3 Settembre 2009

La distruzione della scuola pubblica

di Chiara Acciarini, Alba Sasso
TRATTO DA: www.sinistra-democratica.it

Tratta da: www.unicef.it

Nessuno, per favore, ci parli più di fine delle ideologie. Per la scuola il centrodestra ne ha una, molto chiara e ormai anche esplicita. Ed è grave che il centrosinistra presente in Parlamento, ed in particolare il Partito democratico, si rifiuti di prenderne atto sino in fondo. Si coglie, certo, qua e là, qualche reazione: sulla questione dell’insegnamento del dialetto, in particolare. Non è ancora, però, ancora sufficientemente chiaro a tutti gli esponenti dell’opposizione cosa rappresenti il combinato disposto Gelmini-Aprea per la scuola italiana. Qualcuno, forse, spera addirittura di giocare sulla rivalità, certamente esistente, fra il Ministro e il Presidente della commissione cultura della Camera. In realtà entrambe sono le diligenti scolarette, che, indossando il grembiulino e sperando in un buon voto di condotta, stanno compiendo ciò che Berlusconi, Tremonti, Bossi si attendono da loro: la distruzione della scuola pubblica italiana. E all’operazione assiste con attenta partecipazione la Chiesa cattolica, le cui scuole confessionali non possono che giovarsi della consegna al privato delle funzioni della scuola statale.

Tutti coloro che lavorano nella scuola sono invece ben coscienti di quanto sta accadendo. Sinistra e Libertà vuole offrire, con la sua campagna per la scuola, uno strumento in più per cercare di contrastare un progetto anticostituzionale e antidemocratico.

Vogliamo, a questo punto, riepilogare cosa è accaduto e cosa sta per accadere nel nostro sistema di istruzione, seguendo la scansione temporale degli interventi.

- Innanzitutto, appena il centrodestra è giunto al governo ha sottratto in un colpo solo alla scuola, con il decreto-legge 112/08, otto miliardi di euro in tre anni. Attenzione: non è che non si sia aggiunto abbastanza, che si sia stati avari nell’incrementare il bilancio della scuola. No, si sono sottratte risorse, e proprio in un momento in cui gli alunni nella scuola italiana stavano aumentando. Un fatto che sembra essere del tutto sconosciuto a molti giornalisti, anche a coloro che non sono dichiaratamente di destra. Basta ascoltare un qualsiasi dibattito televisivo: si confrontano, tranquillamente, i dati attuali a quelli degli anni in cui la popolazione scolastica stava effettivamente diminuendo per effetto del calo dell’incremento demografico naturale. E’ uno scenario che appartiene al passato. Oggi il movimento migratorio ha modificato sostanzialmente le cose e nulla è più come prima. La scuola si sta riempiendo di nuovi alunni, che, tra l’altro, necessitano di maggiori supporti, in particolare linguistici.

- Il secondo attacco è stato al funzionamento e alla qualità della scuola, con il ritorno al maestro unico, senza alcuna seria motivazione pedagogica, con lo stravolgimento del tempo pieno e del tempo prolungato, con la riduzione delle ore e degli insegnanti di sostegno per gli alunni diversamente abili. Si è iniziato dalla scuola dell’infanzia e dall’ex-elementare, ma i tagli si sono fatti sentire, e si faranno sentire sempre di più, anche negli altri ordini di scuola.

- Il terzo e il più feroce è stato l’attacco contro gli insegnanti. Troppi, fannulloni, meridionali e anche precari. Ecco, l’essere precario diventa una colpa. Nessuno dice che si tratta di docenti in possesso di abilitazione, vincitori di concorso, presenti da molti anni nella scuola. Per l’anno prossimo saranno 18.000 i precari letteralmente buttati fuori dalla scuola. La loro rabbia, la loro disperazione è ormai cronaca. Ma qualcuno dovrà pur chiedersi perché mai questa massiccia e , in qualche modo sconsiderata, riduzione di insegnanti (si parla di 130.000 posti in meno in tre anni) dovrebbe migliorare la scuola italiana? Serve a migliorare l’apprendimento avere classi più affollate, cambiare insegnanti ogni anno? Serve avere una scuola più povera nel momento in cui sarebbe necessario rafforzarne la funzione educativa di fronte a un progressivo imbarbarimento culturale del paese?

