vita democratica».

Nel dibattitto interviene il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto che invita a evitare lo scontro tra laicisti e integralisti nel Pdl e considera positivo «il passo verso il Vaticano annunciato da Bossi va nella giusta direzione». Ieri Umberto Bossi, dopo gli scontri della Lega con il Vaticano aveva detto che con la Chiesa c'è bisogno di un «chiarimento» per questoio e Roberto Calderoli andremo insieme in Vaticano, «per ricordargli le nostre radici cristiane».

Solidarietà del cardinal Ruini a Boffo. L'ex presidente della Cei Camillo Ruini Spiega di essere «il primo responsabile» della sua nomina alla direzione di Avvenire, una scelta, aggiunge, «della quale certo non mi pento».

Monsignor Giuseppe Molinari, vescovo dell'Aquila, rivolgendosi a Boffo dice invece in un'intervista a Il Giornale: «Mi auguro, davvero, che quanto da voi pubblicato sulle vicende passate del direttore dell'organo della conferenza episcopale si riveli infondato». Insomma, «la mia speranza è che si provi l'innocenza della persona coinvolta». Del resto, «siamo in tema di Perdonanza. Il gesto di Celestino V - ricorda - ci insegna che il dramma della natura umana non sta nello sbagliare, ma nel non riconoscere i propri sbagli». Aggiunge inoltre che «la guerra a colpi di scandali non l'ha iniziata il Giornale. Semmai altri quotidiani, è evidente».