19 Settembre 2009

Caccia: Domani apre la stagione venatoria in tutta Italia. Affronteremo violazioni di legge, reati e la vergogna del decreto Orsi

CHASSE-OUVERTURE

Cacciatori italiani in progressiva estinzione e sempre più anziani. Alla vigilia dell'apertura ufficiale della stagione di caccia 2009-2010, prevista ufficialmente per domani anche nelle poche regioni che non hanno effettuato alcuna pre-apertura, la Lav fa un panorama sulla caccia, sui cacciatori e sulla pressione venatoria sul territorio. I dati confermano la lenta ma inesorabile riduzione del loro numero: dal 1988 al 2007 i cacciatori in Italia si sono dimezzati passando da 1.500.986 a 751.876.

Esaminando i dati di una delle regioni dove l'attività venatoria è più radicata, l'Emilia Romagna, si evince che i cacciatori appartenenti alla classe di età 18-50 anni si sono drasticamente ridotti del 72% passando da 52.569 (1988) a 14.711 nel 2004; la classe di età over 50 si è invece ridotta in misura minore, solo del 12%, passando da 46.661 (1988) a 41.268 nel 2004.

Sebbene i cacciatori italiani siano sempre più esigui, la densità venatoria - che esprime il numero di cacciatori ogni 1.000 ettari di territorio - non è diminuita però in modo significativo e negli anni 2000-2007 si è mantenuta costante sul valore di 40-42, a fronte di 57,25 nel 1988. Ciò significa che, sebbene la popolazione dei cacciatori sia in netta diminuzione, la loro pressione sugli animali è aumentata a causa della costante erosione di territorio causata dalle attività di urbanizzazione.

Sconfortante invece il dato sulla vigilanza venatoria, ovvero il numero di cacciatori che deve essere controllato da ogni agente della polizia provinciale: 246 cacciatori nel 2000, 260 cacciatori nel 2007; poiché una pattuglia di agenti è composta da due persone, vuol dire che ogni pattuglia deve controllare ben 520 cacciatori.

Tra le violazioni di legge commesse più di frequente dai cacciatori: abbattimento di fauna non cacciabile, caccia con modalità diversa da quella prevista (es. mezzi non consentiti), caccia in ATC diversa da quella di residenza venatoria, caccia a distanza da abitazioni, strade o luoghi di lavoro, inferiore a quella prevista dalla legge, caccia con documenti non in regola, caccia con utilizzo del cane da riporto (non ammesso nelle giornate di preapertura). Nel 2008, secondo i dati diffusi dal Corpo Forestale dello Stato, i reati a danno della fauna selvatica autoctona (caccia, antibracconaggio e tassidermia) sono stati 1.136 (+ 0,4%) e 2.717 (-13,9%) gli illeciti amministrativi effettuati in base alla legge sulla caccia e antibracconaggio.

"L'assenza di ricambio generazionale tra i cacciatori è la prova più evidente, e confortante, che i più giovani non hanno interesse a praticare questa attività o la disapprovano - spiega Massimo Vitturi, responsabile nazionale Lav settore caccia e fauna selvatica - Il senatore Orsi, autore della scellerata proposta di abbassare a 16 anni l'età per cacciare, avanzata nel disegno di legge con cui si sta tentando di legalizzare una inaccettabile caccia senza limiti, può rassegnarsi e presentare finalmente il preannunciato emendamento abrogativo di tale proposta".

E proprio contro il dl Orsi punta il dito Legambiente, spiegando che "tra le altre scellerate proposte inserite nel disegno di legge vi è quella di abrogare il divieto di caccia decennale nelle zone boscate colpite dagli incendi". Per comprendere quanto sarebbe dannoso autorizzare la caccia nelle aree boscate bruciate, basti pensare che in Italia nel 2008 e in questa prima parte del 2009 (1 gennaio-6 settembre 2009) si sono verificati complessivamente 9.778 incendi boschivi che hanno percorso 43.235 ettari boscati. Calcolando che per ogni ettaro di bosco a macchia mediterranea che brucia muoiono in media 400 animali selvatici tra uccelli, rettili e mammiferi, possiamo stimare che gli incendi boschivi nell'ultimo anno e mezzo hanno ucciso circa 17,2 milioni di animali ai quali si sommano migliaia di piccoli condannati a morire di fame a causa della difficoltà di procacciarsi il cibo nelle aree bruciate. Il divieto di caccia decennale in queste aree è indispensabile per preservare la vita animale sopravvissuta e il suo prezioso habitat. (Apcom)