4 Settembre 2009

Baucina (PA): Prosegue fino all’8 settembre il Symposium di Scultura

 di S.I.LOCANDINA-INVITI-SIMPOSIO-BAUCINA-2009

Un Symposium di scultura nel segno della

Ideologia alchemica della “grande madre Terra”      

La pietra: da materia bruta a dignità aurea

(Maria Teresa Prestigiacomo)

 

 

Baucina. Qual è la molla che spinge un direttore artistico-scultore, Vincenzo Deguardi, a realizzare un Symposium d’arte, in Sicilia, in un paese dedito all’agricoltura e da poco anche al turismo? Cosa spinge il primo cittadino, il sensibile ed attento Sindaco Ciro Coniglio e gli amministratori tutti a prendere le distanze da eventuali scelte politiche  goderecce riconducibile all’immediatezza del piacere, in un paese che solo ora si dedica al turismo, ed a credere nel progetto Time Art? La risposta sta nell’amore per  la propria terra, nel credere in progetti lungimiranti, formativi, didattici; sicuramente  forte è la certezza di lasciare un seme, che, germogliando, possa diventare frutto della memoria.

Il progetto  dalla Provincia di Palermo, da Baucina, con un’eco immediata, ha esercitato il suo arcano richiamo, nel mondo degli scultori, attorno al suo territorio; ha richiamato mani possenti di  valenti e straordinari scultori  che da tutta Italia hanno risposto a  Time Art, la cui valenza è quella di  recuperare prustianamente il tempo perduto per l’arte, veicolandolo e distribuendolo in un percorso che costituirà, nel tempo, attraverso un percorso unitario, paese per paese,  un Museo a cielo aperto.

Un Symposium di scultura  quale linfa vitale per la creazione di una memoria storica che andrà a valorizzare, nel tempo, il tessuto del territorio, andrà ad arricchire un contenitore naturalistico già pregno di storia e di cultura, impreziosendo questo già  prezioso scrigno con quelle che costituiscono delle perle, nell’arte: le opere sculturee di Angelo e Vincenzo Deguardi, di Francesco Giglia, di Achille Laiti e di Enzo Puleo.

 Non sterili complementi d’arredo, non solo gradevoli  complementi d’arredo destinati a parchi urbani e suburbani, bensì opere vive, queste sculture dei maestri, il cui plus valore è costituito dal loro linguaggio. Un linguaggio che è comunicazione efficace, attuale,  col presente ma è anche dialogo antico, poetico, in un intimo abbraccio  con l’anima del passato e con l’anima dei Padri; è  linguaggio futuribile che tesse nuove geometrie comunicative che parlino alle nuove generazioni, che rechino in sé persino oggi,  la memoria di ieri e di domani, insieme….

 Opere che con la forma, con la materia e con la sostanza dialogano, dunque,  con il territorio, ne assorbono gli umori ed i sapori. Dal territorio esse leggono e colgono  miti e leggende, con essi tessono ed intrecciano, in forme plastiche e le più variegate,  storie e racconti dei Padri; opere scultoree che altro non sono che sentimenti e saggezza di una comunità scolpite nell’anima, in quell’anima di coloro che non intendono mai dimenticare il passato, l’anima loci, la memoria storica.

Non dimentichiamo  l’idea sacrale della scultura che nasce dal ventre della Terra, si nutre di compone di acqua , di terra, di fuoco, di aria, dei quattro elementi della natura; crediamo di aver intuito in questo processo naturale di nascita della pietra e dalla pietra la nascita della scultura l’ideologia alchemica…

Un’ esperienza quasi magica, mistica, religiosa di trasmutazione della materia che da materia informe, allo stato primordiale, diventa “ altra”, simbolicamente aurea. Se la Terra è dunque procreatrice, fonte di vita e di fertilità, ciascuno scultore ha offerto una eccellente prova nel saper procreare, sulla pietra, in un rapporto d’amore intimo e profondo come tra la mamma ed il suo bambino, rendendo fertile la loro idea per poi trasferirla in una volumetria plastica che condensi l’espressione della loro anima….senza tempo.

Giorgio Montefoschi nel suo ultimo libro “ Le due ragazze con gli occhi verdi” tratta del tema della memoria e afferma che “ La memoria è tutto” e ci ricorda che il tempo è sempre presente, come ci diceva Sant’Agostino. Sappiamo che le lancette dell’orologio si muovono, che la sabbia cade inesorabilmente nel fondo della clessidra…ma la memoria ferma il tempo, la memoria è vita, fino alla fine dei nostri giorni.

 Inoltre, Salvador Dalì, nel 1931, realizzava una delle sue opere più profonde, importanti , dal punto di vista filosofico e la intitolava: “La persistenza della memoria”. In essa,  alcuni orologi “molli” si piegavano e deformavano sotto il peso della memoria…e della sua persistenza.

In conclusione, cinque scultori a confronto, in questo work in progress, cinque brillanti artisti che non temono confronti,  cinque percorsi diversi, cinque stili, cinque generi, cinque mani destre che hanno scolpito cinque straordinarie storie…

E’ già storia, oggi… Si  racconta, a Baucina che un simpatico artista venuto dalle brume del Nord, da Verona,con i baffi antichi, bianco-grigiastri, attorcigliati come due virgole, all’in su, per lavorare la sua scultura, dal nome “Francesca” si sia arrampicato sulle spalle della sua creatura di pietra, di roccia calcarenitica e si dice pure che abbia chiesto, per la sua “Donna col bambino” ad una giovane ragazza, di nome Francesca, di Baucina, diciottenne, in attesa di un bimbo, di posare per lui, quasi alla fine dell’opera, per coglierne i tratti siculi, lo sguardo già “materno”, addolcito dall’attesa…E Francesca è felice di questo!

Scriveva Salvatore Fiume: “ La cosa più importante è che l’artista generi i suoi capolavori ai quali si è dedicato con la cocciutaggine di un innamorato”.

Giorno 8 settembre avrà luogo la serata conclusiva di consegna delle sculture alla comunità ed al Sindaco, alla presenza delle massime autorità.

Seguirà un concerto etnofolk. La fotografia è affidata a Mario Conti, già direttore artistico della prima edizione di lancio del Symposium di scultura.