Un paese in bilico tra alluvioni e frane

di Leo Lancari - il Manifesto

Un paese in bilico. Quando non è per l’alluvione, è per le frane, per non parlare dei casi in cui il pericolo si deve a tutte e due assieme. La tragedia di Messina, con i suoi morti e gli appelli inascoltati sui pericoli derivanti da un territorio devastato avrebbe potuto accadere, pressoché uguale, in qualsiasi altra zona d’Italia, al nord come al sud. Il 70% dei comuni italiani, infatti, è a rischio
idrogeologico, per una volta drammaticamente uniti senza alcuna distinzione geografica. La denuncia sul dissesto in cui versa la gran parte del territorio, è contenuta nel rapporto «Ecosistema rischio 2008» messo a punto da Legambiente insieme al Dipartimento della protezione civile. Pagine e pagine di denunce che rischiano, ancora una vota, di restare inascoltate e dalle quali si scopre che degli 8.101 comuni esistenti nel nostro paese, ben 5.581 sono a rischio idrogeologico, di cui 1.700 a rischio frana, 1.285 a rischio alluvione e 2.596 a rischio sia di frana che di alluvione. Ma non solo. Esistono intere regioni che non possono vantare neanche un comune in sicurezza. E’ il caso della
Calabria, dell’Umbria e della Valle D’Aosta, considerate dal dossier come le tre regioni in assoluto più a rischio di tutta la penisola con il 100 per cento dei comuni classificati ad alto rischio. Seguono le Marche, con il 99% dei comuni a rischio, e la Toscana, con il 98%.
Colpisce, infine, la posizione di due comuni del messinese colpiti dall’alluvione, Ucria e Ali, che, «pur avendo interi quartieri e aree industriali in zone a rischio - è scritto nel rapporto - non hanno messo in campo praticamente nessuna azione di mitigazione del rischio idrogeologico».
Basta scorrere le cronache per capire che non si tratta di allarme esagerato. Negli ultimi 50 anni si sono verificate in Italia qualcosa come 470 mila frane, che hanno provocato in tutto 2.552 vittime. Per chi ama le statistiche, fa quattro morti al mese. Inoltre stando a uno studio messo a punto dall’ex Agenzia per la protezione dell’ambiente (Apat) che prende in esame l’indice di franosità, ovvero il rapporto tra l’area in frana e il territorio totale, le province maggiormente colpite dalla frane sono quelle di Sondrio, Lecco, Chieti, Pesaro, Urbino e Ancona.
Di fronte a quanto accaduto a Messina, adesso Legambiente e l'Ordine dei
geologi siciliani chiedono alle istituzioni della regione «un atto di  responsabilità» allestendo un progetto «manutenzione straordinaria» del
territorio al posto del «piano casa». «Le violenze subite dal nostro territorio negli ultimi decenni, fatte di incendi boschivi, abusi edilizi e piani regolatori dissennati che hanno consentito di edificare in aree a rischio, hanno creato - hanno detto il presidente di Legambiente Sicilia Mimmo Fontana e il presidente dell’Ordine dei geologi della regione, Gianvito Graziano - le condizioni perché si
compisse il disastro».
«Proprio in questi giorni - hanno proseguito Fontana e Graziano - l'Assemblea regionale sta esaminando il testo del Piano casa siciliano proposto dal governo. Chiediamo un atto di responsabilità e di rispetto per le vittime: la Sicilia rinunci ad approvare una norma che prevede un considerevole aumento delle cubature edilizie e di consumo di suolo in una realtà già pesantemente pregiudicata, in cui l'80 per cento dei comuni è a rischio di dissesto idrogeologico».