5 Settembre 2009

IN AFGHANISTAN LA NATO COLPISCE ALCUNE CISTERNE RUBATE E PROVOCA UNA STRAGE

di Maurizio Salvi

Tratta da: files.splinder.com

Una operazione della Nato contro i talebani che aspirava ad essere di ordinaria amministrazione si è trasformata invece oggi nell'Afghanistan settentrionale in una nuova tragedia costata la vita a decine di insorti, ma anche a molti civili innocenti, generando per questo nuove dure polemiche sul ruolo della presenza militare straniera nel paese.

Tutto è cominciato quando un commando talebano si è appropriato ieri sera nella provincia di Kunduz, al confine con il Tagikistan, di due autobotti che trasportavano carburante per i velivoli della forza militare multinazionale operante dal 2001 in territorio afghano. I veicoli sono stati localizzati nella notte lungo il fiume Kunduz e i militari del contingente tedesco, attivo con 800 dei suoi 4.200 uomini in quella zona, hanno chiesto l'intervento dell'aviazione. Secondo il comandante regionale della Nato, in quel momento nell'area si trovavano esclusivamente decine di guerriglieri talebani. Fonti vicine alla Forza militare di assistenza alla sicurezza (Isaf) in Afghanistan hanno indicato che alla richiesta ha risposto prontamente un caccia F15 statunitense che ha sparato, centrando gli automezzi e facendoli esplodere.

Solo alcune ore dopo è emerso che le autobotti erano sì presidiate dai talebani, ma che un alto numero di civili si erano avvicinati ad esse per ottenere parte del carburante che veniva distribuito gratuitamente. I media afghani hanno riferito di scene strazianti prodotte dallo scoppio e dal conseguente incendio.

Testimoni oculari hanno evocato "pezzi di cadaveri carbonizzati sparsi per ogni dove" e "le grida di disperazione delle persone ustionate", trasportate molte ore dopo negli ospedali della provincia. I comunicati stampa sull'accaduto si sono susseguiti per tutta la giornata, fino a raggiungere un bilancio, purtroppo credibile, di almeno 90 morti, fra cui moltissimi civili.

All'inizio la Nato e lo stesso governo tedesco hanno assicurato che le vittime erano 56 e tutti talebani. Ma poi il linguaggio si è fatto più prudente, e ai decessi degli insorti si sono aggiunti "molti civili morti o feriti". A Bruxelles, il segretario generale dell'organizzazione, Anders Frog Rasmussen, ha sostenuto che "il popolo afghano deve sapere che noi siamo fermamente impegnati a proteggerlo e che condurremo un'inchiesta esaustiva e immediata". Il governatore di Kunduz, Mohammad Omar, ha dichiarato che a suo avviso "solo la metà delle vittime erano talebani", mentre il capo della polizia provinciale, Abdul Razzaq Yaqubi, ha detto che 55 delle vittime "erano insorti".

L'operazione militare finita male è stata duramente stigmatizzata dal presidente della repubblica afghano Hamid Karzai, impegnato fra l'altro in una riconferma elettorale del suo mandato dopo le elezioni del 20 agosto i cui risultati sono ancora parziali. In un comunicato Karzai ha ripetuto che "nessun civile deve essere coinvolto nelle operazioni militari" e che "prendere civili come obiettivi non è accettabile in nessuna circostanza". Giunta mentre il generale Usa e comandante dell'Isaf, Stanley McChrystal, cercava di applicare nuovi orientamenti per ridurre sia l'impatto sulla popolazione sia le perdite civili, questa nuova tragedia ha scosso Usa e Gran Bretagna, principali attori sul teatro afghano.

La Casa Bianca, che non ha ancora deciso se inviare o meno i rinforzi chiesti dai militari, si è detta "molto preoccupata" per l'accaduto, mentre il ministro degli Esteri britannico David Milliband ha sollecitato "una inchiesta approfondita" per evitare che il governo afghano rinunci a lottare con forza contro i talebani.

(ANSA)