Protezione civile?

di Beniamino Ginatempo

Sono le 22 del 2 Ottobre. Scrivere un pezzo su quello che è successo. Trovare le parole per dire per l’ennesima volta che ci sono morti, feriti, sfollati, corpi ed affetti straziati, frazioni isolate, fango e liquami nell’acquedotto… Tragedie annunciate perché la politica è assente, perché il territorio è stuprato in nome del dio PIL, perché…, perché… Ridire e ribadire sempre le stesse cose, dimostrare che noi ecologisti avevamo ragione tutte le volte che abbiamo scritto ed urlato che il disastro era davanti a noi, come tante Cassandre, inascoltate e forse inascoltabili. A cosa è servito tutto ciò? A subire la solita atroce beffa da parte di deputati, governatori, sindaci, assessori, a sentire ancora una volta il loro “MAI PIÙ”. Menzogna, menzogna, menzogna! Menzogna detta sapendo di mentire. Mentono e sanno che dovranno mentire ancora alla prossima frana annunciata, al prossimo incendio, al prossimo terremoto. No, basta! Farò solo la cronaca della mia giornata, delle mie emozioni, della mia rabbia, del mio sdegno, via via che i dispersi si trasformavano in morti ammazzati. Ammazzati dalla nostra follia, e pure dalla nostra incapacità di farci ascoltare, dalla nostra irrilevanza politica e sociale.
Pioveva forte da un po’ ieri notte, quando sono andato a letto, ed ho detto a Patrizia: “Vuoi vedere che domani, per la terza volta in due settimane, ci saranno frane e l’autostrada Messina-Catania la chiuderanno per la terza volta? Speriamo che Paolo Guarnaccia e Claudio Grosso, che devono venire da Catania per il Convegno su “Rifiuti Zero” con Paul Connett, possano arrivare.
Ma la mattina alle 7: 3 morti e 30 dispersi, e, ovviamente autostrada, statale e ferrovia sepolte sotto migliaia di tonnellate di fango. Giampilieri e Scaletta, stavolta, dopo Sant’Alessio e Santa Teresa, due settimane fa, dopo Letojanni e Mongiuffi Melia, la settimana scorsa, per fortuna, sì davvero solo per fortuna, senza morti. Ma porca miseria!, a Giampilieri, dove era crollata la montagna due anni fa. Dove era già stata fatta la gara e assegnato l’appalto per la messa in sicurezza del costone. Ma dove i lavori non sono iniziati, perché il comune di Messina, in crisi finanziaria, a tutt’oggi non ha concesso la disponibilità dell’area alla ditta!
Una e-mail di Claudio Grosso: come faccio ad arrivare? Il convegno è confermato? Rispondo: Boh! Forse ci sono percorsi alternativi, ma è previsto cattivo tempo e sarebbe un’avventura. E intanto i morti diventano 4. Poi 7 e arriva Bertolaso. 9 morti. 13 all’ora di pranzo. 14. E il convegno? Come farlo dopo questa tragedia? Bertolaso in conferenza stampa: possiamo solo dire che attualmente i morti sono 14, ma non quanti sono i dispersi, perché noi le notizie le diamo solo quando sono certe; i soccorsi sono difficili, ma comunque la situazione è sotto controllo. SOTTO CONTROLLO???
E intanto arriva Paul Connett. 18 morti. E 19. Le telefonate dei compagni e pure della DIGOS: ma il convegno è confermato? È opportuno farlo? Penseranno che non rispettiamo neppure i morti. Ed ancora: interventi programmati che saltano, perché amministratori ATO, sindaci, sindacalisti, televisioni vanno altrove (inseguite da amministratori e politici), alle prese con il disastro. Poi abbiamo deciso di farlo lo stesso, perché un seminario di Paul Connett non si può perdere, e perché l’emergenza rifiuti ed il saccheggio del territorio sono due facce dello stesso poliedro: il saccheggio del territorio, la politica debole con i potentati economici ma dura con i cittadini, la cui vita non è più il bene supremo di una nazione, ma solo lo strumento per rilanciare l’economia in crisi aumentando i consumi e i rifiuti, così cresce il PIL. Un minuto di raccoglimento, per bearci della nostra ipocrisia. Forse abbiamo fatto male, ma c’era un centinaio di persone.
Brava la protezione civile a organizzare i soccorsi. Ma chi ci proteggerà dalla prossima inondazione? Ma cosa mai protegge questa protezione civile? A che servono tanti assessori e funzionari? A contare con esattezza i morti, a trasferire gli sfollati nelle scuole, nelle palestre, a rifocillarli e dar loro una pacca sulla spalla e dire “Ci dispiace che sua figlia sia morta soffocata nel fango, abbiamo fatto il possibile ma non siamo arrivati in tempo”.
L’abbiamo scritto tante volte. Dopo L’Aquila. Dopo quel ragazzo nel torinese morto a scuola quando è caduto il soffitto. Dopo la morte atroce di Matteo Cucinotta, della sua compagna Lucia, di suo fratello, della mamma di Lucia, bruciati vivi due anni fa insieme ad altri lavoratori in un incendio estivo, mentre festeggiavano il compleanno di Matteo. Lo posso scrivere di nuovo anche se mi sembra inutile: “La manutenzione del territorio e degli edifici è la più grande ed urgente opera pubblica di questo paese”. Ma non riusciamo a farci ascoltare. Così l’assenza di prevenzione, che è l’unica protezione possibile dalle calamità naturali, trasforma la protezione civile in soccorso e conta dei morti.
Ora basta, siamo a lutto. E purtroppo stasera piove forte di nuovo.