L’assurda situazione oggi dei Testimoni di giustizia e dei Siciliani perbene in un commento di Don Ciotti

rita-atria-image“Che le persone perbene se ne debbano andare dalla propria terra, mentre i mafiosi e i criminali possono restare è un inaccettabile paradosso”. Così don Luigi Ciotti, presidente di Libera, commenta la situazione in cui si trova in questi giorni Piera Aiello, che con la cognata Rita Atria, suicidatasi dopo l’attentato a Paolo Borsellino, decise di spezzare l’omertà di famiglia e di diventare testimone di giustizia. Costretta a lasciare la Sicilia, Piera Aiello ha deciso, a diciotto anni di distanza, di tornare a Partanna, dopo aver constatato il suo status di “ex testimone”. D’ora in avanti a occuparsi di lei sarà la prefettura del luogo in cui si trova.
“Il nostro sogno – dice don Ciotti – è che questo paradosso un giorno cessi di esistere. Che decidere di stare dalla parte della giustizia non significhi mettere a repentaglio la vita o vedere ridotta la propria libertà. Nel frattempo però è necessario intervenire”.


“Al pari delle altre normative – nota don Ciotti – anche quella sui testimoni di giustizia richiede un aggiornamento. Va tenuto presente innanzitutto l’aspetto umano. Vicende come quella di Piera Aiello e di altri testimoni sono certo di complessa e delicata gestione perché toccano nel profondo i bisogni, gli affetti, i diritti e le speranze delle persone. E’ necessaria una maggiore attenzione alla dimensione esistenziale, una diversa filosofia nell’approccio al testimone, un concreto e documentato progetto di reinserimento socio-lavorativo”.

“In secondo luogo – aggiunge il presidente di Libera – sono necessarie modifiche tecniche: la durata della1170069946218_ciotti protezione non può essere stabilita a priori ma valutata di volta in volta a seconda del grado oggettivo di pericolo, così come la valutazione dei beni di chi è costretto a lasciare la propria terra deve essere fatta tenendo conto del costo della vita altrove.

Infine, riteniamo che la delicatezza e l’importanza di questi percorsi, la ricaduta che hanno sulla collettività e la giustizia, andrebbero tutelati da un apposito organo competente che funga da garante dei diritti dei testimoni di giustizia e dei loro famigliari. Si tratta di cambiamenti da mettere in atto in fretta, perché in gioco non c’è solo l’interesse dei testimoni ma quello delle istituzioni. Dobbiamo incoraggiare le testimonianze, fare in modo che chi si trova di fronte al dilemma morale della denuncia superi i suoi legittimi scrupoli in virtù di garanzie certe di sicurezza e serenità affettiva ed economica”.

“Se in passato ci possono essere state forzature e comportamenti non conformi – conclude don Ciotti – non riguardano certo Piera, che in tutti questi anni ha tenuto un comportamento esemplare, offrendo con lealtà, disinteresse e profonda convinzione il suo servizio allo Stato. La sua non è una polemica. E’ un grido vero di un cittadino che ha messo in gioco la sua libertà anche per quella degli altri, che ha scelto di non scindere le ragioni dell’io da quelle del noi. Un grido che dobbiamo sentire profondamente nostro. Per questo mi auguro che gli organi istituzionali competenti, ai quali rinnoviamo tutta la nostra collaborazione, s’impegnino al più presto per realizzare quelle modifiche. E Piera Aiello – tornata nella sua casa di Partanna, a trecento metri dal luogo in cui è sepolta la cognata Rita Atria – ritrovi quella serenità e quella piena fiducia nelle istituzioni che l’ha spinta diciotto anni fa alla sua difficile scelta”.

(Fonte: Paolo Borrello - Facebook)