29 Settembre 2009

Ato: Esposto dell’avvocato Carlo Marullo contro la tariffa d’igene ambientale della”Messina Tirrenica”

Agli scandali, dovuti alla cattiva amministrazione e gestione degli Ato di Enna, di Catania e della Campania, si è aggiunto un altro fatto grave che ha coinvolto ed accomunato migliaia di cittadini: il pagamento forzato delle tariffe TIA (tariffa d’igiene ambientale in sostituzione della TARSU – tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), raddoppiata ed ingiusta, si legge negli innumerevoli comunicati stampa delle associazioni dei consumatori, si aggiunge adesso un nuovo caso nella provincia di Messina. A sollevare il caso è stato l'avv. Carlo Marullo di Condojanni, console dell’ordine di Malta, coadiuvato dall’esperto, in materia tributaria, della Lega Siciliana delle Autonomie Locali,  Antonio Cogocassonettide, dottore Commercialista e revisore dei conti. Infatti numerose  sono le sentenze della recente giurisprudenza, richiamate nel suddetto esposto, che potrebbero confermare le attente e puntuali disamine tecniche illustrate dall’esperto della Lega in una materia tributaria di rilevante attualità. Tra le righe, è facile comprendere che i cittadini pagano una tariffa senza sapere quali siano i reali costi della stessa per l’attività di smaltimento dei rifiuti solidi urbani svolta dal gestore.

Sarebbe innanzitutto opportuno che ogni cittadino si prendesse la briga di accertare se i parametri di applicazione (fissi e variabili) per la tariffa, indicati nelle fatture, soprattutto per le utenze non domestiche, siano compatibili a quelle effettive. Parametri che potrebbero non essere aggiornati per le mancate o errate rilevazioni dei dati degli immobili e della loro destinazione d’uso. A complicare le cose, spiega Antonio Cogode, è l’I.v.a sulle fatture emesse dall’ATO. I cittadini, infatti , (utenze domestiche e non domestiche), potrebbero essere al più presto rimborsati dagli ATO dell’iva pagata e non dovuta. Ecco in sintesi alcuni passaggi delle motivazioni riportate nell’esposto:

“Le fatture emesse appartengono a quegli atti contenenti un prelievo rientrante nella sussistenza della giurisdizione tributaria così come disciplinato dal combinato disposto degli artt.2 e 19 del d.lgs.546/1992. Ne consegue che in quanto atti aventi natura tributaria (Cass.Sez.civile I, 05/03/2009 n.5298, 5297, Corte di Cass.SS.UU. 08/03/2006 n.4895 e 09/08/2007 n.1752) non possono essere assoggettati ad ulteriore tassazione. Pertanto l’Iva applicata sul prelievo tributario determinato dall’emissione delle fatture risulta illegittima per il generale divieto del ne bis in idem. Peraltro, si legge tra le note, anche la Corte Costituzionale, con sentenza n.238 del 27.07.2009 pubblicata sulla G.U. n.30 il 29.07.2009, ha sancito la natura tributaria della Tia, dichiarandone la non assoggettabilità all’Iva”. E’ del tutto evidente, che i gestori, che in modo frettoloso ed imprudente, hanno applicato l’iva ad un tributo, dovranno disporre ed emettere, ai sensi del comma 2 dell’articolo 26 del D.p.r. 26/10/1972 n.633, continua Antonio Cogode, apposite note di variazioni in diminuzione I.v.a. (cosiddette note di credito) dirette a rettificare l’errato addebito dell’iva sulle fatture emesse. Se questa sarà la conseguenza paradossale, ma giusta, a cui andranno incontro intere cittadinanze, sorgono alcuni spontanei interrogativi, almeno per i contribuenti di gran parte della provincia di Messina. Fatta salva la certezza che tutti i cittadini dovrebbero per legge essere rimborsati. Ma come avverrà tutto questo ? Saranno i singoli gestori che provvederanno a compensare gli ultimi 5 anni, o dovranno essere gli stessi cittadini, martoriati dai notevoli prelievi patrimoniali, a richiedere i rimborsi spettanti? E quanti saranno i cittadini, che a proprie spese si dovranno accollare l’onere di farsi assistere da un professionista per recuperare quanto loro dovuto? Non sarebbe stato opportuno nel frattempo, da parte del gestore, fornire delle linee guida al cittadino per metterlo al corrente sulla procedura da seguire? Alla luce delle nuove disposizioni normative evidenziate nell’autotutela presentata dall'avvocato Marullo alle autorità competenti, sarà necessario rispondere ai quesiti che si porranno i cittadini. Un ultimo interrogativo potrebbe inquietare tutti. Se il cittadino si rifiutasse, a torto o a ragione, di pagare le fatture con addebito errato dell’iva e l’ATO iscrivesse a ruolo gli importi dovuti, quante migliaia di cartelle esattoriali, l’agente della riscossione, dovrebbe far recapitare a quei cittadini ignari o distratti? Anche questo particolare ed interessante aspetto, già dibattuto nelle sedi delle commissioni tributarie, oltre che a suon di comunicati stampa dalle federazioni dei consumatori allarmati, è stato riportato in un’apposita sezione dell’atto in autotutela che Antonio Cogode ha sviluppato con dovizie di particolari. L’iscrizione a ruolo da parte degli ATO,  rappresenta un palese e grave illecito amministrativo, in quanto la legge di conversione del D.L.n.208/2008 conferma il blocco del regime del prelievo per tutto il 2009 e consente di passare alla Tia soltanto dopo il 30 giugno 2009 anche in assenza di regolamento attuativo. Prima del 30 giugno 2009, in assenza del regolamento per la determinazione della tariffa (art.238, comma 6, D.Lgs 152/2006), gli ATO hanno esclusivamente il potere limitato alla gestione del servizio di raccolta dei rifiuti urbani sulla base della tassa già determinata dai comuni interessati. Tale normativa di legge, come  del resto sancito da tutta la giurisprudenza tributaria, vieta agli ATO di poter iscrivere a ruolo importi di tariffe non pagate, in quanto organo non competente a delegare il concessionario alla riscossione del tributo. La “Serit Sicilia SpA” di Enna ha reso noto, infatti, di sospendere l’esecutività di tutte le cartelle esattoriali, contenenti l’iscrizione a ruolo della tariffa d’igiene ambientale TIA riferita agli anni 2006 e 2007 in attesa dell’annullamento delle iscrizioni a ruolo da parte degli impositori ATO e Sicilia Ambiente SpA ed in conseguenza alla sentenza n.48 del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana, depositata lo scorso 9 febbraio che ha dichiarato illegittima la tariffa determinata dagli “ATO” per l’anno 2006 e da Sicilia Ambiente SpA per l'anno 2007.

