16 Settembre 2009

Inceneritori, imprese in fuga

di Emanuele Lauria

Nessuno vuole più realizzare gli inceneritori in Sicilia. L´ultima gara bandita dall´agenzia regionale per i rifiuti è andata deserta. I tre raggruppamenti che avevano manifestato interesse non hanno depositato un´offerta entro il termine del 31 agosto. Si sono tirati indietro il gruppo Falck, la multinazionale francese Veolia, il consorzio laziale dell´imprenditore Manlio Cerroni.

L´investimento non è stato ritenuto conveniente: non è servito, ad allettare i colossi del settore, l´aumento del 40 per cento delle tariffe a loro favore. È saltata la cosiddetta «procedura negoziata» con il metodo della trattativa privata. Così come a giugno non aveva trovato partecipanti neppure la gara pubblica, aperta a chiunque volesse partecipare. Si riparte da zero nella lunga vicenda dei termovalorizzatori. La giunta, che era stata convocata ieri mattina per affrontare il problema, è stata rinviata a oggi o al massimo a domani.

E sul tavolo di Palazzo d´Orleans finiranno le proposte del presidente dell´agenzia per i rifiuti, Felice Crosta, per superare l´impasse sempre più difficile. Le tre possibili soluzioni contemplano tutte la risoluzione della convenzione con le società del gruppo Falck che nel 2003, nel corso dell´amministrazione Cuffaro, si aggiudicarono le gare per la realizzazione dei quattro termovalorizzatori a Bellolampo (alle porte di Palermo), Augusta, Paternò e Casteltermini. Gare irregolari, secondo la Corte di giustizia europea, a causa della scarsa pubblicità data ai bandi e all´errato sistema adottato: la concessione al posto dell´appalto. La sentenza ha portato alla sospensione dei lavori già partiti. E invano, almeno finora, il governo Lombardo ha cercato di farli ripartire, affidandoli agli stessi operatori industriali o ad altri.

La risoluzione del contratto con le aziende del gruppo Falck potrebbe essere consensuale o unilaterale e non è da escludere l´ipotesi giuridica della nullità dell´accordo. La giunta valuterà la proposta del presidente dell´agenzia, Felice Crosta, ma la decisione sarà politica. E difficilmente, fanno sapere a Palazzo d´Orleans, la Regione potrà evitare un contenzioso con Falck, il cui valore economico al momento non è quantificato. Di certo, difficilmente potranno essere utilizzati per i nuovi inceneritori i siti industriali nei quali erano già stati aperti i cantieri: i terreni in buona parte appartengono al raggruppamento che si appresta a un conflitto con l´amministrazione. Si va, insomma, verso la realizzazione di nuovi termovalorizzatori in luoghi diversi. Sono giorni di riflessione per Lombardo.

Incoraggiato comunque dalla posizione del ministero dello sviluppo economico, che ha precisato che i ricchi contributi statali del Cip 6 non sono vincolati al vecchio piano rifiuti. Ma i tempi stringono: nessuno sa dire come e quando potranno essere costruiti i nuovi impianti. I termovalorizzatori, secondo il piano di Cuffaro, avrebbero dovuto essere completati già nel 2008. La Sicilia vede da vicino lo spettro dell´emergenza rifiuti, la Regione ha cercato di correre ai ripari riaprendo le discariche ma le prime conseguenze potrebbero essere finanziarie: lo stop alle procedure per gli inceneritori comporta una maxi-multa da dieci milioni di euro da parte dell´Unione europea, cui potrebbero seguire sanzioni giornaliere sino a 70 mila euro.

E il governo ha deciso di aggirare le sabbie mobili dell´Ars sancendo in via amministrativa il taglio degli Ato rifiuti. All´ordine del giorno della giunta la riedizione del decreto, che era stato sospeso nell´estate del 2008, con cui il numero degli ambiti territoriali viene ridotto da 27 a 9. Il disegno di legge di riforma dei rifiuti, oggetto di contrasti nella maggioranza, giace in commissione all´Ars da oltre un anno. L´ultimo disco rosso, nelle stanze di Palazzo dei Normanni, l´aveva ricevuto prima della pausa estiva.