7 Settembre 2009

Precari in mutande: la Scuola si mobilita

di Beatrice Macchiaagf134839012407112651_big

Una protesta parcellizzata, diffusa, disperata. Precari della scuola in mutande, in corteo, in sciopero della fame, sui tetti, in presidio permanente o incatenati ai cancelli dei provveditorati. Oppure che minacciano il suicidio, come marito e moglie della provincia di Caserta, o che provocatoriamente lavano i vetri delle macchine agli angoli delle strade.
Da Milano a Messina insegnanti senza cattedra e personale amministrativo senza contratto manifestano la rabbia per i tagli impietosi: 57mila i nuovi disoccupati secondo i sindacati, 19.724 dei quali supplenti che non potranno nemmeno tappare i buchi come finora hanno fatto per tirare a campare. Numeri folli.

La lunga settimana calda si conclude con la moltiplicazione delle forme di lotta. A Palermo i precari hanno indossato le mutande sopra i vestiti davanti al Provveditorato, in attesa della manifestazione regionale indetta per il 14 settembre. A Benevento gli insegnanti, che da giorni occupano il tetto dell'ufficio scolastico provinciale, hanno dato vita al corteo "no-precary day" precisando che nel solo Sannio cinquecento persone non torneranno in aula da settembre. Almeno trecento docenti del "coordinamento 3 ottobre" hanno sfilato a Milano verso il provveditorato regionale, accompagnanti da Antonello Patta (Prc), Emanuele Fiano (Pd) e studenti universitari. A Messina l'occupazione del provveditorato ha lasciato posto, per un giorno, al corteo verso la Prefettura: quattrocento disoccupati che il governo regionale tenta di aiutare specialmente perché non si tratta soltanto di giovani ma anche di persone con venti anni di lavoro alle spalle, di mezza età e dunque difficilmente ricollocabili. Il ministero ha precisato che sette supplenti esclusi su dieci lavoravano nel meridione, mentre soltanto il 20% avevano un posto nelle scuole settentrionali. La sola Campania perde 4mila supplenti.

Oggi le proteste diventano nazionali, con la mobilitazione indetta dalla Uil e che si svolgerà in tutte le piazze italiane. La Cgil scuola invece sceglie Roma per l'appuntamento nazionale di giovedì 10, con un presidio davanti al ministero di viale Trastevere: il segretario Domenico Pantaleo e gli altri esponenti sindacali promettono di incatenarsi contro i tagli di Mariastella Gelmini.
Il Gilda preferisce invece bloccare l'apertura dell'anno scolastico, il 14 e 15 settembre, con un presidio in piazza San Marco a Roma. Il 9 ottobre sarà il turno di Unicobas e il 23 lo sciopero di tutte le categorie proclamato dai Cobas che sostengono insieme con la Cgil la protesta dei precari romani che da venerdì occupano il tetto dell'ufficio scolastico provinciale della capitale, in via Pianciani. Ieri pomeriggio sono scesi per qualche ora e hanno cominciato a lavare i vetri delle macchine indossando cartelli con slogan sarcastici ("i docenti lavano i vetri, le veline fanno le ministre"). I pasti vengono forniti gratuitamente dalle Brigate di solidarietà attiva del Prc, particolarmente solidale con le lotte dei precari di questi giorni: «Chiediamo al governo e al Parlamento di accettare immediatamente le richieste di assegnazione di tutte le cattedre non ancora assegnate e oggi senza copertura» dichiara il segretario Paolo Ferrero. Gli occupanti romani annunciano un presidio a partire dalle 15 sotto il provveditorato, chiamando a raccolta tutti i precari della capitale per dare il via libera a proteste che, annunciano, saranno clamorose.

Il leader dei Cobas, Piero Bernocchi, boccia senza appello anche i contratti di disponibilità annunciati da Gelmini per andare incontro ai precari della scuola: «Non sono altro che un tentativo di dividere i precari offrendo a una ristrettissima fascia dei contratti regionali per mansioni vaghe e ultraflessibili in cambio di sottosalari». Per esempio la Campania utilizzerà venti milioni del Fondo sociale europeo per tamponare il dramma occupazionale di quattromila nuovi disoccupati. Ma gli esperti della scuola ribadiscono: i sussidi di disoccupazione già esistono, quelle del ministero sono misure senza senso. Anche per questo, a livello regionale e provinciale, continueranno le proteste nei provveditorati e presso le prefetture. (Fonte: Facebook)