Appare evidente, dalla descrizione dell’atto di opposizione, che i cittadini avrebbero ben d’onde per ricorrere alle competenti Commissioni provinciali tributarie, qualora volessero tutelare i propri diritti contro l’emissione di cartelle esattoriali. La conseguenza, ancora una volta, potrebbe essere quella di rallentare il processo di transizione del servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi che dagli enti locali dovrà definitivamente passare agli enti gestori. Un futuro non del tutto roseo per le attuali Autorità d’Ambito che gestiscono la spazzatura potrebbe essere causato anche da alcune irregolarità, evidenziate nell’esposto, che riguardano tutti quei regolamenti comunali applicati dal gestore e non adeguati alla finanziaria 2007. Scrive nella nota  il dott. Antonio Cogode, che a seguito del riconoscimento della natura tributaria della Tia da parte della Corte Costituzionale, con la sentenza n.238 del 29.07.2009, i Comuni hanno l’obbligo di adeguarsi alla disciplina fiscale prevista dalla “materia unica sui tributi locali” prevista da alcuni commi della finanziaria 2007. In sintesi, nei suddetti regolamenti, devono essere riportate le modalità ed i termini per accertamenti e rimborsi dei tributi locali, così come disposto dalla Legge Finanziaria degli Enti Locali. E’ particolarmente interessante aver fatto notare che i regolamenti degli enti locali che prevedono norme sanzonatorie non espressamente previste da norme tributarie, possono violare le garanzie previste dall’art.23 della nostra Costituzione. A rafforzare tale principio costituzionale è anche il comma 165 dell’articolo 1 della Legge Finanziaria 2007, aggiunge Antonio Cogode, che stabilisce che eventuali interessi applicabili ai tributi locali sono esclusivamente quelli legali, sia nel caso in cui l’ente ha regolamentato in materia, sia nel caso in cui non ha modificato i propri regolamenti. Anche l’Ufficio federalismo fiscale del Ministero dell’Economia e delle Finanze, si legge nell’esposto, con nota del 20 aprile 2007, n.6464, ha chiarito che i comuni e le province: “devono adeguare obbligatoriamente i propri regolamenti alle disposizioni contenute nella Legge Finanziaria, così come stabilito all’articolo 5 dello Statuto dei diritti del contribuente”. E allora, riepilogando: se l’iva applicata sulle tariffe tia, se i regolamenti non adeguati degli enti locali, se le iscrizioni a ruolo degli ATO, non dovessero essere elementi sufficienti per informare il cittadino sull’attuale situazione in materia di rifiuti solidi urbani, la ciliegina sulla torta è garantita dai “piani finanziari” dell’ATO ME 1. Il gestore ha pubblicato sul proprio sito internet, incalza Antonio Cogode, la: “Guida alla lettura della fattura tia” dove alla sezione: “Come si calcola la tariffa di Igiene ambientale” ha riportato il seguente testo:“L’importo della fattura inviata dall'ATO ME 1 S.p.A. è calcolato sulla base del piano finanziario approvato da ognuno dei 33 Comuni soci, nel quale sono anche stabiliti i coefficienti presuntivi “k” di produzione dei rifiuti, che determinano la Tariffa d’Igiene Ambientale”. E’ necessario trovare pertanto puntuali riferimenti presso ogni ente locale – socio dello stesso gestore, in capo al Consiglio comunale o provinciale che avrebbe dovuto approvare periodicamente i relativi piani finanziari. L’esperto della Lega fornisce motivazioni di tale assunto con la