ARCHIVIARE PONTE

Il risanamento del territorio e l'archiviazione della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina ''come unica priorità'': queste le richieste del Wwf al Governo dopo il disastro di Messina. Per l'associazione è necessaria ''una flessibilità del territorio che non può più essere assediato da costruzioni e cementificazioni''. Il Wwf ricorda che la realizzazione del ponte e delle opere connesse comporterà un fabbisogno di inerti pari a 3.540.000 metri cubi di materiali (di cui 1.750.000 da cave) e una produzione di materiali da scavi per 6.800.000 metri cubi (di cui 5.010.000 andranno a deposito). Con un coinvolgimento, aggiunge l'associazione, di tutto l'hinterland urbanizzato. Nel solo territorio di competenza del Comune di Messina sono previste ben 12 grandi aree di cantiere. La tragedia di Messina, sottolinea il Wwf, si iscrive nel quadro ''di una cementificazione e urbanizzazione selvaggia'' che assedia il nostro Paese da oltre 50 anni. Un'urbanizzazione, cresciuta del 500% dal 1956 al 2001 - aggiunge - e che ha raggiunto un picco tale che a ogni cittadino possono esserne attribuiti in media ben 230 mq. Per dare un'idea, basti pensare che più di 100 Comuni hanno urbanizzato oltre il 50% della propria estensione e che solo il 14% del territorio nazionale dista più di 5 km da un centro urbano. Quasi il 60% dell'urbanizzazione si concentra nelle pianure, che coprono il 18% del territorio italiano''. Ma anche gli 8.000 chilometri di costa, le colline pedemontane, le aree lungo i fiumi e perfino le piccole isole e le aree agricole non vengono risparmiate. Un trend che, con la scusa di un rilancio economico che andrebbe a rafforzare un comparto edile, conclude il Wwf, ''è destinato a degenerare in un effetto domino che apre allo scempio''.