La Sicilia non ha bisogno del Ponte sullo Stretto

di RITA BORSELLINO da il Politico.it

by acquario (http://i15.photobucket.com)

La Sicilia piange i suoi morti. Quante volte abbiamo letto questa frase sui giornali. Generalmente riferita ai morti di mafia, alle stragi, alle vittime innocenti di fatti di sangue che tante, troppe volte, hanno riempito le colonne dei quotidiani. La storia si ripete ma il copione non cambia. Rimane la disgrazia, cui la Sicilia è fin troppo abituata, ma che non può essere un luogo comune, un fardello dietro cui nascondersi come un cane che si lecca le ferite. Stavolta la disgrazia è quella che ha travolto con un’ondata di fango i paesi della provincia di Messina e ha portato con sé case, uomini e donne, famiglie, ma anche speranze, frustrazioni, attese e rassegnazione. Una disgrazia annunciata. Figlia dell’abusivismo edilizio, della mancanza di controllo da parte delle amministrazioni deputate a farlo, di comuni che piuttosto che adeguare al rischio i piani regolatori e delocalizzare abitazioni e infrastrutture hanno avuto la mano leggera sulle concessioni edilizie per costruire laddove non si potrebbe e dovrebbe costruire. Un sistema perverso dietro il quale si nascondono interessi forti: il voto di scambio e poi la sanatoria alle costruzioni che non dovevano essere lì e che la natura con la sua forza ha spazzato via insieme a chi pensava di essere al sicuro.

La tragedia che ha colpito la provincia di Messina ha delle responsabilità ben precise. Responsabilità che meritano chiarezza. Perché tutti sapevano della situazione di questo territorio, i cittadini come le istituzioni e la Protezione civile. E nonostante le prime avvisaglie, il primo campanello di allarme risalente a due anni fa, tutto è rimasto fermo e il tempo è trascorso senza che nessuno muovesse un dito. Mi chiedo in che modo sono stati utilizzati i 200 milioni di euro, tra fondi statali ed europei, che negli ultimi dieci anni la Regione ha speso per fronteggiare il dissesto idrogeologico del territorio messinese.

Non basta più compiangersi e compiangere le vittime, dobbiamo aggiungere il dovere morale di fare della lotta all’abusivismo una priorità. E’ necessario che la politica faccia un passo indietro, abbandoni le beghe che stanno paralizzando la regione ai vari livelli amministrativi e affronti fin da subito l’emergenza. Con quel coraggio e quel senso di responsabilità che finora sono mancati.

Quanto accaduto a Messina e le emergenze che si registrano in altre aree dell’Isola dopo l’ondata di maltempo, poi, dimostrano che la Sicilia non ha bisogno del Ponte sullo Stretto. Serve, invece, concentrare le risorse in interventi capillari per rimettere in sesto un territorio gravemente dissestato sotto il profilo idrogeologico. In questa fase è importante attivarsi per aiutare con urgenza le famiglie colpite dalla tragedia, ma serve anche il giusto senso di responsabilità per abbandonare progetti inutili e faraonici, come giustamente suggerito dal presidente Giorgio Napolitano. Bisogna intervenire immediatamente per salvaguardare il territorio con interventi cantierabili piuttosto, che sperperare denaro sull’inutile investimento del Ponte di Messina, come sta accadendo con le risorse dei Fas.