seguente normativa in vigore e la copiosa giurisprudenza. L’art.49 del D.lgs. n.22 del 1997, nel disciplinare la TIA, stabilisce in maniera assai chiara che la TARSU viene automaticamente soppressa nel momento in cui i comuni provvedono all’integrale copertura dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani attraverso la TIA. Secondo il tutt’ora vigente DPR 158/1999, per quegli enti locali che sono passati alla TIA, la copertura dei costi, deve essere integrale, analogamente a quanto previsto dalla nota che in data 31.12.2008 la Prefettura di Avellino ha diramato a tutti i Comuni della regione Campania al fine di imporre l’adozione dei piani finanziari. Tale adempimento è obbligatorio, pena lo scioglimento dei consigli comunali. In mancanza di una regolare approvazione della copertura dei costi (la copertura dei costi è variabile ogni anno in base ai dipendenti assunti dal gestore, alla qualità e quantità di rifiuti, ai continui aggiornamenti sulle lottizzazioni edilizie, alla gestione generale, all’utilizzazione della raccolta e dei trasporti, al fabbisogno finanziario, alla raccolta differenziata ecc.ecc) mediante l’approvazione di adeguati piani finanziari di cui all’art.8 del DPR 27.04.1999, n.158, ed in conformità a quanto previsto dall’art.42 lett.f, D.lgs.n.267/2000, il gestore, si legge nell’atto presentato dal Conte Marullo, non può intervenire per determinare la tariffa di igiene ambientale, il suo eventuale aumento o eventuali conguagli. Tali principi normativi sono stati confermati dal recente orientamento giurisprudenziale. La sentenza n.800/2007 del Tar Toscana, stabilisce che anche nei casi in cui la gestione dei rifiuti è affidata agli Ato, la tariffa è determinata dagli Enti locali. Tale orientamento è stabilito anche con le sentenze n.1122/1/06 e n.101/2/07 della Commissione tributaria provinciale di Enna. Queste ultime sentenze, in particolare, disapplicano, ai sensi dell’art.5 della legge n.2248/1865, l’ordinanza n.885/2003 del Commissario ai rifiuti che conferiva alle società d’Ambito la competenza a determinare le tariffe. La suddetta ordinanza è stata disapplicata anche dalla CTP di Catania che con Sentenza n.805/6/2008 ha chiarito, contrariamente a quanto affermato dal T.A.R., Sezione staccata di Catania, che l'O.M. suddetta non può conferire al Commissario Delegato la potestà di derogare alla competenza dei Consigli comunali in materia di istituzione ed ordinamento dei tributi e di disciplina delle tariffe per la fruizione dei beni e dei servizi. Uno scenario tutt’altro che confortante quello che appare soprattutto per il futuro delle tasche dei cittadini del messinese che potranno essere confortati soltanto dai rimborsi iva. Tempistiche non adottate nel modo giusto dagli enti locali, mancanza di coordinamento tra enti locali ed ente gestore, incompatibilità sulle competenze, inadempimenti burocratici, scarsi controlli di gestione, potrebbero essere alcune delle cause che hanno portato i nodi al pettine nell’attuale gestione dell’ATO1 Me SpA, unitamente alle complicazioni insite della materia che il legislatore non ha ancora risolto. Non si potrà avere  - conclude la nota di Cogode - il miglioramento sperato, nella gestione degli Ato ,  senza la volontà di trasformare la burocratizzazione di certe pubbliche amministrazioni in unità locali di management, dove ai vertici devono trovare posto veri “operator-manager”.