Mille demolizioni ordinate. Eseguite: zero

di Marco Imarisio  (Corriere della Sera)

MESSINA - L’ultima casa sulla destra sembra la torta della nonna. Ogni strato ha un colore diverso. Il pianterreno è grigio, porta i segni del tempo, una costruzione che risale all’immediato dopoguerra. So­pra, un altro piano di colore bianco, appe­na riverniciato, balconi con ringhiera in fer­ro battuto, edilizia anni Settanta. E poi c’è l’ultima fetta, l’intonaco è granata tenue, co­lore alla moda. Questo ennesimo rialzo è stato finito solo due anni fa. E ora, ognuna di queste finestre si affaccia su una voragi­ne di terra e fango dove i Vigili del fuoco che scavano alla ricerca dei corpi sembrano soldatini in miniatura. Via Puntale aiuta a capire molte cose. Era l’ultima strada di Giampilieri superiore, at­taccata a quello che ora è diventato il princi­pale fronte della frana. «C’erano solo vec­chie case medioevali», è il mantra ripetuto in questi giorni, a cominciare dalle autorità cittadine di Messina. Il lato più a valle della via è fatto di vecchi ruderi, che denunciano una certa età. Ma la linea di costruzioni a monte, quella che delimita i confini della frazione, suggerisce una notevole volontà di innovazione edilizia. E’ rimasta in piedi una impalcatura per lavori che erano già co­minciati per sopraelevare una palazzina ter­minata pochi anni fa, c’è un secondo piano nuovo di zecca che deve ancora essere into­nacato. Ognuna delle abitazioni rimaste in piedi è il risultato di una serie di «superfeta­zioni » termine tecnico che indica quando a un fabbricato viene aggiunto un altro pia­no, e poi un altro ancora. Sul lato sinistro ce ne dovevano essere altri due, una abita­zione privata e un magazzino adibito a gara­ge con serranda, quindi non propriamente medioevale. Ma sono stati spazzati via dal­la slavina di fango. Pochi mesi fa, al termi­ne di una lunga procedura, erano stati di­chiarati abusivi e sigillati in attesa di demo­lizione. Qualcuno che fa il suo dovere lo si trova sempre. Dal 2007 ad oggi, la Polizia munici­pale di Messina ha chiesto la demolizione di 1.191 manufatti. La stragrande maggio­ranza dei casi riguarda palesi violazioni alle leggi urbanistiche, il rimanente 19 per cen­to è dovuto ad altre irregolarità che hanno comunque portato ai sigilli. Bene, anzi ma­le: 460 richieste di abbattimento riguarda­no la periferia sud, ovvero i villaggi devasta­ti dal maltempo, e 200 di questi immobili abusivi sono situati in quel di Giampilieri superiore. Ma il più importante di questa sfilza di numeri è lo zero. Nessuna di que­ste 1.191 demolizioni ha avuto luogo. E di­re che la legge regionale numero 37 del­l’agosto 1985, forse per farsi perdonare il fatto di essere una specie di super condono edilizio del pregresso, stabiliva regole dra­coniane, almeno sulla carta. Bastava segui­re quelle. Tempi rapidissimi per la notifica all’interessato, il lancio del bando di gara per la demolizione, l’abbattimento del ma­nufatto irregolare. Eppure: zero su 1.191. Una percentuale da record all’incontrario. Quelle delle azien­de che rispondono ai bandi è di poco supe­riore. La Polizia municipale rileva come le uniche gare che non vadano deserte riguar­dano le cosidette «aree di risanamento», dove qualche baracca senza padrone deve lasciar spazio alle case popolari del Comu­ne. Ma se l’immobile è di un privato con nome e cognome, scatta il codice non scrit­to tra i costruttori: queste cose non si fan­no. Anche perché, chissà, c’è qualcuno che potrebbe risentirsi. Se la demolizione non è possibile, per qualunque ragione, il Co­mune, tramite l’assessorato al Territorio e all’Ambiente, può comunque «prendersi» l’immobile mettendolo sotto la sua tutela. Non risulta che provvedimenti di questo ge­nere siano mai stati adottati. A Giampilieri la frana ha scavalcato la collina, usando le abitazioni più recenti co­me un trampolino per abbattersi sul vec­chio villaggio. Davvero difficile sostenere che l’abusivismo e l’ingordigia edilizia sia­no estranei a questa tragedia. Basta guarda­re. E’ quello che di mattina presto fa l’inge­gnere Sergio Basti, il direttore centrale per le emergenze dei Vigili del fuoco. Arriva in via Puntale per assistere i suoi uomini che scavano in condizioni davvero pericolose, con spuntoni di pareti che penzolano sopra le loro teste. «Due cose sono mancate: il po­tere moderatore della natura e la via di fuga costituita dagli alvei delle fiumare, ostruiti da troppe costruzioni. Non c’era nulla che potesse davvero fermare la frana». Dal fondo del cratere arriva un urlo. Il pianterreno di una abitazione a due piani si è afflosciato su se stesso. Il soppalco resta miracolosamente attaccato a un muro por­tante, grottesca appendice senza più un cor­po. Quando si dirada la polvere, un pompie­re risale la strada per mostrare qualcosa ai suoi colleghi. E’ una comune targa bianca con scritte nere: «Lavori di ammoderna­mento e ampliamento in corso».