La natura non fa scon­ti

APOCALISSE MALTEMPO MESSINANei paesi della riviera jonica messinese, dove con lacri­me e dolore dilaga la rabbia per quest'ultimo disastro che in parte si poteva evita­re, c’è un sindaco rimasto a ripetere che ha piovuto tanto, come se davvero l’apocalisse su montagne senza alberi e su torrenti cementificati fosse so­lo colpa della natura e non una tragedia annunciata. Intanto sotto la parte della montagna crollata di Giampilieri l'arcivescovo di Messina, Calogero La Piana, con gli occhi ca­richi di pietà,  ha analizzato le cause del drammatico disastro: «La tragedia, ancora una volta abbattutasi sulle stesse zone di due anni fa, interpella la coscienza e il senso di responsabilità di ciascuno nel custodire la natura, riconoscendola dono prezioso creato da Dio e autentico bene per l’uomo, il quale però sovente la stravolge per la ricerca di effimeri progressi. La violenza della natura alla fine si ritorce contro l’uomo stesso, causando conseguenze devastanti». La Piana auspica «che in questo momento la solidarietà affettuosa, il farsi carico delle altrui sofferenze per alleviarne il peso e il comune senso di appartenenza civile ed ecclesiale, possa contraddistinguere il servizio offerto». «Si è ripetuto quello che era accaduto due anni fa, quando, solo per un miracolo, non ci furono morti». Il dissesto è responsabilità dell’abusivismo ma soprattutto dell’abbandonò della cura del territorio: rimboschimento, pulizia dei torrenti, captazione delle acque, strade sicure, messa in sicurezza di autostrade e ferrovie. Non si può continuare a pensare che non possa piovere più e che bastino solo muri di contenimento per fermare il dissesto idrogeologico, così come non è pensabile continuare a pianificare in modo illogico la città, costruendo ovunque, anche nei letti dei torrenti, costringendo i cittadini a vivere in una trappola mortale, per evitare la quale si immaginano ulteriori nuovi scempi che aggraverebbero ulteriormente la situazione già oggi drammatica. Si colga l’allarme lanciato dal genio civile e si fermi tutto, si investa in ciò che rende più sicura e civile la vita a Messina, senza continuare a pontificare nel senso vero del termine, di ponte e opere connesse e compensative e fantomatici piani triennali che prevedono ulteriori valanghe di cemento. Si è costruito dovunque, su terrapieni, montagne e colline di sabbia, senza regole e senza strade di accesso sicure per le abitazioni. La natura non fa scon­ti. Prima o poi, gli errori ricadono addosso a chi li ha compiuti. Semi­nando morte e distruzione, come vediamo nel Messinese.

Dario Buonfiglio