21 Settembre 2009

Funerali di Stato: un uomo grida “PACE SUBITO!”, la diretta RAI tace l’accaduto.

di Sostine Cannata

Foto tratta da: http://images.gazzetta.it

È accaduto durante i funerali di Stato dei sei parà morti a Kabul. Un uomo presente nella Basilica e sicuramente seduto in un posto nelle prime file, perciò probabilmente vicino a qualcuna delle vittime, durante lo scambio del segno della pace, “si sarebbe impossessato di un microfono” (ANSA) e ha gridato più e più volte “PACE SUBITO!”. La diretta di Rai Uno non ha inquadrato l’accaduto, così come non l’ha minimamente commentato la cronista. La telecamera ha guardato altrove e l’imbarazzata cronista, dopo qualche esitazione dovuta al trambusto che tutti i telespettatori hanno chiaramente udito, e letto nelle facce attonite degli astanti, ha proceduto con la sua scaletta retorica: Onore, Patria, Dovere, ecc. Nell’arco di qualche minuto le grida dell’uomo non si sono più udite. L’ANSA informa che l’uomo è stato portato via dal servizio di sicurezza.

Non sarà questo l'ennesimo segno della “normalizzazione del Paese” che il governo vuole imporre a tutti i costi alla comunità pensante dei telespettatori/elettori?

Bisogna sempre dire che tutto va bene anche quando, alla luce delle rivelazioni di oggi su un rapporto del Generale McChrystal, comandante delle truppe NATO in Afghanistan, la situazione sta precipitando e, nel volgere di poco, se non si prendono idonee contromisure, si perderà la guerra, con tutto ciò che ne consegue?

Oppure è lecito dire che il 90% dei fondi investiti dal nostro Paese e dagli altri in Afghanistan per la cosiddetta ricostruzione pacificatrice sono finiti in bombe e strutture militari?

Occorre immediatamente una riflessione seria, non come quella della diretta di RAI UNO, sulla presenza dei soldati italiani in Afghanistan, anche allo scopo di evitare che altri morti si aggiungano a questi.

Ovviamente dal punto di vista strettamente militare il Comandante McChrystal chiede un aumento di soldati, ma, forse, da un punto di vista politico, pur perdendoci la faccia di Bush, sarebbe il caso di mettere in atto una strategia pacificatrice che non sia la difesa fino all’ossessione di una ormai minoranza del popolo afghano che riconosce in Karzai il legittimo capo del Paese.

L’esperienza di Emergency, presente con più ospedali nel Paese, insegna che con i fucili si fa la guerra e con gli ospedali si fa la pace. Ne consegue che bisogna ripensare le “missioni di pace” e che l’idea di esportare la democrazia è solo una follia-bugia bushiana fatta propria da Berlusconi, e condita con l’idea manicheista che da qualche parte esista l'impero del male e noi, con l’America, che siamo l’impero del bene, abbiamo il dovere di distruggerlo, salvo scoprire dopo, senza "mea culpa", che la cosa che più conta è il petrolio o il gas.

Da che mondo è mondo, una missione di pace presuppone due o più contendenti in campo, e l’esercito pacificatore interposto a far da cuscinetto, una situazione simile a quella che l’Esercito Italiano e gli altri stanno svolgendo in Libano. Giammai si è potuta e si potrà chiamare missione di pace quella che ha all’origine il vizio di intervenire in un altro paese per ribaltare il potere legittimo, si tratti del dittatore Saddam Hussein, del presidente Slobodan Milošević, di Mahmoud Ahmadinejad o dei talebani.