12 Ottobre 2009

Messina. I soldi c’erano

di Francesco Torre     ( Carta)

I soldi per mettere in sicurezza i comuni in provincia di Messina c'erano; erano stati predisposti dopo le alluvioni del 2007. Ecco l'ordinanza con le cifre stanziate, della cui gestione era responsabile la protezione civile siciliana, e con gli interventi previsti, da fare molto in fretta. Perché non sono stati usati, quei fondi? Dove sono finiti?

Ordinanza n. 3668 del 17 aprile 2008: «Disposizioni urgenti di protezione civile dirette a fronteggiare gli eventi calamitosi in ordine agli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2007 nei comuni della fascia jonica della provincia di Messina». Somme stanziate dalla Regione Siciliana: 3 + 4 milioni di euro. Responsabile dell’utilizzo del finanziamento: il commissario delegato per il superamento dell’emergenza, ovvero il dirigente generale del dipartimento della Protezione civile della Regione siciliana, Ing. Salvatore Cocina.
I soldi dunque c’erano. Pochi, d’accordo, e assolutamente insufficienti per la messa in sicurezza di tutto il territorio ferito dall’alluvione del 25 ottobre 2007 [il Genio civile aveva stimato necessari interventi per oltre 50 milioni di euro]. Ma le priorità d’intervento erano state individuate. Giampilieri Superiore e Scaletta Zanclea erano in cima alla lista. E se con quei soldi si fosse potuta salvare una frazione, un gruppo di case, una chiesa, o una sola vita umana e ciò non è stato fatto, qualcuno ne dovrà rispondere personalmente.

4ac«Il Presidente del Consiglio dei Ministri, visto il decreto del 21 dicembre 2007 con il quale è stato dichiarato, fino al 31 dicembre 2008, lo stato di emergenza in ordine agli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nei mesi di settembre, ottobre e novembre 2007 nei comuni della fascia jonica della provincia di Messina; […] Ritenuto, quindi, necessario ed indifferibile porre in essere i primi interventi urgenti per favorire il ritorno alle normali condizioni di vita delle popolazioni interessate; […] Dispone:
Art. 1. Il dirigente generale del dipartimento della protezione civile della Regione Siciliana è nominato commissario delegato per il superamento dell’emergenza derivante dagli eventi di cui in premessa. Considerata l’ampiezza degli interventi da porre in essere rispetto alle risorse finanziarie attualmente disponibili, il commissario delegato provvede […] alla predisposizione di un piano degli interventi per il superamento dell’emergenza, indicando analiticamente i soggetti destinatari delle provvidenze previste dalla presente ordinanza».
In questi giorni, sul fronte finanziamenti per la prevenzione del disastro, abbiamo sentito di tutto. E’ stato detto che il ministero dell’Ambiente aveva messo sul tavolo 106 milioni ma poi li aveva «dirottati» alle Isole Eolie. Il comune è stato accusato di avere avuto un accredito ministeriale di 11 milioni di euro e di averlo utilizzato in altro modo. E’ stato poi ricordato come il sottosegretario Guido Bertolaso già nel 2007 avesse promesso 240 milioni di euro dei fondi Ex Fintecna, poi dirottati dal governo Berlusconi per finanziare il taglio generalizzato dell’Ici sulla prima casa. Il balletto politico per togliersi di dosso qualsiasi responsabilità in merito ai 28 morti accertati, ai dispersi, agli sfollati, ai quartieri sventrati, ha coinvolto tutti gli enti pubblici con accuse spesso generiche e poco circostanziate. Ma qui abbiamo un’ordinanza, un documento in cui si nomina un commissario straordinario per l’emergenza, gli si danno pieni poteri, gli si consente di andare in deroga, per sveltire i tempi, alle maggiori prescrizioni burocratiche presenti nelle normative nazionali e regionali [art. 4], e di potersi anche avvalere di tecnici esterni, liberi professionisti, consulenti idraulici e geologi [art. 2] oltre che di altre 5 unità di personale a carico del Fondo della protezione civile [art.5]. E si mettono a disposizione immediata dei fondi.
«Art. 3. […] Il commissario delegato può utilizzare ulteriori eventuali risorse finanziarie disponibili sul bilancio regionale per interventi in emergenza e per opere pubbliche […], ulteriori risorse non impegnate ed economie, nel limite di 4 milioni di euro, a valere sui fondi Cipe – Apq – riqualificazione urbana […] nonché di quota parte delle risorse che si renderanno disponibili a seguito del riparto definito sulla base del decreto del ministro delle infrastrutture di concerto con il mMinistro dell’economia e delle finanze, in attuazione dell’art. 2, commi 92 e 93 del decreto legge 3 ottobre 2006, n. 262, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 novembre 2006, n. 286 [fondi Ex Fintecna, nda]».
Dove sono andati a finire questi soldi? Perché non a Giampilieri e a Scaletta? «Intanto, dei 3 milioni che erano previsti me ne sono arrivati solo 2,5», replica l’ingegner Salvatore Cocina, dirigente del dipartimento regionale della Protezione civile e commissario delegato per il superamento dell’emergenza post-alluvione 2007, «gli altri 4 non li ho mai visti».
Se dovesse venire accertato, le responsabilità politiche di Raffaele Lombardo e di tutto il suo esecutivo sarebbero evidenti. Ma i soldi che c’erano? «Abbiamo effettuato un piano di priorità», risponde Cocina, «in base al quale sono stati previsti degli interventi su tutto il versante jonico colpito dagli eventi alluvionali del 2007. Per esempio, abbiamo fatto un lavoro di messa in sicurezza a Roccalumera, e poi altri due, tre interventi piccolini nella riviera. Tutti già finiti». E Giampilieri? Non era in cima alla lista? «Certo, infatti lì era previsto l’intervento più corposo, la realizzazione di una vasca di contenimento delle frane, un lavoro di 1 milione di euro». Come mai non è stato fatto? «C’è voluto più tempo per la progettazione, per ottenere i pareri, e perché lì si tratta di agire all’interno di proprietà private, con tutto quello che comporta. I soldi, poi, sono arrivati solo ad ottobre 2008. I lavori dovevano cominciare il mese scorso, poi però abbiamo avuto qualche ritardo nella consegna dell’appalto».
Qualche ritardo… Posto che l’ordinanza di cui sopra consentiva di andare in deroga ai regolamenti ordinari, per esempio obbligando gli enti preposti a dare parere sui progetti entro sette giorni [«qualora entro tale termine non siano resi, si intendono acquisiti con esito positivo», art. 2 comma 4] proprio per evitare «qualche ritardo», questa vasca di contenimento delle frane progettata e mai realizzata – benché il termine inderogabile [«indifferibile», dice l’ordinanza] fosse il 31 dicembre 2008 – , poteva essere d’aiuto alla comunità di Giampilieri? Poteva salvare delle vite umane? «Probabilmente no, quasi sicuramente no», risponde Cocina.
Adesso, però, su quel probabilmente, su quel quasi, su questa ordinanza e su ciò che prevede, su questi soldi spesi e non spesi, sui ritardi a monte o a coda degli interventi di messa in sicurezza, occorre che qualcuno alla Procura si interroghi, e dia delle risposte.