12 Ottobre 2009

Messina, il WWF chiede coerenza alle istituzioni

Il WWF propone una serie di interventi a costo zero per ridurre il rischio. L'appello pubblicato con il FAI

Tratta da: http://images.corriereobjects.it

Per il WWF riconoscere il lutto nazionale per le vittime dell’alluvione di Messina, o più in generale per le vittime dei disastri idrogeologici o sismici, rischia di rimanere un formalismo in assenza di azioni concrete e immediate da parte dello Stato e delle Regioni. Due sono gli obiettivi prioritari: impedire che si aggiungano ulteriori situazioni di rischio alle troppe già esistenti, predisporre interventi progressivi e mirati per diminuire gli ambiti di rischio già identificati e perimetrati dai Comuni, dalle Autorità di Bacino, dalle Regioni.

Esistono, infatti, aree a rischio già identificate e presenti in ben 5581 comuni italiani: occorre impedire in ogni modo che in tali aree, o in prossimità di queste, si possa continuare a costruire, anche attraverso i vari piani casa regionali. Allo stesso tempo occorre stabilire inderogabili vincoli di inedificabilità nelle fasce di pertinenza fluviale, compresi torrenti e fiumare tutte immediatamente colpite in caso di precipitazioni atmosferiche intense.
Per il WWF l’insieme di questo primo pacchetto di interventi è a costo zero ma presuppome una fortissima volontà politica che finalmente prenda le distanze dalla sciatteria istituzionale che per troppo tempo ha caratterizzato l’azione di Stato, Regioni ed Enti locali su questo tema. Il secondo ‘pacchetto’ di interventi, altrettanto concreti e immediati, riguarda gli abbattimenti degli abusi edilizi nelle aree a rischio (e non solo); questo ha certamente un costo ma le procedure di legge consentono di recuperarlo rivalendosi sui colpevoli dell’abuso e comunque consentendo l’acquisizione di terreni su cui gli abusi sono stati realizzati. In questo caso le istituzioni dovrebbero solo anticipare i soldi per gli abbattimenti, denaro da recuperare attraverso una semplice partita di giro economico.

Diverso invece è il tema delle eventuali delocalizzazioni degli immobili costruiti in aree a rischio ma ‘completi’ di autorizzazioni, una situazione a forte potenziale di pericolo per moltissime famiglie. In questo caso, prima di parlare di new-town, bene sarebbe vagliare altre soluzioni possibili. Il WWF ricorda che l’Italia è un paese dove 24 milioni di famiglie, molte delle quali costituite da single, posseggono 30 milioni di appartamenti, ovvero, i circa 60 milioni di cittadini italiani hanno a disposizione circa 120 milioni di stanze. Si stima che 3-4 milioni di appartamenti, comprese le seconde case, siano vuoti e inutilizzati. Un’analisi preventiva e puntuale per ciascun ambito territoriale sulle famiglie oggi esposte a rischi inaccettabili potrebbe diminuire l’esigenza di costruire nuove abitazioni e quindi, consentirebbe di consumare meno territorio e, ovviamente, liberare aree che rappresentano delle vere e proprie mine innescate, soprattutto alla luce della sempre maggiore frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi che i cambiamenti climatici hanno già innescato al livello globale.

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