21 Settembre 2009

QUENTIN TARANTINO, ECCO IL MIO MACCARONI COMBAT

di Francesco Gallo - Articolo tratto da www.ansa.it

Quentin Tarantino (http://mentaldefective.files.wordpress.com)

ROMA - Quando c'é Quentin Tarantino non ci si annoia, specie se ha voglia di dare lezione come appunto ha fatto a Roma nel presentare 'Bastardi senza gloria' (nelle sale dal 2 ottobre distribuito da Universal in 400 copie). Il regista di Pulp fiction ha infatti puntualmente replicato alle molte domande dei giornalisti con quella passione e con quel tono perentorio interrotto dalle sue rumorose risate. Intanto dice il regista di 'Pulp fiction', non mi considerate americano: "io sono americano, ma non mi considero affatto un cineasta americano. L'America per me è solo un mercato. Faccio film per il mondo". E aggiunge subito dopo: "Sono una specie di aspirapolvere. Prendo materiale da ogni cinematografia e tutto questo mi succede anche a livello subliminale".

'Bastardi senza Gloria'? "Lo considero un po' come un 'maccaroni combat' come chiamano i giapponesi i film italiani di guerra". L'idea di mettere in campo in 'Bastardi senza gloria' un gruppo di soldati ebrei superviolenti nella Francia occupata dai nazisti durante la Seconda guerra mondiale: "l'ho avuta e realizzata solo perché una cosa del genere non l'avevo mai vista prima". Eli Roth, uno dei bastard del film, gli dà man forte:"io che sono ebreo - esordisce -, sono cresciuto sempre con dei film in cui gli ebrei sono delle vittime. Ora che finalmente si cambi questa percezione delle cose credo sia importante". Tarantino comunque crede nel potere rivoluzionario del cinema. E così, non a caso, cambia la storia della Seconda Guerra Mondiale facendo morire Hitler in una sala cinematografica messa a fuoco dalle pellicole. "Credo sinceramente che il cinema abbia un suo potere - dice - e che in quella scena ci sia davvero una metafora molto succosa e anche un fondo di verità".

E, nonostante il carattere, il regista (che stasera dopo la premiere del film parteciperà a una cena esclusiva al Doney) ama pure critici e carta stampata. "Ci sono critici che sono miei amici. Anzi se non facessi il regista - sottolinea - farei molto probabilmente il critico. Chissà quando andrò in pensione forse potrei scrivere di cinema. Amo anche leggere le critiche, ma non sopporto le recensioni su Internet. Sono uno che ama la carta".

Ma vere risate in conferenza stampa le produce l'intervento di Eli Roth alla domanda di come abbia imparato l'italiano che sfoggia a un certo punto nel film: "La mia scuola di italiano è stato Bombolo, Alvaro Vitali, film come 'Viva la Foca' (film del 1982 di Fernando Cicero con Lory del Santo e Vitali,ndr). Anzi devo dire che nel mio personaggio (interpreta il 'bastardo Donny Donowitz, ndr) mi sono ispirato in tutto e per tutto allo spirito di Bombolo. Ho visto tutti i film di Edwige Fenech e di Barbara Bouchet''.