23 Settembre 2009

Cub: Considerazioni alla lettera aperta del presidente dell’Ente Porto di Messina Rosario Madaudo

"In riferimento alla lettera aperta  del presidente dell’Ente Porto di Messina  Rosario Madaudo se pur condivisa in alcune sue parti, esprimiamo alcune considerazioni soprattutto sulla parte che riguarda la concessione del bacino di carenaggio e di costruzione ex SMEB e sul Piano Regolatore del Porto.

La Palumbo S.p.a. insediata nelle aree sopra citate sin dal Marzo 2006, ad oggi  non  ha ottemperato agli obblighi che aveva assunto come confermato appunto dal presidente dell’Ente Porto di Messina, gli stessi rappresentavano la condizione per l’aggiudicazione delle aree già ex SMEB; riassumiamo le condizioni previste dalla gara:

l’assorbimento di tutti i lavoratori ex SMEB (81) e l’incremento del personale diretto con nuove assunzioni (84) per un totale di 165 lavoratori entro il 31 Maggio 2008, investimenti per 15.500.000,00 milioni di euro per la messa in sicurezza e la relativa ristrutturazione delle aree entro l’anno 2007. A fronte di ciò  l’Autorità Portuale e l’Ente Porto di Messina aggiudicavano la gara per la concessione delle aree alla Palumbo s.p.a., ritenendo migliore l’offerta sopracitata rispetto ai Cantieri del Mediterraneo di Napoli anch’esso concorrente alla gara. La CUB e la FLMU-CUB  in più occasioni hanno denunciato il mancato rispetto dei superiori impegni,  promuovendo iniziative ed incontri, sia con la società come anche con gli enti preposti alla vigilanza e verifica (Ente porto e Autorità portuale). I risultati sono stati per quanto riguarda la Palumbo, il licenziamento pretestuoso (ancora con giudizio pendente dal giudice del lavoro) del delegato della FLMU-CUB e l’esclusione dalle trattative della nostra organizzazione ritenuta scomoda  (Sarebbe un sindacato scomodo!: certamente, perché ricorda ai dirigenti le omissioni riguardanti le assunzioni e gli investimenti annunciati e mai concretizzati? Oppure perché ha chiesto agli enti preposti di verificare che le rituali omissioni quali la pitturazione delle navi espletata non a norma di legge e contro a discapito dell’incolumità dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente?  Oppure perché si è richiesta la verifica agli organi di vigilanza circa l’istallazione dei mezzi audiovisivi che sorvegliano aree adibite alle attività?); certo se è una colpa il non essere un sindacato complice e non allineato alle esigenze aziendali, e bene, siamo orgogliosi delle nostre colpe! Per quanto riguarda gli enti abbiamo constatato la propensione dell’Ente Porto a voler porre in essere controlli e verifiche incaricando dei tecnici per l’accertamento. Nulla ci è stato dato sapere sull’esito dei controlli, tanto che solo adesso, apprendiamo dalla lettera aperta (noi ne eravamo certi) che le assunzioni di personale e gli investimenti previsti non sono stati effettuati come da noi denunciato (ad oggi ne risulterebbero circa 50 dipendenti complessivi). Aggiungiamo inoltre la nostra ferma convinzione dell’irresponsabilità della Palumbo e degli Enti stessi circa l’abbandono totale del cantiere di costruzione (cantiere ex Cassaro), dove non vi è stato  un servizio di custodia che garantisse almeno che le strutture e i beni non venissero depredati. Tutto questo forse perché se il cantiere riprendesse l’attività cozzerebbe con il nuovo piano regolatore del porto che nei fatti ha destinato ad altro quella ed altre aree nella zona falcata? Per tutto ciò, rimaniamo perplessi dal comportamento dell’Ente Porto in quanto accertando le inadempienze che a nostro avviso potevano invalidare la gara, e, non è stato consequenziale con provvedimenti del caso almeno di nostra conoscenza, e, di non aver notificato l’esito della verifica  alla Procura della Repubblica affinché il la stessa potesse verificare la presunta illegittimità e le presunte connivenze da noi denunciate, e accertare le eventuali responsabilità penali anche riguardo l’aggiudicazione della gara. L’Autorità Portuale negli incontri avuti con la CUB si è dimostrata insensibile alle nostre segnalazioni, non ha dato ascolto quanto da noi sostenuto, sostenendo “che la Palumbo s.p.a.  stava rispettando gli impegni assunti in fase di gara ed avrebbe sviluppato enormemente la cantieristica navale”. Dalla gestione Garofalo, al commissario Di Virgilio e fino alla gestione dell’attuale presidente Lo Bosco abbiamo avuto la netta impressione che l’ente abbia concentrato tutta  l’attenzione alla stesura e alla rapida approvazione di un piano regolatore del porto da noi fortemente avversato, poiché riduce le aree della cantieristica navale e  limitando l’occupazione nel settore. Questo confligge a nostro parere, anche in ordine alle attività demandate all’Autorità Portuale, che dovrebbe occuparsi di promuovere le attività commerciali del porto sviluppandone i traffici e le strutture e non promuovere destinando ampie aree della zona falcata alle attività turistico alberghiere, porti turistici e zone residenziali, il tutto in aree demaniali. Dare seguito a questo progetto ha permesso di ostacolare prima e impedire poi l’eventuale realizzazione del punto franco,  proposto dall’Ente Porto, il quale avrebbe occupato parte delle aree, che di fatto vanificava gli sforzi dell’Autorità Portuale impedendo il cambio di destinazione delle aree. Allo stato attuale la cantieristica navale a Messina è in grave sofferenza. Le difficoltà (strumentali) della Rodriquez, e alla Palumbo alla quale venivano affidate le possibilità di rilancio del settore,  ha posto i lavoratori in ferie forzate per mancanza di commesse. Tutto ciò in forte contraddizione alla richiesta dei mesi scorsi circa la concessione del  molo Libia  tentando nei fatti di rafforzare il monopolio delle riparazioni. E’ singolare l’atteggiamento della Palumbo spa  dove a Napoli  si è opposta  all’utilizzo in esclusiva del bacino di carenaggio in concessione alla CAMED di Napoli, ed ottenendone giustamente l’utilizzo promiscuo  della struttura pubblica per tutti gli operatori del settore. A Messina, la medesima Palumbo, ha incarnato il ruolo opposto tentando (purtroppo riuscendoci) a rafforzare una posizione già dominante verso il monopolio assoluto, con l’ulteriore richiesta dell’ultimo molo libero di tutto il porto. Ricordiamo infine alla Palumbo s.p.a. e agli enti preposti che ne detengono le aree, che anche a Messina il bacino di carenaggio  e i moli, sono delle strutture pubbliche, non si comprende perché una norma europea contro i monopoli, viene recepita ed esercitata dall’Autorità Portuale di Napoli, mentre a Messina avviene l’esatto contrario. Cogliamo l’occasione di quanto sin qui descritto dalla CUB e la FLMU-CUB, e, le recenti riflessioni del presidente Madaudo, se non ricorrano le circostanze o l’opportunità che organi istituzionali di più elevato livello, possano attivarsi autonomamente ove se ne ravvisano spazi di specifica pertinenza. La CUB e la FLMU-CUB  manifestano la propria disponibilità ove richiesto, di essere sentiti qualora anche la procura della repubblica lo ritenesse opportuno"googleMessina.

Per il Coordinamento Provinciale CUB

Federico Magro, Enzo Bertuccelli e Filippo Sutera