“Non tutto si può prevedere da Roma”

"Il sindaco è il capo della protezione civile nel suo territorio e condivide in pieno e fino in fondo le responsabilità che vengono ripartite dal centro e arrivano fino al livello più basso della catena di comando e controllo". Il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, in un'informativa alla Camera sul disastro di Messina è tornato sulla polemica di ieri innescata dalle dichiarazioni del sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, che aveva definito "inattendibili" i bollettini meteo della Protezione civile.

autoBertolaso ha riferito che prima del disastro avvenuto nella notte tra l'1 ed il 2 ottobre, da parte del Dipartimento della Protezione civile erano stati emessi alcuni bollettini di avviso di avverse condizioni meteo che riguardavano la Sicilia. Un bollettino emanato nel pomeriggio dl 30, ha spiegato, "prevedeva all'inizio una situazione di criticità ordinaria per rischio localizzato per il giorno successivo richiamando l'esigenza da parte di tutte le autorità locali ad uno stato di attenzione e vigilanza. Cosa recepita dalla Regione Sicilia con una sua direttiva indirizzata ai sindaci che invitava ad uno stato di preallerta". In quel momento, ha osservato il capo della Protezione civile, "nessun modello di previsioni mostrava segnali di precipitazioni significative nell'area del Messinese. Infatti, la quantità di pioggia prevista risultava minore di 50 mm in 12 ore. Solo l'esperienza dei nostri previsori ha suggerito l'emanazione di un avviso meteo sull'area in questione". All'inizio, ha proseguito Bertolaso, "l'avviso era associato ad un bollettino di criticità ordinaria, ma questa criticità non deve essere interpretata nel significato comune di ordinarietà della situazione, ma nel senso che può essere gestita dalle strutture di protezione civile in modo ordinario. Non è possibile valutare con certezza la dinamica temporalesca, quindi si raccomanda vigilanza e presidio territoriale. È una terminologia tecnica sancita da procedure statali e regionali che deve essere conosciuta da chi ha responsabilità di protezione civile, dal capo del Dipartimento fino al sindaco del più piccolo paese". "Non tutto - ha detto ancora - si può prevedere da Roma, non si può prevedere se i temporali saranno più intensi 10 km più a nord o a sud di una certa località, per questo la procedura contempla la trasmissione delle informazioni alle Regioni e da queste ai sindaci interessati, nel presupposto che le autorità locali sono le uniche a conoscere gli effetti che un temporale può avere nel suo territorio".