«Non veniamo da Monte Ombrello!»

di Alessandro Savorelli

Nel dialetto dei miei antenati c’è un’espressione, tipica del
disprezzo dei cittadini per i campagnoli (come vuole una lunga tradizione italiana), che suona più o meno così: Quello viene da Monte Ombrello!» («Al vin da Mount Umbrèla!»). Monte Ombrello non esiste, credo, è un luogo dell’immaginario, che significa «un luogo lontano, isolato, primitivo, abitato da gente sprovveduta, sempliciotta e un po’
ignorante». Ebbene nemmeno a uso di questi ipotetici abitanti di Monte
Ombrello, è mai venuto in mente ai modenesi di segnalare sui cartelli
stradali «MÒDNA» anziché «MODENA», perché quegli ipotetici
sempliciotti, saranno tali, ma non deficienti.

La regione Friuli fa stampare (ha speso 30 milioni di euro, alla
faccia dello spreco di Roma ladrona!) una cartellonistica “bilingue”
(perché il friulano, fra le altre sciocchezze della seconda repubblica
è stato eretto a lingua), dove si apprende che una certa corsia dell’autostrada porta a «VISNEJE», cioè a Venezia. E’ offensivo verso i montanari della Carnia (l’analogo di Monte Ombrello), supporre che non
sappiano leggere «VENEZIA» e che occorra dunque tradurglielo.

Lingue, dialetti, gesti, segni etc. (dunque tutti i linguaggi)
servono per comunicare non per escludere, e lo fanno in contesti e ambiti diversi e idonei. Non dico a mia moglie: «Versa una confezione
di prodotto dell’industria molitoria all’interno dell’apposito
recipiente in acciaio, onde nutrirci», le dico «butta la pasta che ho
fame». Viceversa un consigliere regionale livornese al Consiglio non chiede «più vaìni» (soldi) per le istallazioni portuali della sua
città, né un consigliere senese, «la tutela della salute dei cittini
(bambini) delle elementari». Non lo fa, perché: a) fa ridere; b)
costringe gli altri a tradurre una cosa che tutti sanno.

La proposta della Lega di tradurre in milanese gli interventi al Consiglio comunale (lingua che a Milano quasi nessuna capisce, con
conseguente spreco di carta, a carico dai popoli padani) va in questa
direzione: escludere, ghettizzare, usare i linguaggi come randelli
ideologici e non come strumenti di comunicazione. La logica, la
linguistica e il buon senso vorrebbero il contrario, che si traducesse
(nel 2009) dal milanese semmai (se qualche pirla di consigliere ritiene
di esprimersi così in Consiglio comunale) all’italiano.

La Lega e le sue proposte, una al giorno e una più stupida
dell’altra, sono il mondo alla rovescia. Il crescendo del tasso di
idiozia che le sostiene, fa sperare che prima o poi gli italiani o
padani che siano si stufino, e che da arma di propaganda ideologica, diventi un boomerang. Si stancarono, all’epoca, dei gerarchi nel
cerchio di fuoco, dei balilla, dell’eià eia alalà e del Voi: forse lo
faranno anche con queste riedizioni dello stupidario quotidiano
leghista. L’On. Casini ha tutta la mia stima per aver lanciato l’idea di una “maggioranza senza la Lega”. Sì, per amor proprio nazionale, per
non farci rider dietro da tutto il mondo, mandiamoli a casa, loro e il
loro minculpop da quattro lire.

A proposito, perché non rinverdire anche il calcio? L’Inter ritorni Ambrosiana, il Milan, Milano (o Milàn) e l’Atalanta, Bergamasca: e
basta anche con angolo-corner, rigore-penalty e così via, il
vocabolario delle cronache calcistiche si adegui alle lingue padane!
Vuoi vedere che un rappresentante della specie idiota foederalis che
faccia questa proposta prima o poi lo si trova?