8 Settembre 2009

Riprendiamoci la libertà di dire

di Claudio Fava

Liberi di cosa, in questo paese? Di maledire i telegiornali di regime e di menzogne? Di masticare amaro per la quotidiana collezione di interviste deferenti e di cronache ubbidienti? Liberi di non comprare più i giornali che non piacciono, di tener spenta la televisione, di parlar d’altro? Non è libertà, questa: è rassegnazione, abitudine al peggio, affezione per le nostre miserie. Contro questa rassegnazione, contro il vizio di voltarsi dall’altra parte ci siamo dati appuntamento il 19 settembre a piazza San Giovanni. Per riprenderci la liberta di dire, di scrivere, di leggere, di avere opinioni e di non chiederne permesso. Libertà di essere informati: perché non lo siamo affatto. E non solo per colpa della stampa di regime e dei tg di Berlusconi. Attorno a me vedo troppi house organ di partito, flautati, reticenti, presuntuosi: e quando diventi la gazzetta di un segretario, poco importa se quel segretario sia di destra o di sinistra.
E’ l’informazione che s’è indebolita in Italia: e questo pessimo governo ha avuto buon gioco nel metterle la cavezza, nel fissare per legge limiti, proibizioni, soglie, divieti. Oggi sappiamo quali fatti è lecito raccontare e quali fatti dovremmo tacere per non finire in galera. Accadeva così in tempi di partito unico. Ma quel partito rimase l’unico perché troppi italiani, anche dall’opposizione, finsero di non capire.
Non vogliamo che accada di nuovo. E dunque saremo in piazza: non per proporre solidarietà a un giornale o per obbedire alla convocazione di un partito ma perchè - da cittadini, da dirigenti e militanti politici - sentiamo l’urgenza di far ascoltare la nostra voce. Un paese che non è informato, che non sa, che non può scegliere è un paese senza libertà. Costretto a non sapere. Costretto a non capire. Costretto a tollerare e a dimenticare.
Un paese così, non so a voi: a me fa paura.