7 Settembre 2009

In ricordo di Adolfo Parmaliana

di Paolo Borrello

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Adolfo Parmaliana, docente di Chimica presso l’Università di Messina, il 2 ottobre 2008 si è suicidato gettandosi da un cavalcavia sulla Messina-Palermo.
Parmaliana, che viveva a Terme Vigilatore, un paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina,
fin da ragazzo si era battuto per la difesa della legalità, per la ricerca della giustizia, contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in senso alle istituzioni.

In un’ interrogazione presentata dal senatore Giuseppe Lumia il 10 ottobre 2008 si rileva inoltre che:

“…In particolare, per molti anni, il professor Parmaliana ha lamentato l’inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti ed altri personaggi di rilievo di Terme Vigilatore…L’infaticabile attività di denuncia del professor Parmaliana sull’illegalità dominante nelle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Terme Vigilatore trovò comunque positivo riscontro nel decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del dicembre 2005, , con il quale venne disposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Terme Vigilatore per il condizionamento mafioso accertato dalla commissione prefettizia…Per converso da ultimo il professor Parmaliana vide mutare la sua posizione da quella di indefesso ed integerrimo accusatore in quella di accusato. Nel settembre 2008, infatti, gli venne notificato un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Barcellona per il delitto di diffamazione aggravata in danno di tale Domenico Munafò, attuale Presidente del Consiglio Comunale di Terme Vigilatore e già Vice Sindaco nell’amministrazione comunale sciolta per mafia nel 2005…Il professor Parmaliana ha vissuto quel decreto di citazione in giudizio non solo come un’infamia ma anche come l’inizio della rappresaglia giudiziaria avviata contro di lui proprio dall’ufficio, la Procura di Barcellona, che era stato oggetto della maggior parte delle sue denunce…Come riportato dalla stampa il professor Parmaliana, prima di togliersi la vita, ha lasciato in casa uno scritto nel quale ha spiegato le ragioni del suo drammatico gesto, fra le quali ci sarebbe, principalmente, proprio il decreto di citazione dal quale era stato raggiunto…”

A questo punto è doveroso riportare una parte della lettera che Adolfo Parmaliana scrisse prima del suicidio:

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.
Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.
Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottare al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli…
Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere…”

Lumia concludeva la sua interrogazione invitando il Ministro della Giustizia a promuovere un’attività ispettiva presso la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, anche per accertare se, all’interno di quella Procura, si fossero verificati effettivamente comportamenti illegittimi.

A carico di due dei magistrati, dei quali il professor Parmaliana aveva lamentato inerzie e omissioni, Olindo Canali, ancora sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, e Antonio Franco Cassata, attuale Procuratore generale presso la Corte di Appello di Messina, furono rilevate, in un’informativa denominata ‘Tsunami’ e realizzata dai carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, condotte allarmanti, come le definì sempre il senatore Lumia.
Olindo Canali rischia di dover lasciare Barcellona Pozzo di Gotto e di non poter più fare il pm. Canali, peraltro, in una lettera aveva espresso perplessità sulla colpevolezza di Pippo Gullotti, condannato all’ergastolo per l’omicidio del giornalista Beppe Alfano, a conclusione di un processo in cui lo stesso magistrato era il pubblico ministero. La prima commissione del Csm ha aperto nei suoi confronti la procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale, contestandogli tra l’altro la frequentazione di personaggi legati a organizzazioni criminali.
Antonio Franco Cassata, alcuni mesi prima della morte di Parmaliana, fu nominato dal Csm alla guida della Procura generale di Messina (a nulla valsero le parole accorate di uno sgomento Livio Pepino, membro del Csm, ‘Ma come possiamo? Uno con quel pedigree?’). Questa nomina fu inoltre fortemente criticata dal senatore Lumia, in un’altra interrogazione, del 4 giugno 2008.

Non credo che occorra aggiungere altro per ricordare Adolfo Parmaliana, tranne che il prossimo 2 ottobre, ad un anno dalla sua morte, verrà presentato, a Terme Vigilatore, un libro di Alfio Caruso a lui dedicato.

http://paoloborrello.ilcannocchiale.it/2009/09/06/il_suicidio_di_adolfo_parmalia.html