Messina, una strage annunciata

di Elena Di Dio

Tratta da: notizie.tiscali.it

L’epicentro della tragedia è il cuore di un villaggio all’estrema periferia sud di Messina: Giampilieri, un migliaio di anime che vivono lontano dal centro città e che già avevano subito il peso della devastazione.

Il 25 ottobre del 2007 un nubifragio aveva portato da valle a mare i detriti di una montagna che sembra senza radici e senza ancoraggi. Oggi è accaduto di più: la montagna è crollata addosso ai palazzi di Giampilieri superiore, sbriciolandosi come pietra arenaria, passando dallo stato solido a quello liquido. Un fiume di terra che con una inaudita violenza ha divelto pareti, sommerso automobili, ucciso uomini. Che ha spezzato in due un’intera palazzina costruita a ridosso del corso delle acque.

«Stavo arrivando a Scaletta. Ero sulla mia macchina con mia madre e mia sorella – racconta Giuseppe che giovedì scorso era sulla strada di ritorno verso casa – di fronte ho visto un fiume di fango che scivolava verso il mare. Ho avuto paura e mi sono fermato, chiedendo aiuto agli abitanti di una casa vicina, dove ci siamo rifugiati. Lì l’acqua ha cominciato a crescere, allagava l’appartamento e siamo dovuti salire al piano superiore con una scala di fortuna. Abbiamo passato la notte con l’acqua alle ginocchia e a tratti andava crescendo. Ho pensato che non sarei sopravvissuto. Stamattina alle sei sono venuti a prenderci con l’elisoccorso».

Giuseppe è uno dei settecento sfollati di Giampilieri, Scaletta Zanclea, Briga Marina e Altolia, i villaggi che nella notte fra giovedì e ieri sono stati violentati da una coltre d’acqua che ha spazzato via paesi, strade, case, macchine, ha sommerso vite e negozi. E ha prodotto, ma il dato non è ufficiale alle 19 della sera, almeno 25 morti (solo a Scaletta sono stati recuperati 10 corpi), una trentina di dispersi e circa 70 feriti.

La pioggia ha cominciato a cadere intorno alle 19 di giovedì 1 ottobre, a Messina centro e in tutta la provincia. Ma è su quel tratto di 3,5 km di strada a metà fra mare e colline che si concentra un diluvio di 230 mm di acqua in tre ore, un tormento di tuoni e lampi fino a che il boato della montagna che crolla amare, si tramuta in terrore. Terrore per gli abitanti di quelle case che fino a tarda sera, ieri gli uomini della Protezione civile, i vigili del fuoco, i militari della Brigata Aosta tentavano di raggiungere. A piedi perché le frane, gli smottamenti, il mare di fango che ha superato in alcuni punti i due metri d’altezza ha impedito l’arrivo dei mezzi gommati. Le ambulanze del 118 sono state costrette a fermarsi lì dove i torrenti in piena e i detriti della montagna hanno prodotto vere e proprie trincee.

Barelle trasportate a mano come i feriti. Soccorsi già dalle due di notte dai gommoni della Capitaneria di Porto di Messina che attraccavano sulla costa di Giampilieri.

«Le operazioni di soccorso sono difficilissime – ha detto Guido Bertolaso, capo della protezione civile che alla prefettura di Messina ha insediato una unità di crisi – i collegamenti via terra sono interrotti, alcune zone possono essere raggiunte solo a piedi. E nemmeno gli elicotteri riescono ad atterrare per la presenza non segnalata di cavi elettrici che rendono difficili le condizioni di sicurezza dei nostri operatori».

Fra le macerie di Giampilieri i cittadini si aggirano spaventati, ma anche volenterosi: aiutano a scavare con le mani, perché i cingolati della protezione civile non riescono ad arrivare lì dove almeno una decina di abitazioni è sepolta dal fango. «Il bilancio è destinato ad aggravarsi» ha ammesso Bertolaso nella conferenza stampa tenuta in prefettura. La Procura della Repubblica intanto ha aperto un’inchiesta, conoscitiva e senza indagati, sulla «tragiche conseguenze» del nubifragio della notte scorsa. Il reato ipotizzato è di disastro colposo. «L'apertura dell'inchiesta – ha detto il procuratore capo Guido Lo Forte – è un atto doveroso per verificare come si è creata questa situazione che ha avuto tragiche conseguenze.

Lavoreremo con scrupolo e competenza per risalire, se ci sono, a eventuali responsabilità e se ci sono state violazioni delle leggi». Eppure sul tavolo del procuratore un’ipotesi di lavoro c’è già da tempo. L’ingegnere capo del Genio civile di Messina, Gaetano Sciacca giusto una settimana fa, in coincidenza con i primi nubifragi del 16 e del 23 settembre scorsi, ha aggiornato il dossier sullo stato del dissesto idrogeologico del territorio messinese, con particolare riguardo proprio per le zone colpite ieri dalla tragedia. Il primo esposto alla Procura, Sciacca lo aveva consegnato all’inizio di quest’anno quando le piogge ininterrotte avevano colpito l’altro versante della provincia di Messina, quello tirrenico provocando danni enormi ai terreni agricoli, alle industrie e devastazioni al territorio.

Ma è il versante ionico quello più vessato dal maltempo e dalle vendette della terra: già nell’ottobre del 2007 proprio Giampilieri era stata invasa dal fango. Nel 1996 un altro evento eccezionale aveva devastato quella zona, appena una settimana fa tre nubifragi si sono abbattuti su tutto il versante da Messina fino a Letojanni, proprio sotto Taormina, provocando danni ancora non calcolati. Ma è il 27 settembre del 1998 che Messina vive la sua pagina più nera: i torrenti in piena dell’Annunziata, di Curcuraci e di Pace provocano la morte di una intera famiglia e la scomparsa in mare di un cittadino cingalese. Secondo la stazione di rilevamento Sias di Fiumedinisi, sono state registrate precipitazioni eccezionali fra i 76mme i 230 di ieri. «Se consideriamo le precipitazioni dal giorno due settembre al primo ottobre – riferiscono gli esperti del Servizio informativo agrometeorologico siciliano – si può parlare di dato climaticamente eccezionale». Ma statisticamente ripetuto, interviene il meteorologo Samuele Mussillo: «È sempre fra la fine di settembre e l’inizio di ottobre che su Messina cade una quantità considerevole di acqua che aggredisce un territorio già debole e devastato». Ma le cause della tragedia si individuano nelle ripetute denunce dei tecnici (un solo geologo era in servizio al comune di Messina fino a qualche tempo fa) e degli ambientalisti che da tempo puntano il dito contro una cementificazione selvaggia del territorio. Operata a suon di deroghe sul piano regolatore generale e lottizzazioni che non rispettano i limiti di costruzione dalle coste o dai torrenti. Ora che la tragedia è consumata, ilsindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca ha accolto l’ultimo appello del Wwf a mettere fine allo scempio urbanistico previsto nel piano regolatore generale del territorio, promettendo una revisione dei documenti urbanistici. Intanto la sera scende sul disastro di Messina; la conta dei morti è ancora in corso. E piove ancora.