1 Settembre 2009

Oggi come ieri, 1° settembre

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La politica espansionistica di Hitler tra il 1938 e il 1939 porta all'occupazione della Renania, dell'Austria, del paese dei Sudeti, della Cecoslovacchia, della Boemia e della Moravia, quindi, nel marzo 1939, al patto di non aggressione con l'URSS per tutelarsi da un possibile intervento a est e culmina il settembre del 1939 con l'occupazione del corridoio di Danzica e della Polonia.

È lo scoppio della seconda guerra mondiale.

L'URSS, che dal 1924 è governata da Stalin, subentrato a Lenin, rivendicando i diritti sanciti dal patto stipulato con la Germania, inizia l'occupazione della parte orientale della Polonia, quindi della Lituania, dell'Estonia, della Lettonia e della Finlandia.

Nel 1939, l'Italia che sull'onda delle invasioni tedesche aveva invaso l'Albania, pur avendo stipulato con la Germania un Patto d'acciaio in base al quale se una delle due nazioni avesse fatto scoppiare un conflitto, l'altra avrebbe dovuto intervenire in suo aiuto, si dichiara non belligerante: sarebbe cioè intervenuta nel conflitto una volta ultimata la preparazione delle proprie forze militari. Il 3 settembre del 1939 Francia e Inghilterra entrano in guerra a fianco della Polonia, mentre Stati Uniti, Giappone e Spagna restano per il momento neutrali.

Il primo anno di guerra vede l'offensiva tedesca prima contro la Danimarca e la Norvegia che vengono occupate senza difficoltà, poi contro la Francia attraverso l'invasione di Belgio, Olanda e Lussemburgo. La strenua difesa francese lungo la linea Maginot – dal nome del ministro francese della guerra – non ha buon esito poiché è scoperta proprio lungo il confine con il neutrale Belgio che i francesi non pensavano sarebbe stato occupato da Hitler. La Francia è presto divisa in due parti: una settentrionale nelle mani dei tedeschi, compresa la città di Parigi, l'altra a sud presieduta dal capo del governo collaborazionista (4), maresciallo Pétain con sede nella città di Vichy. Ma non tutti i Francesi si erano arresi: il generale Charles De Gaulle era fuggito a Londra e dalla capitale inglese, da "radio Londra", lanciò un drammatico appello ai suoi compatrioti: "Questa guerra è una guerra mondiale. Tutti gli errori, tutti i ritardi, tutte le sofferenze non impediscono che vi siano nel mondo tutti i mezzi necessari per schiacciare un giorno i nostri nemici. Invito gli ufficiali e i soldati francesi a mettersi in contatto con me. Qualunque cosa avvenga, la fiamma della resistenza francese non deve spegnersi e non si spegnerà".

Il 10 giugno 1940 anche l'Italia interviene nel conflitto: Mussolini dichiara di aver bisogno "di alcune migliaia di morti per sedersi al tavolo dei vincitori" e per assecondare la guerra lampo tedesca – detta anche Blitzkrieg - e così dura pochi giorni e porta alla conquista di Nizza e di parte della Provenza la prima offensiva italiana contro la Francia ormai stremata: l'attacco è definito dagli avversari "una pugnalata alla schiena".

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