New Giampilieri?

di Giuseppe Restifo

Proviamo a ragionare – dubitativamente e ipoteticamente – sulla probabilità che si possano “linkare” l’annuncio delle “casette” per gli sfollati fatto dal premier nella sua visita in città e il lancio, avvenuto il lunedì precedente all’alluvione, della Stu Tirone.

La dichiarazione fatta dal presidente del Consiglio in Prefettura della creazione di una “new town”, di un quartiere intero da fare ex novo, dopo aver abbandonato il sito storico di Giampilieri, aveva creato una serie di interrogativi: dove reperire l’area per costruire case in quattr’e quattr’otto per gli 889 sfollati?

Il Tirone si presterebbe bene, in una certa e non condivisibile ottica: c’è già pronta una società per la cosiddetta “trasformazione urbana”. Con le demolizioni si era già iniziato: basti guardare un’area di vico degli Angeli, adesso abbandonata dopo la demolizione, ma ancora circondata dalla recinzione in lamierino degradato. Il quartiere – si dice – è fatiscente e quindi va risanato: tradotto vuol dire demolire tutto e metterci costruzioni nuove. Il progetto sarebbe pure pronto: un grattacielo di quindici piani, una zona pedonale, tre complessi edilizi, una scuola, un parcheggio da mille posti auto, un centro commerciale. A quest’ultimo ha fatto esplicito riferimento – per chi ha seguito bene la cosiddetta conferenza stampa in prefettura – il premier.

Ci saremmo anche con i soggetti protagonisti dell’impresa: le realtà private “Studio FC & RR associati”, “Demoter srl”, “Garboli-Conics Spa”, “Ingegner Arcovito di Paolo Costruzioni”, “Ciaquattropareti”, “Trio” e “Ingegneria e Finanza srl” per il 70 per cento, il Comune con il restante 30 per cento e con la “dote” di 6 milioni e mezzo di euro.

Da Tirone quindi a New Giampilieri: l’operazione farebbe contenti tanti, ma ovviamente si tratta solo di una ipotesi, costruita sulle “fantasie” di chi non crede troppo alle autorevoli lacrime da funerale.

Tre obiezioni alla ipotetica supposizione: il quartiere Tirone è un brano della città sopravvissuto ai terremoti del 1783 e del 1908, conserva il suo tessuto urbano e alcune case storiche; necessita di un delicato intervento di restauro e ripristino, con solo qualche lieve modificazioni alla vita che vi si svolge, e soprattutto con una grande attenzione al dissesto geologico della collina già più volte segnalato. Seconda obiezione: nel 1992, nelle aree del risanamento (legge regionale 10/1990) si individuava l’ambito “E” (architetti e ingegneri Di Leo, Bosurgi, Falzea, Irrera, La Spina, Liga, Natoli e Zanghì) fra via Taormina e Gazzi Fucile. La planimetria del tempo e le immagini satellitari attuali indicano l’esistenza di aree su cui è possibile attuare interventi edilizi di risanamento, completamento e trasformazione (ad es. fra le vie Marco Polo, via del Carmine, via Ennio Quinto, via Pacinotti e la ferrovia).

Terza obiezione: è del tutto fuori dalla portata della tecnologia e dell’investimento necessario la possibilità di lasciare Giampilieri dov’è, con i suoi abitanti che ci vogliono tornare, magari mettendo ambedue in sicurezza?