- A questo punto, il massiccio prelievo di risorse umane e finanziarie fa da apripista alla proposta del “nuovo modello” di scuola , espresso in modo chiaro dal ddl Aprea, attualmente in discussione in Parlamento. Un modello che chiude un ciclo della storia della nostra scuola : quello della scuola pubblica, della scuola secondo Costituzione. Insomma, le due esponenti del Popolo delle Libertà si sono divise il lavoro: la Gelmini ha accettato che si impoverisse la scuola pubblica oltre ogni ragionevole misura, l’Aprea la consegna ai privati attraverso la trasformazione in fondazioni e l’invito a cercare così, tramite gli sponsor, i finanziamenti pur sempre necessari alla scuola per funzionare.

- Una scuola ormai lanciata in una competizione sfrenata e non più autonoma, perché impoverita nelle risorse umane e finanziarie, diviene anche il luogo del reclutamento degli insegnanti. Ciò che preoccupa non è solo il percorso accademico di formazione proposto, e su tale punto ci sarebbero molte osservazioni da fare. No, ciò che allarma è l’istituzione dell’albo regionale degli abilitati senza alcuna indicazione chiara dei criteri con cui i docenti dovranno poi essere assegnati alle singole scuole. Si prefigura così una chiamata diretta da parte dei dirigenti, che vizia all’origine il “concorso di scuola” destinato a stabilizzare definitivamente gli insegnanti. E’ la fine del criterio del “pubblico concorso” per accedere alla scuola, previsto dalla nostra Costituzione. Ed è un pesante condizionamento alla libertà degli insegnanti, consegnati almeno parzialmente alla scelta discrezionale dei dirigenti scolastici.

- Infine, con i provvedimenti già in atto di Gelmini sugli scrutini e con quanto previsto dal ddl Aprea, si mette la parola fine alla collegialità nella programmazione e nella progettualità della scuola. Il Collegio dei docenti è di fatto esautorato: basta che si riunisca una volta all’anno! Scompare il Consiglio di classe, composto da insegnanti, genitori e studenti, e viene sostituito da “organi collegiali di valutazione”. La valutazione, spesso un giudizio sommario, sembra ormai l’unico compito della scuola. Si tratta di dare voti, di sommarli, di fare medie e di consegnare alle famiglie e agli alunni il risultato ottenuto. Scompare il bambino, il ragazzo, nella sua unità e nella sua complessità, che richiedono, al contrario di quanto proposto da Gelmini ed Aprea, un’ attenta programmazione didattica e una conseguente valutazione collegiale.

- L’organo centrale di tutto il sistema è il Consiglio di Amministrazione, nel quale non è presente il personale ATA, che pure in una scuola moderna ed autonoma dovrebbe vedere valorizzate le proprie funzioni. Ne fanno parte invece gli esponenti dell’ente locale proprietario degli edifici scolastici e esperti esterni, a cui si aggiungono i rappresentanti di enti, associazioni e fondazioni che sostengono finanziariamente la scuola.

- La scuola è così consegnata alla gestione salvifica del privato. Tutto ciò che è pubblico non funziona, tutto ciò che è privato sì. E’l’ideologia del centrodestra che si impone in un settore-chiave della democrazia e lo devasta. Le scuole dovranno andare a cercarsi le risorse ed è facile prevedere una stratificazione nelle opportunità di conseguirle: maggiori per le scuole situate nei quartieri più ricchi rispetto a quelle dei quartieri poveri; maggiori per la secondaria superiore rispetto agli altri ordini di scuole e per gli istituti che forniscono professionalità per l’industria rispetto a quelle maggiormente orientate verso un “sapere disinteressato”. E lasciando un nuovo, grande spazio alle scuole confessionali, che da anni ormai si dibattono in difficoltà didattiche e finanziarie.

Non si può assistere a questa devastazione senza mettere in atto una forte opposizione politica. Il mondo della scuola è già mobilitato. Noi ci proponiamo di aggiungere altre forze a questa mobilitazione, andando a cercare l’adesione dei cittadini ad una campagna non per la difesa della scuola pubblica, ma per la sua valorizzazione e il suo cambiamento.
Gli italiani hanno dimostrato, più volte, di amare la nostra Costituzione. Deve essere chiaro a tutti che con queste proposte si stanno, di fatto, cancellando i principi costituzionali di libertà e di uguaglianza. In particolare la libertà di insegnamento e l’uguaglianza nelle opportunità offerte a ciascun bambino e bambina, a ciascun ragazzo e ragazza di partecipare pienamente alla vita economica, sociale e politica del proprio paese.