11 Ottobre 2009

Manutenzione dell’esistenza

di Fulvia Bandoli

Chi come me si occupa da oltre venti anni di ambiente sa bene quanto sia stata finora non condivisa nei fatti la proposta di  far diventare la "manutenzione del territorio" la principale "grande" opera pubblica della quale ha bisogno il nostro paese. Ho riletto in queste ore tristi le cose che scrivevo quindici anni fa e potrei ricopiarle oggi, ma la rabbia più grande è quella di non essere riuscite/i, noi che ci crediamo da sempre, a convincere le forze politiche nelle quali lavoravamo e i nostri amministratori locali a governare il territorio in modo ambientalmente sostenibile. Dopo ogni tragedia (e sono state innumerevoli con un costo di vite umane - a proposito di sicurezza- più alto di qualsiasi altra causa) tutti si appropriano per 48 ore della parole e delle proposte degli ambientalisti, i giornali si riempiono di articoli che ci informano di quanto sia pericoloso  occupare con manufatti le aree di esondazione,costruire abusivamente, ricoprire con cemento sempre più aree agricole, tombinare i torrenti, non fare le reti scolanti, non manutenere le fognature. Così come dopo ogni terremoto tutti scoprono che abbiamo 5000 scuole e 500 ospedali in area sismica ma senza certificato di agibilità statica e dunque rischiosi per gli 11 milioni di persone che ogni giorno entrano in queste strutture..per non dire del patrimonio edilizio abitativo (case) che andrebbe messo in sicurezza. Passate quelle 48 ore tutto torna uguale a prima, spariscono gli allarmi e le proposte e si torna a rapinare il territorio. La classe politica italiana tutta, gli economisti più più o meno quotati, le banche, il sistema delle imprese ma anche il sistema dell'informazione non hanno saputo e voluto fare del nostro paese un paese più sicuro. Sono sessant'anni (dalle prime grandi alluvioni) che sappiamo quali opere di manutenzione andrebbero fatte e quali abusi non si dovrebbero compiere. Dopo il terremoto dell'Abruzzo ho proposto di rinunciare al Ponte sullo Stretto e di destinare quei fondi, già approvati dal Cipe, alla messa in sicurezza di scuole e ospedali e alla manutenzione  idrogeologica del  territorio, lo ripropongo anche oggi, al Governo che annuncia che non c'è una lira per il prossimo anno e a tutte le opposizioni che non devono alzare la polemica e poi lasciarla cadere nel nulla. Ma non credo che il punto siano solo le risorse,sbaglieremmo a pensarlo, perché ad esempio una regione come la Sicilia (a statuto speciale) ha avuto negli ultimi trenta anni una mole enorme di risorse rispetto ad altre e non li ha spesi per mettere in sicurezza il territorio e la vita dei suoi abitanti.  C'è una inadeguatezza dei governanti (e purtroppo spesso coinvolge la destra come la sinistra), una ignoranza inaccettabile rispetto ai temi ambientali, e una "moda" diffusa che cataloga coloro che si occupano di ecologia come catastrofisti e nemici dello sviluppo. Che i cambiamenti climatici siano cosa che ci riguarda, che diminuire le emissioni di CO2 sia indispensabile paiono idee fastidiose.E nessuno di coloro che attaccano gli ecologisti pensa che vi sia,come invece dicono gli scienziati di tutto il mondo,un collegamento stretto tra la mano dell'uomo e ciò che l'ecosistema ci rimanda in termini di reazione ad un uso dissennato di risorse limitate. Adesso si faranno trasmissioni sulla rapidità o meno dei soccorsi, si alzerà la polemica, per nascondere tutte le crepe vere del nostro territorio, senza dire che quando interviene la protezione civile è già tardi e già tante vite sono state stroncate. E che quel che può fare questo servizio civile è solo raccogliere più o meno bene i cocci e mettere toppe.
L'opera pubblica della quale parlo ( la manutenzione e la messa in sicurezza del territorio)  avrebbe una durata almeno decennale (meno comunque di quanto servirebbe a costruire il Ponte o altre centrali nucleari), coinvolgerebbe tante piccole e medie imprese edilizie che dovrebbero riconvertirsi alla manutenzione. La fragilità territoriale dell'Italia è un dato strutturale, intervenire dopo costa il doppio che prevenire. Ma non nutro molte speranze a meno che non si cambi radicalmente il modo con il quale si pensano in Italia lo sviluppo e soprattutto il lavoro. L'Italia a brandelli, allagata, rotta e crepata è lo specchio del fallimento di una intera classe politica e questa classe politica è stata quasi esclusivamente maschile. Consiglio a tutte e tutti coloro che vorranno farlo di andare sul sito della Libreria delle Donne di Milano (luogo storico del femminismo italiano) e di dedicare una mezz'ora a leggere un testo appena uscito che si chiama "Immagina che il lavoro".
Si tratta di un testo forte e che contiene una buona analisi e qualche ottima intuizione. In sostanza quelle donne ci dicono che il lavoro futuro più che produrre altre merci sarà sempre di più  "arte della manutenzione di tutte le sfere dell'esistenza umana" E che siccome le donne già da decenni fanno due lavori "produttivo e riproduttivo insieme", sanno da sempre cosa significhi manutenere una casa,una comunità di persone giovani e vecchie, e forse, aggiungo io, saprebbero, loro si, fare della manutenzione del territorio una priorità di intervento. Ho parlato prima del fallimento di una classe politica intera che attraversa almeno tre generazioni ,ma tutte e tutti sappiamo che ai vertici della politica ci sono e ci sono stati quasi esclusivamente uomini, abbarbicati al loro posto,al loro potere, al loro ruolo. Una mia cara amica mi ha detto pochi giorni fa "non chiediamo agli uomini  di darci posti, chiediamo loro di farsi da parte". Una nuova classe politica dirigente, a tutti i livelli, non può che partire dalla libertà e dalle forti competenze che tante donne hanno acquisito in questi decenni. Se noi affideremo il futuro dell'Italia nelle sole mani degli uomini che finora l'hanno diretta il risultato non cambierà. Non è un discorso separatista, è una semplice constatazione della realtà.
Come sulla violenza sessuale gli uomini devono prendere consapevolezza del fatto che "non tutti i maschi sono stupratori ma tutti gli stupratori sono maschi" e che dunque è della loro sessualità che si tratta, così sulla direzione della vita politica, sull'organizzazione della rappresentanza e della democrazia tutto è stato fatto dagli uomini a loro misura. E quella misura solo maschile oltre a non poter misurare un mondo di donne e uomini liberi ha portato anche il nostro paese, la sua democrazia, il suo sviluppo alla paralisi.
Per occuparsi di manutenzione dell'esistenza in tutte le sue forme bisogna almeno averlo fatto qualche volta,  le donne lo fanno ogni giorno.