4 Settembre 2009

LAVORATORI PRECARI DELLA SCUOLA

Siamo al sesto giorno di ininterrotta protesta con sit-in  e presidi di insegnanti precari presso gli edifici di molte città e province del territorio nazionale.

Le rivendicazioni e le grida di rabbia che oggi vengono levate da questi lavoratori,  per decenni utilizzati e oggi licenziati,  sono rivolte contro le dissennate scelte che questo governo, attraverso la c.d. riforma della scuola attuata dalla Ministra Gelmini, in quanto  essa diviene il viatico secondo cui sferrare l’attacco finale per  smantellare la scuola pubblica e la fucina del sapere.

Oggi si parla di numeri.   Si parla di numeri che solo a pensarci fanno accapponare la pelle.  Si tratta di 80 mila tagli da operare nel triennio nella scuola tra personale docente e personale ATA,  20 mila solo quest’anno,  8 mila in campania, oltre 1000 nella sola provincia di Messina.  A questi numeri vanno aggiunti i circa 15 mila lavoratori ex LSU/ATA che attualmente - per effetto della esternalizzazione dei servizi nelle scuole avviati nel 2000 circa e   gestiti da cooperative di servizi -    prestano le proprie opere in numerosi plessi  scolastici e per questi vi è già da tempo in atto una crisi occupazionale rispetto alla continuazione delle attività lavorative, visto che il governo per l’anno prossimo non previsto alcuna  copertura economica .

Come si può  vedere la questione deve essere, obbligatoriamente, rapportata in un’ottica ben diversa e  vista sotto la prospettiva che va  oltre la questione meramente aritmetica dei tagli del personale della scuola.   I numeri alla fine si  potranno sempre aggiustare, si troveranno degli  escamotage per lenire le sofferenze di alcuni lavoratori.  La situazione drammatica occupazionale e lavorativa rimane inalterata se non si interviene con un cambiamento ed inversione di tendenze di strategie di natura politica .

La CUB Scuola  che da sempre ha contrastato quel disegno  condiviso di  scelte politiche  di   frammentazione del lavoro, poiché esso era ritenuto indispensabile, o meglio era la  panacea per  risolvere il problema della disoccupazione in Italia ed in particolare nel sud del paese, nei fatti tutto questo si è tramutato in un vortice per cui non si è fatto altro che produrre un impoverimento generalizzato ed una precarizzazione complessiva nel sistema produttivo in cui, oggi, l’unica via d’uscita  per eliminare il precariato è:   eliminare i precari.

In altre parole per eliminare la precarietà il governo ha pensato bene di attuare un licenziamento di massa incominciando dai lavoratori precari della suola.

La campagna denigratoria attivata nei confronti dei lavoratori operanti nella Pubblica Amministrazione, additandoli quali “fannulloni”, il continuo martellare di  un diverso inquadramento dei lavoratori tra quelli del NORD e quelli del SUD, le richieste dell’introduzioni delle gabbie salariali, e così via,  è l’antidoto di idea condivisa attraverso cui, anche  in virtù di una crisi economica prodotta per decenni dai padroni,  si può avviare  alla cacciata dei lavoratori  dalle aziende e dai processi produttivi  avviando nel contempo un nuovo modello di società  basato per lo più in funzione di decisioni unilaterali ed  assenze di diritti.

Riteniamo, oggi più che mai, indispensabile un  ragionare generalizzato con una visione  che va  oltre i tagli che stanno  operando  nella scuola, perché così come si interviene nella, in egual misura   si interviene nei confronti della sanità, nei confronti degli enti locali, nei confronti del sistema sociale e previdenziale, nei confronti dei trasporti, nei confronti dell’ambiente, nei confronti dei beni di prima necessità come l’acqua,  e così via.

Infatti la prospettiva politica generale è quella di privatizzare e smantellare tutto quello che è pubblico, tutto quello che è l’apparato produttivo dello stato.

In altre parole la crisi economica prodotta in anni di scelte politiche scellerate la si vuole scaricare e far pagare solo ed esclusivamente ai lavoratori.

Queste sono solo alcune delle considerazioni che ci spingono a ragionare in maniera  condivisa e generalizzata, di  essere vicini e solidali con quanti si sono riappropriati del diritto di decidere, le cui  prerogative sono quelle di poter  delineare e definire un  proprio futuro.

Siamo all’interno di questi movimenti perché le rivendicazioni e le lotte popolari basate su principi inalienabili e fondamentali costituzionalmente riconosciti, possono far riemergere quella nobile idea che le decisioni per cambiare società possa  propendere nella direzione di una progressione di emancipazione sociale, di crescita economica e culturale, di un innalzamento della qualità della vita e di allargamento  di legalità e di diritti.

Federazione Provinciale CUB SCUOLA  di Messina